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Phi Phi Island, un paradiso perduto...

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Racconto dalle Phi Phi Island della Thailandia, di Ivan Sgualdini - Inviato il 13 gennaio 2004 da Ivan Sgualdini.

Phi Phi Island, un paradiso perduto...

Partiamo presto per il tour a Phi Phi Island, un'escursione giornaliera in traghetto costata la bellezza di 990 bath a testa (24 euro). Abbiamo scelto la più economica, col traghetto standard che impiegherà un’ora e mezza, in luogo di quello più veloce che impiega la metà e costa praticamente il doppio. Il solito song-taw rosso che ci porterà alla nave è stavolta pieno di turisti di altri resort che hanno scelto la nostra stessa escursione. I sedili bassi e duri del song-taw, uno strano jeppone aperto dietro, amplificano a dismisura le buche della strada e la scomodità del mezzo, ma la sensazione globale è davvero eccitante e caratteristica. E' viaggiando su un song-taw che si capisce la Thailandia!

L'auto fa diverse fermate in altrettanti resort finché non è stracolmo, e prosegue sulla strada principale che porta a Nopharat Thara. Scendiamo e preleviamo i bagagli, depositati sul tetto. I più hanno un semplice zaino, ma qualcuno ha anche valigie poiché ha evidentemente scelto di restare a Phi Phi qualche giorno. Veniamo condotti verso le longtail - tipiche imbarcazioni locali, con la lunga coda e il tettuccio - ormeggiate in un piccolo canale che entra dentro la spiaggia. Ci dividono in gruppi e saliamo.



L'emozione è grandissima, mentre la longtail piena come un uovo di turisti, guidata da un ragazzo, parte con rombante frastuono da formula uno e percorre il primo tratto di mare tra diverse isolette, piccolissime, ricoperte di fitta vegetazione, che sbucano dal mare piatto come l'olio. Questa è la Thailandia che avevo sempre immaginato, peccato che sia un pò nuvoloso e i colori non siano accesi e luminosi. Dopo circa un quarto d'ora arriviamo al traghetto principale, ancorato al largo nell'acqua alta. Saliamo "al volo", qualcuno in modo alquanto pittoresco, e ci accomodiamo all'interno in un lungo salone con due file di sedili da tre posti ciascuna.

Comincia la navigazione verso Sud-Est. Ripassiamo davanti alla spiaggia di Ao Nang, poi alle spiagge di Ao Railay e alla grotta della Principessa, dove si effettua un'altra sosta per caricare i turisti dei resort locali. Questo tratto di costa - caratterizzato da alte pareti verticali, cime e faraglioni dalle forme più strane, la spiaggia bianca bordata dal verde intenso della vegetazione - è bellissimo. La nave è stracolma di gente, e molti sono costretti a stare in piedi come profughi attirati dalla Terra Promessa mentre ci allontaniamo dalla costa, verso Phi Phi Island. Doppiamo Koh Podha e Chicken Island, poi il mare si apre totalmente.



Non posso non rimanere incredibilmente stupito da quanto l'oceano sia stamane assolutamente piatto. E' il regno dei canoisti, e infatti - pur non essendo in grado di valutare se ci sono correnti o meno - qualche canoa si avventura tranquillamente diversi chilometri lontano dalla costa. Dopo un'ora di viaggio appare Phi Phi Don, la più grande delle due. Costeggiamo per una mezz'ora l'alta falesia rigogliosa di vegetazione assolutamente impenetrabile, rimanendone impressionati. Durante l'avvicinamento alla spiaggia di Phi Phi Don che funge anche da molo - completamente colonizzata e modificata dalla presenza dell'uomo, che vi ha costruito un vero e proprio villaggio - io e Stefania rimaniamo impressionati dalle decine e decine di imbarcazioni di ogni genere ancorate in mezzo alla baia o che navigano nei dintorni, dalle semplici longtail, a motoscafi e a grandi battelli, come il nostro, che portano centinaia di turisti alla volta.

Mai vista una cosa del genere, eppure io vivo in Sardegna e so cosa vuol dire l'affollamento nel mese di agosto nelle spiaggie dove arrivano migliaia di turisti in massa! Rimaniamo quindi allibiti. In contrasto col paesaggio, è indiscutibilmente strepitoso e sensazionale, l'acqua è sporca e inquinata.

Dopo lo sbarco, ripartiamo velocemente verso Phi Phi Lay. La nave continua a costeggiare la falesia calcarea che pare divenire sempre più spettacolare, passando al largo di paradisiache calette di spiaggia bianchissima a ridosso di enormi muraglioni scolpiti dall'acqua e dal vento nelle forme più fantasiose e stupefacenti.

Decine di barche punteggiano ognuna delle baie. Facile immaginare che non si può ormai più trovare il paradiso solitario a Phi Phi Island, invasa senza pietà e controllo dal turismo di massa. Lasciamo la costa dell'isola maggiore e dopo pochi minuti giungiamo in vista di Phi Phi Lay e del caratteristico spuntone di roccia dalla sommità ovale come tutte le vette di Krabi. La costa continua a regalare paesaggi mozzafiato, ineguagliabili per bellezza nonostante la presenza costante di numerosi mezzi di navigazione.



Effettuiamo una breve sosta al largo delle Viking Cave, grotte calcaree davvero singolari, dove possiamo scattare delle belle foto prima di proseguire il giro fino alla famosa spiaggia di Maya Bay che diede il nome al film con Leonardo Di Caprio, "The Beach". Il posto è sensazionale. La spiaggia è incastonata e quasi del tutto chiusa da un cerchio di 300° di impenetrabile falesia.

I colori non sono purtroppo accesi per via del cielo molto nuvoloso, ma è nulla in confronto alla rovina arrecata da un numeor inimmaginabile di barche che non riesco neanche a quantificare. Le longtail vanno e vengono in continuazione scaricando sulla spiaggia orde di turisti. La spiaggia è un brulicare di gente. A livello di acqua, l'aria è intrisa dei soffocanti odori di benzina e gas di combustione, risaltati dalla totale assenza di vento e dal caldo. continua "Phi Phi Island, un paradiso perduto..." (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 224 volte - Torna indietro



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