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La donna Twaregh

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Breve saggio sul ruolo della donna tra i Twaregh del Sahara di Libria, Niger e Algeria di Robo Gabr'Aoun - Inviato il 13 gennaio 2004 da Robo GabrAoun.

La donna Twaregh

La società Twaregh è di tipo matriarcale. Tra le comunità di religione Islamica quella Twaregh si contraddistingue per il ruolo di predominanza ed emancipazione in senso lato di cui la donna gode. La Targuia non indossa il velo. Ciò accade spesso anche tra i Mauri ed in altre popolazioni di origini Berbere, e ciò che distingue la Targuia dalle altre donne del Maghreb è un’insieme di privilegi che la innalzano persino al di sopra dell’uomo. Il “persino” è d’obbligo in un Continente in cui la donna è sottomessa, rinchiusa, sottoposta a proibizioni di ogni genere a tutto vantaggio del sesso maschile. Vediamole.

L’hinan, la tenda, è sua esclusiva proprietà ,c ome anche tutto ciò che in essa è contenuto. Tra le forme di proprietà, la più eclatante riguarda i figli. I figli appartengono alla donna, in quanto frutto del suo ventre: "il ventre dà il colore al nascituro”. I figli vivono nella tenda della Madre e da essa prendono il nome e la classe societaria, non dal padre. In caso di divorzio, comune tra i Twaregh , i figli seguono la madre.

A proposito di vita coniugale, occorre precisare che anche in questo campo la dominanza è della donna. Ella può decidere di separarsi dal coniuge in qualsiasi momento e unirsi ad un altro uomo senza che questo sia motivo di scandalo. La società Twaregh è monogama, ma le separazioni sono frequenti. Chiaramente anche l’uomo può decidere di troncare un matrimonio, ma è comunque sempre lui a dover lasciare la Tenda che, ricordiamo, non è di sua proprietà.

Alla donna che spetta l’eredità del Padre, nella misura di due a uno rispetto ai fratelli. Sulla donna che grava la responsabilità della discendenza della stirpe, anche in senso politico. E' la donna a custodire e divulgare quella che è la cultura e la letteratura Twaregh. Fino all’avvento delle scuole per Nomadi, introdotte dai conquistatori Europei, erano pochissimi gli uomini in grado di leggere il Tifinagh: esso era infatti patrimonio muliebre, tramandato da madre in figlia. Alla donna competeva la responsabilità dell’istruzione dei figli, del tramandare le tradizioni di famiglia, la ricchezza culturale di tutto un mondo di fiabe, storie e racconti da secoli tramandati solo oralmente.

Sempre esclusiva della Targuia è la cultura della musica. L’imzhag, strumento monocorda, viene suonato dalle donne nelle feste, nelle danze. Ed è la Targuia che ha conservato il patrimonio religioso preislamico che è arrivato fino a noi. E' cura della donna consultare i defunti, contrastare gli Jiin, ascoltare la voce dei Marabutti in notti insonni passate sopra i tumuli antichissimi di antichi padri, antichi guerrieri o santi. E non è fattore di secondaria importanza che il capostipite di questa etnia sia in una donna, Antinea, Regina Guerriera morta esule, dopo la sconfitta.

Gli stessi guerrieri, anche nei tempi in cui la loro specialità li poneva al di sopra di tutte le Genti del Sahara, dal Tassili fino al Sahel, non mancavano di interpellare le loro donne, spose ma principalmente madri, prima di prendere decisioni anche di carattere bellico. Tuttora tra i Twaregh, ma anche tra tutti i Berberi, il culto della Madre è sovrano. Io stesso, l’ho constatato nei pressi di Assaka, in Marocco meridionale, discorrendo con Fathma, l’anziana Berbera di Foum Assaka.

La morale è nettamente differente dalla nostra ma anche da quella islamica pura. Alla maturità (coincidente con la prima ovulazione), la Targuia può innalzare una tenda personale, la prima proprietà della sua vita. La verginità non viene tenuta in grande considerazione. Alla perdita della verginità (solitamente in occasione delle famose “Feste Amorose”, così spesso mal interpretate da tanta storiografia nostrana) viene semplicemente cucito un lembo di tessuto particolare sulla veste dell’interessata, a dimostrare che essa è ormai completamente donna. Da quel momento la Targuia può ritenersi libera di invitare chiunque voglia nella propria tenda, senza fare con questo nulla di disdicevole. Le Ahal, “Feste amorose”, sono originarie dell’Hoggar Algerino, e da qui si sono diffuse tra tutti i Twaregh. A queste feste o raduni partecipano i giovani e le donne in età da marito, coincidente con la prima mestruazione. In occasione di queste manifestazioni, i ragazzi possono scegliere le proprie donne, cercando di conquistarle con rime ardenti di passione e danze (di qui il termine “Feste Amorose”).

Solitamente, al contrario di quanto i primi occidentali ad occuparsi di questo costume scrissero, i giovani Twaregh non vedono queste feste come l’occasione propizia per accoppiarsi ma, piuttosto, per corteggiarsi. E’ vero che, nell’Hoggar, queste feste portano invece a volte a vere e proprie “fughe” da parte di coppie che tendono ad appartarsi per l’intera durata della notte, ma nelle altre zone popolate da questa etnia quasi mai i giovani si spingono a questi livelli, forse per un contatto più profondo con l’Islam a differenza degli abitanti delle aspre gole d’Hoggar. (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 225 volte - Torna indietro



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