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Le donne nubiane

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Un reportage sulla condizione delle donne della Nubia, regione del Sudan, di Giovanni Mereghetti - Inviato il 30 agosto 2004 da Giovanni Mereghetti.

Le donne nubiane

Sito o fonte Web: www.giovannimereghetti.com E’ quasi sera quando l’Airbus della compagnia del Qatar inizia l’atterraggio su Khartoum, la capitale del Sudan. Cerco di affacciarmi al finestrino. Mi piace osservare le città dall’alto, ma sotto di me faccio fatica a intravedere le vie della città a causa di un grande polverone. L’aereo scende un po’, ma poi deve risalire… Scoprirò che, durante la fase di atterraggio, sulla capitale imperversava una tempesta di sabbia. Cambia solo il colore, per il resto è come quando a Milano c’è la nebbia. Si gira sopra l’aeroporto per ancora venti minuti, poi si atterra senza difficoltà.

Dopo le brevi formalità doganali raggiungo il mio autista: mi sta aspettando subito fuori i cancelli degli arrivi. Una stretta di mano e via, diretti verso l’albergo nel centro di Khartoum. La capitale è un insieme di strade polverose tagliata in due dal Nilo che la attraversa da nord a sud.



Il bazar è animato e ricco di colori e anche il museo nazionale è interessante, ma la mia mente è proiettata verso il grande deserto che mi aspetta. Si percorre il nastro di asfalto per un centinaio di chilometri in direzione nord attraversando il villaggio di Tam Tam, poi, finalmente, è solo sabbia. Si tratta di un deserto “abitato”, almeno nella sabbiosa vallata del Wadi Milk, e ai pozzi è facile incontrare gruppi di nomadi con le loro bestie. Questi nomadi vivono in tende costruite da un’intelaiatura di rami coperte da stuoie.

Il rapporto con questa gente è molto piacevole: dimostrano un profondo senso dell’ospitalità e, nei limiti di una povertà evidente, offrono tutto quello che hanno a loro disposizione.

Non è il deserto degli uomini blu, ma questo deserto ha ugualmente il potere di trasformarci facendoci sentire altre persone. Il deserto è affascinante e, secondo me, appartiene a ogni uomo. È dentro ognuno di noi e quando sei lì hai come la sensazione di conoscerlo da sempre, di esserci già stato: tutto sembra diverso, oppure antico, in qualche modo già conosciuto.



Nel deserto è possibile “gustare” un paesaggio sconfinato, a volte crudele, in parte inesplorato. Qualche ciuffo d’erba , qualche cespuglio ingiallito dal sole, qualche piccolo rettile, i dromedari che corrono all’orizzonte, il paesaggio lunare che non si riesce a vedere fino all’infinito… forse sta proprio qui l’inquietudine che noi viaggiatori del “nulla” abbiamo dentro, l’inconscia spinta alla ricerca della “novità”, il desiderio di andare al di là delle cose, di bucare il muro dell’invisibile.

Andare verso il mare di sabbia vuol dire cercare il contatto diretto con la natura e con l’uomo che la abita, contatto che, in una società come la nostra soffocata dal consumismo e stimolata solo dalla sete di progresso, non è ormai più possibile avere perché tutto è calcolato, programmato. Da noi i minuti e i secondi sono diventati degli idoli da rispettare. Nel deserto, invece, la Natura è ancora dominante e vince su tutte le tentazioni di sostituirla con qualcosa d’altro, rimanendo l’unica interpretazione possibile per un contatto che qui rimane esclusivo tra gli elementi naturali e l’uomo. continua "Le donne nubiane" (Pubblicato il 30 agosto 2004) - Letture Totali 221 volte - Torna indietro

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