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Bienvenidos esta es Copacabana

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Racconto di viaggio al Lago Titicaca, lato Bolivia, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

Bienvenidos esta es Copacabana

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Ci accorgiamo subito di essere in un altro mondo, rispetto al Perù, quando ci avviamo alla casa de cambio, una cassetta di legno capovolta con sopra mazzette di banconote tenute ferme da pietre. Il cambiavalute è seduto su uno sgabello appoggiato ad un albero ed ha l’aria spenta. Cambiamo il minimo necessario.

Al solito alle frontiere il tasso è sfavorevole. Nel frattempo passa una mezzora. Di micros non ne partivano più perché era oramai tardi, ma per nostra fortuna arriva un taxi. In giro non si vede un mezzo di locomozione che sia uno e non abbiamo alcuna possibilità di contrattare sulla cifra esorbitante sparata dall’autista. Per fortuna siamo in Bolivia, lontani dai parametri di pagamento di un qualunque taxi occidentale. La strada che porta a Copacabana è sterrata, ma in buona condizione e molto larga. Il tassista ci lascia all’hotel. Prenotiamo le camere, posiamo i bagagli e ci precipitiamo a godere il crepuscolo dalla spiaggia.



Assistere al tramonto sul lago Titicaca è indimenticabile. Sarà quell’atmosfera addormentata che regna nel paese, di cui si è immediatamente coinvolti, sarà quel cielo sempre terso e pulito, sarà… ma qui il tramonto non delude mai. Nell'oscurità, da riva saliamo verso il centro del paese, in cerca di qualche ristorantino lungo la strada principale. La via è la sola asfaltata, insieme alle due piazze, seppur in maniera alquanto sconquassata. L’illuminazione è tale solo sulla piazza dove si trova la cattedrale. In tutte le altre vie è notevolmente scarsa e si ha sempre l’impressione che stia per spegnersi da un momento all’altro, come se da qualche parte l'invisibile e inudibile generatore stesse finendo il carburante. Alcuni bambini giocano a calcio nel bel mezzo della strada, due anziani a carte, seduti sul marciapiede. I negozi sono chiusi. In giro c’è poca gente. Soltanto nei ristoranti sembra esserci un po’ di attività.

Dopo averne girati due o tre, quanto basta per rendersi conto di costi e pietanze, ci fermiamo in uno dove incontriamo altri turisti. Un’ora e mezza dopo, quando usciamo, il paese è deserto. Sembra notte fonda, invece, sono solo le 20:30. Da queste parti la vita è ancora scandita dall'alzarsi e abbassarsi del sole. All'albergo la seconda cattiva notizia: l'acqua calda era disponibile solo fino alle 19:00. Peccato. Tra l'altro i bagni sono belli, ampi e puliti e interamente costruiti in pietra. Le camere, invece, sono piuttosto disadorne. Alle 22:00 ci viene spenta la luce.

L’indomani di buon mattino, senza neppure un matè de coca per colazione, siamo sulla scalinata lastricata che porta ai 4007 metri del monte Calvario. L’aria è frizzante, la temperatura sarà di uno o due gradi sopra lo zero, ma la giornata, come sempre, si presagisce splendida. Quando giungiamo il sole è appena sorto. Lo spettacolo è ancora più impareggiabile del tramonto della sera precedente. IL Cerro Calvario domina il lago e l’intera baia di Copacabana, che divide in due. Da questo belvedere il Titicaca sembra davvero un mare non vedendosi all’orizzonte la sponda opposta. Con noi ci sono altri quattro turisti accompagnati da una guida, del tutto superflua per l’ascensione, ma utilissima per conoscere curiosità e informazioni.



Così scopriamo che in occasione del Venerdì Santo pellegrini provenienti da tutto il Sud America giungono fin lì a compiere penitenza lungo le quattordici stazioni, contraddistinte da una grossa croce, dislocate sulla salita del Cerro Calvario. Finalmente è spiegato il nome della montagna. In ogni stazione, i fedeli si fermano, pregano e depositano un sasso. Una volta in cima il rito vuole che brucino dell’incenso, accendino una candela e comprino dei beni materiali in miniatura, con la speranza che la Vergine conceda loro tali beni. La processione a lume di candela, assicura la guida, è coinvolgente. Chi si trovasse da queste parti a il Venerdì Santo è avvertito, sia della processione, sia del "tutto esaurito". continua "Bienvenidos esta es Copacabana" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 96 volte - Torna indietro



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