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Capoverde, prime perle...

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Racconto di viaggio a Capoverde, di Roberta Scapinello

Capoverde, prime perle...

Sito o fonte Web: www.skap.it Da un po’ di tempo di “ronza” un viaggio per la testa. L’occasione finalmente mi si presenta quando Gabry, un vecchio amico, mi propone di “fuggire” dal grigiore invernale con lui. Quasi a farlo apposta, entrambi proponiamo la stessa meta: Capo Verde. Giusto il tempo di raccogliere un po’ di informazioni, e in una fredda mattina di fine febbraio ci troviamo catapultati con i nostri zaini all’aeroporto di Verona.

Partiamo senza un programma preciso: Capo Verde è un arcipelago composto da 10 isole, non abbiamo ancora le idee chiare su quali e quante riusciremo a visitarne. A dir la verità io vorrei vederle tutte. Dicono che ogni isola sia un frammento di cultura e tradizioni a se stante, ma il tempo non è sufficiente per poter catalogare le caratteristiche salienti di ognuna di loro. Il punto di arrivo è l’Isola di Sal, dove si trova l’aeroporto internazionale. Il primo impatto è di una terra lunare, piana e desertica. Non a caso l’Isola, prima di essere chiamata Sal (per via delle antiche saline), era stata battezzata Lhana, che significa piana. Percorriamo quella che ci dicono essere l’unica strada asfaltata dell’Isola, che porta direttamente al paesino di S.Maria, un piccolo agglomerato di case in costruzione sulla sinistra, e un gran agglomerato di alberghi acchiappaturisti sulla destra.



Questo è l’unico centro “mondano” di tutta l’isola, perennemente contaminato da masse di turisti alla ricerca del caldo e della possibilità di fare windsurf. L’invasione italiana è allarmante, intervallata da qualche sporadico tedesco o da qualche procace portoghese. Tutto sommato, però, l’idea di passare qualche giorno in pieno relax, in un bungalow proprio fronte mare non mi addolora. Ci sarà tempo, in questo viaggio, di adattarsi a qualche sistemazione di fortuna…

La spiaggia è molto bella, profonda e bianca. L’oceano evidenzia la sua presenza con imponenti onde che si infrangono a riva. Poco più a sinistra del nostro bungalow, a circa 10 minuti di passeggiata c’è il piccolissimo paesino di Santa Maria, con il mare davanti e l’arido deserto di terra dietro. Bastano poche ore per capire che il punto focale di St. Maria è l’improbabile molo di legno, così precario che camminarci sopra può far star male. Quotidianamente i pescatori qui scaricano i pesci serra, simili ai tonni. La trattative avvengono direttamente in questo pontile-palafitta dove, una volta venduti, i pesci vengono squartati e preparati per la cottura. Anche se dai contorni un poco raccapriccianti, la maestria con la quale i pescatori asportano le interiora è in sé uno spettacolo da vedere.



Trascorriamo qualche giorno in pieno e meritato relax, intervallando i bagni nell’oceano a lunghe passeggiate sulla spiaggia poi, spinti dal desiderio di vedere le balene - che tra le isole salgono a svernare durant eil freddo inverno australe, decidiamo di salire sulla barca a vela di Paolo, un ex imprenditore di Udine che, stanco della solita routine quotidiana, ha deciso di fare il giro del mondo con la sua barca. Dicono che a Capo Verde non piove mai ma... Incappiamo in una giornata poco favorevole con vento, cielo uggioso e pioggia, di certo non l’ideale per una gita in barca a vela. Il mare è comunque piatto e partiamo. Trascorriamo un’allegra giornata imparando come manovrare una barca a vela, costeggiando il monte Leon, per poi riattaccare al piccolo porto di Palmeira. La solita sfortuna non ci permette però di avvistare nessuna balena... Pazienza!

Il giorno seguente si va all’aeroporto di Espargos, dove ci sono gli uffici della TACV, la compagnia aerea capoverdiana, per prenotare il volo interno che, tra qualche giorno, ci porterà in una nuova realtà. Nei giorni di relax infatti, anche con le preziose informazioni di qualche nativo, abbiamo deciso la rotta per il resto del viaggio: dirigeremo verso nord, all’Isola di Sao Vicente e poi, con un po’ di fortuna, arriveremo nell’Isola di St.Antao. U attesa di lasciare Sal, mi faccio fare le treccine da una delle numerose ragazze che, in spiaggia, propongono a tutte le turiste questa acconciatura. La monotonia di Sal arriva poi a stancarmi. L’isola non offer nulla oltre al mare e alle spiagge, e le possibilità di entrare in contatto con la cultura capoverdiana autentica è molto bassa. Angolani, Senegalesi, popolazioni della Guinea Bissau... su quest'isola pare che ci siano tutte le rappresentanze west-africane tranne che quelle capoverdiane.



In realtà, Sal e Boavista sono le uniche isole frequentate dal turismo di massa, quindi sicura fonte di lavoro e di guadagno per le popolazioni dei poverissimi stati che "confinano" con Capo Verde, popolazioni che mescolano le loro culture e i loro usi e costumi creando una realtà sfalsata rispetto alle vera essenza di questa nazione. La massiccia presenza di turismo causa inoltre la lievitazione dei prezzi - lo standard dei prezzi è allo stesso livello di quello italiano. Incredibile! - e il costo della vita risulta notevolmente più cara rispetto alle altre isole.

Caricati gli zaini in spalla, prendiamo un taxi che ci porta in aeroporto e qui, pazientemente attendiamo il volo che, in circa 50 minuti ci porterà nell’Isola di Sao Vicente. Durante l’attesa, conosciamo un signore italiano, un veterano che per motivi di lavoro conosce Capo Verde molto bene. Ci dà qualche utile informazione su dove alloggiare, dove mangiare e cosa vedere a Mindelo, il capoluogo di Sao Vicente, nonché cardine della musica e della cultura capoverdiana. Da amante della musica di Cesaria Evora, come potrei farmi mancare la visita nella città dove è nato e vive? continua " Capoverde, prime perle..." (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 122 volte - Torna indietro

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