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Egitto, volto vibrante della terra al confine

Racconti e Articoli di Viaggio

Una carrellata di ricordi, di foto e memorie estive in un viaggio vissuto attraverso i cinque sensi, di Yassmine Kredi Ibrahim

Egitto, volto vibrante della terra al confine

Egitto: basta sentirne il nome, perché nella mente dei più scatti la magia di una terra lontana e antica, la cui storia tiene a tutt’oggi in scacco la fantasia di studiosi e ricercatori.

Questo paese del Nord Africa possiede un importante curriculum storico scritto nell’arco dei millenni che si compone di piramidi, mummie, arti magiche e pratiche esoteriche, faraoni (per citare alcune delle tante meraviglie racchiuse in questa “perla d’oriente”).

È fra i paesi con una posizione geografica più particolare al mondo. La maggior parte del suo territorio è infatti in terra africana, precisamente a Nord-Est, ma una striscia, quella del Sinai, si trova in Asia. Un suo lato costiero si affaccia sul Mar Mediterraneo e l’altro sul Mar Rosso.

L’Egitto è da sempre un centro di forte concentrazione turistica; ma, oltre alle monumentali bellezze del passato e alle sbalorditive conoscenze in numerosi campi, quali ad esempio l’astronomia e la matematica, cosa sa veramente il mondo occidentale della vita quotidiana, degli usi e costumi di una popolazione odierna ben distante dalle epoche faraoniche?
Sono stata in questa terra che mi scorre nelle vene per portare stralci di memorie, e i miei compagni di viaggio sono stati mia sorella e mio padre.

Agosto, ormai è calata la notte. Atterriamo all’aeroporto de Il Cairo, dopo quattro ore e mezza di volo, e all’apertura delle porte un’ondata di calore secco smorza il freddo dell’aria condizionata che c’era all’interno.

Il paesaggio che si prospetta dinnanzi ai nostri occhi è quello di una tipica metropoli: colate di cemento danno forma a strade nelle quali milioni di macchine compiono caotiche piroette per andare da un lato all’altro della capitale. Fermiamo un taxi (o forse è il tassista che ferma noi per accaparrarsi la corsa!) e carichiamo le valigie nel portabagagli. Dal finestrino il profilo della città sembra delineato da una costellazione di luci artificiali e, man mano che ci addentriamo per le vie del centro, scopriamo con grande stupore una città in fermento.

Una vita notturna che si snoda tra le piazze e i viali, tra i bar e i centri commerciali; che malgrado l’ora tarda restano aperti. Famiglie con figli a seguito e gruppi di ragazzi colonizzano le vie e si percepisce che la città intera prende vita attraverso la giovialità delle persone.

Il taxi si ferma esattamente davanti alla casa d’infanzia di mio padre, nel quartiere di al-Sharabeia. Un po’ stanchi saliamo le scale e veniamo accolti da alcuni parenti. L’appartamento un po’ fatiscente si riempie di grida di gioia e gesti di delicata ospitalità, nonostante la barriera linguistica. Ci viene offerto del tè con foglie di menta e, mentre le donne di casa si siedono sul tappeto a preparare degli impasti per il giorno seguente, noi ci ritiriamo nelle nostre stanze per un meritato riposo.

La mattina dopo ci viene offerta un’abbondante colazione a base di fagioli neri, pane arabo, formaggio, l’immancabile tè (pensate che viene bevuto circa cinque volte al giorno e, come illustrerò tra poco, è parte integrante della cultura araba) e dei grissini al sesamo. La temperatura esterna è di 40°, tutto sommato resa sopportabile dall’assenza di umidità.

Girare per Il Cairo è quasi come essere travolti in un nuovo viaggio sensoriale. Nell’aria si propagano i più svariati profumi: le spezie del droghiere si mischiano alle fragranze floreali dei venditori ambulanti, il burro delle enormi brioches sul banco del panettiere si fonde con l’odore del pesce che sfrigola sulle piastre di una tavola calda. Le voci dei commercianti che contrattano il prezzo della merce con i clienti vengono soffocate dalle grida festanti di un gruppo di bambini che giocano; gli zoccoli di muli e cavalli scandiscono un altro modo di vivere il tempo, non meno frenetico, ma sicuramente privo di stress. Gli occhi vengono quasi investiti dai colori caldi degli abiti della gente locale, mitigati dai tenui colori dei palazzi.

Il mercato di Khan al-Khalili si trova nella parte vecchia del Cairo. È un perfetto affresco di come si svolgano le relazioni umane all’interno della società egiziana. Fila e fila di bancarelle con ogni sorta di merce in vendita; la peculiarità è che qua esiste ancora l’arte della contrattazione e, prima di raggiungere un accordo sul prezzo, potrebbe passare un po’ di tempo! Niente paura: è d’uso comune offrire nell’attesa una tazza di ottimo tè ristoratore (questo succede anche in situazioni completamente diverse, come quando in banca ci sono state offerte delle bibite dissetanti per ingannare le attese burocratiche).

Per quanto concerne il lato culinario del viaggio, ci si trova davanti a un pout pourri di sapori. L’alimentazione tipica è racchiusa in piatti a base di: riso, pasta, carne di pollo e montone, verdure, legumi e frutta (mango e datteri tra i più gettonati). I piatti che ne derivano sono un vero e proprio richiamo per il palato e i sapori sono pieni e leggeri al contempo. Inoltre molti sono prelibatezze facili da imparare e riproporre una volta di ritorno in Italia; ad esempio i falafel (prelibate polpettine vegetariane a base di ceci) o il koshara (un misto di vari tipi di pasta e legumi).

Ventiquattro ore su ventiquattro si ha quasi la sensazione di essere immersi in un gigantesco formicaio, il cui “cuore pulsante” non ha una collocazione spazio-temporale specifica, poiché la vita è come un’onda che si muove da parte a parte con la stessa intensità.

Donne, uomini, bambini e animali vivono in un’intricata e omogenea ragnatela che compone il tessuto sociale, che parte dal singolo nucleo famigliare, per ramificarsi in quella che si potrebbe definire “una vita collettiva e solidale”; che fa sentire questo bellissimo popolo come una gigantesca famiglia allargata, nella quale conta poco se sei cristiano copto piuttosto che musulmano. Si vive tutti sotto lo stesso cielo, e nella vita di ogni giorno non c’è tempo per le intolleranze di carattere religioso.
Ogni viaggio può rivelarsi una vita dentro la vita, ogni posto essere un microcosmo di affascinanti diversità, basta solo tuffarsi nell’avventura, con lo spirito di vivere ogni esperienza con la consapevolezza di stare arricchendo il proprio bagaglio di vita. (Pubblicato il 26 luglio 2012) - Letture Totali 247 volte - Torna indietro



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