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Phi Phi Island, un paradiso perduto...


Inserito il: 10/12/2007 da Ivan Sgualdini
Email: info@ivanweb.net
Sito web: http://www.viaggiatorionline.com/profile.asp?id=Ivan+Sgualdini
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Ci vengono fornite maschera e boccaglio e finalmente possiamo fare il bagno, e soddisfare la curiosità di vedere un pò cosa c'è sotto il mare tropicale. Rimango un pò deluso: l'acqua è molto torbida, oltre che inquinata, e riesco a mala pena a intravvvedere il fondale a non più di 5 o 6 metri. L'unica emozione è costituita da un branco di pesci tropicali gialli e striati di nero, un branco numerosissimo a cui poco interessa la mia presenza o quella di altra turisti aspettando che dalla nave gettino briciole di pane o di qualunque altra cosa da mangiare. Ne vengo letteralmente travolto, ne sento su tutta la pelle la sensazione come quando si prende un pesce in mano. Rimaniamo a mollo nei paraggi della barca per non rischiare di finire sotto qualche barca. Un passeggero israeliano azzarda una nuotata fino alla spiaggia e proprio lui si farà aspettare per ultimo, mentre ci rifocilliamo col succosissimo ananas gentilmente offerto a bordo. Competiamo il giro dell'isola e torniamo a Phi Phi Don. Stavolta scendiamo tutti, e seguiamo la guida attraverso la stradina che percorre tutta la spiaggia invasa di barche, al nostro posto per mangiare. Non si può proprio chiamare ristorante nè locale. E' piuttosto uno spiazzo all'aperto con due tavoli contati coperti da una brutta struttura vuota. Il pranzo è veloce, il menù fisso, dopodiché siamo liberi di passeggiare fino alle 15:30.

Ci separiamo dal gruppo e ci avventuriamo per le viuzze interne del villaggio. E' un susseguirsi di negozi di ogni genere: dal market all'abbigliamento, dagli internet point ai localini notturni dove turisti si accalcano davanti ad un televisore (forse una delle poche fonti di comunicazione con il mondo esterno!). Le strade sono strettissime. Non ci sono macchine, solo biciclette e tantissima gente a passeggio. Cerchiamo una mappa per capire dove siamo, cosa vedere: una strada porta alla spiaggia sulla opposta dell'isola, una al view point, che deve essere davvero bellissimo se non altro perché richiede una scalata di tre ore. Non potremo fare altro che comprare qualche cartolina, bere qualcosa e scattare foto a scimmietta, piccolissima, di appena 6 mesi, che ciuccia da un biberon davanti ad un negozio. Chissà se serve a intenerire i turisti, ed attirarli nel negozio, o se è stata presa in cura dal titolare. Difficile stabilirlo, ma di sicuro il povero animale non ha l'aria per niente allegra! Seguiamo un lungo e stretto viottolo, cercando di capire il modo di arrivare sulla parte opposta dell'isola, ma arriviamo appena alla fine dell'abitato, dove finiscono i negozietti e le case si diradano finendo nella foresta, per realizzare che è già ora di tornare indietro. Guardandoci intorno, notiamo che i labirintici viottoli, vivacemente colorati e pieni di gente, sono spariti, per lasciar spazio, come purtroppo abbiamo spesso notato anche a Bangkok, ad uno squallido scenario di baracche e catapecchie sporche ed arruginite, simili ad un immondezzaio di rifiuti accumulati.

La scoperta ci amareggia. Sembra dimostrare che il paradiso non esiste, che la bella apparenza costruita per i turisti celi sempre il lato squallido ed opposto dell'impatto ambientale di un turismo cresciuto troppo in fretta e senza freni. Difficile dire se è un aspetto è intrinseco del turismo di massa o della cultura del modo di vivere thailandese, probabilmente dipende da entrambe le cause. In ogni caso, questo angolo brutto di Phi Phi Island, che documento con una foto, rafforza la mia convinzione che questo è un paradiso ormai perduto, che si sta sciupando velocemente per l'eccessivo intervento dell'uomo, e che norme di salvaguardia come quelle di non piantare ombrelloni in spiaggia o rendere la zona una riserva naturale sono insufficienti a salvare l'isola dal degrado. Se il turismo di massa è la causa principale di questi fatti, io per primo mi sento in colpa, senza false ipocrisie: sono qui come tutti gli altri. L'unica cosa che non accetto è che molti arrivino qui a causa di "The Beach", per potere dire "ci sono stato". Io neanche lo sapevo, prima del'escursione. Volevo vedere le magnificate bellezze di Phi Phi Island, da più parti definita le più belle isole del mondo intero. Sono convinto che esistano altre spiagge e isole che meritano quanto Maya Bay e Phi Phi di essere viste, dove il paesaggio è ancora intatto e il turismo è uno spauracchio lontano. Torniamo indietro per un'altra strada e attraversiamo una sorta di mercatino alimentare prima di sbucare di nuovo sulla spiaggia. Mi cade l'occhio su un bambino che fa il bagno tra bollicine oleose, detriti di vario genere e le ancore delle varie barche, cosa ceh io non farò mai e poi mai nonostante il sole appena spuntato strappi riflessi verdissimi alla superficie dell'acqua. Il controluce crea uno scenario favoloso sullo sfondo tropicale. Che assurdo contrasto…

Lasciamo Phi Phi Island navigando sulla stessa identica rotta dell'andata. Il cielo è nuvoloso, ma non cade una sola goccia ed il mare è perennemente piatto. Giungiamo a Noppharat Thara al tramonto. Gli effetti della bassa marea sono evidenti: la spiaggia è sterminata, meta romantica di splendide passeggiate per thailandesi e turisti. Mentre scendiamo dalla longtail per avviarci al songtaw che ci riporterà al resort, ne rimaniamo assolutamente estasiati. Di nuovo a Ao Nang, scendiamo sulla spiaggia per goderci il nostro primo vero tramonto tropicale. Un'emozione fantastica: il sole scende velocemente colorando intensamente tutto il cielo circostante, dal giallo al rosso, mentre tutte le longtail guidate per lo più da ragazzi thailandesi, rientrano e si ancorano sulla spiaggia dopo una lunga giornata di lavoro.

Porterò con me indimenticabili fotografie!

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