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Le isole dei pirati: galeoni, bucanieri, rhum e barche a vela...

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Resoconto di viaggio nelle Isole Vergini Britanniche, o BVI, Tortola, St. Thomas e St. John, Le isole dei pirati dei Caraibi, di Anna Esposito - Inviato il 04 maggio 2004 da Anna Esposito.

Le isole dei pirati: galeoni, bucanieri, rhum e barche a vela...

Mar dei carabi, 50 miglia a est da Puerto Rico. Il piccolo bimotore si è appena adagiato sulla pista polverosa di Tortola, l’isola delle tartarughe. Dall’alto lo scenario era stato a dir poco spettacolare : una sessantina tra isole verdeggianti, isolotti e scogli.

La prima sensazione che proviamo appena scesi a terra è l’abbraccio caldo del vento che soffia leggero. Ci guardiamo intorno. Di fronte, ad accoglierci, c'è un minuscolo aeroporto. Dopo le formalità d’ingresso noleggiamo un’auto e appena fuori ci accorgiamo di essere arrivati in paradiso. La strada che percorriamo costeggia il mare. Infinite spiagge sembrano seguirci... Accarezzate di tanto in tanto dal vento che dolcemente le fa ondeggiare le palme somigliano a signore eleganti e sinuose.

Le Isole Vergini Britanniche hanno conservato intatta nei secoli tutta la loro sconvolgente bellezza: vantano ancora spiagge tra le più belle e deserte del mondo, un mare tiepido e cristallino con una fitta barriera corallina che racchiude una straordinaria varietà ittica e i resti di bellissimi galeoni spagnoli che giacciono sul fondo insieme a fantastici forzieri che fanno la gioia dei sub.



Per i meno esperti è sufficiente una maschera per avere, di colpo, la sensazione di nuotare dentro un acquario colmo di coralli e pesci multicolore. Ai più fortunati può anche capitare di sentire i richiami delle balene che numerose raggiungono questi mari già a partire da novembre.

E’ possibile avvistarle da una barca,e in questi casi è bene spegnere i motori, o dal cielo, con i Fly BVI che decollano dall’aeroporto di Beef Island. Permettono di assistere da appena 150 metri a uno spettacolo indimenticabile: le femmine si rifugiano nelle insenature dove danno alla luce i piccoli coi quali poi nuotano insieme; i maschi, al largo, gareggiano per l’accoppiamento. Alcune balene avvistate raggiungono i 15 metri e riescono a fare sembrare piccolissime molte delle imbarcazioni che attraversano quei mari.



Le BVI, così gli habituèchiamano le Isole Vergini Britanniche, sono però anzitutto il paradiso dei velisti di tutto il mondo. Disseminate di decine di marina resort e di baie deserte, le coste delle BVI sono tutto un approdo ideale per le barche a vela che si lasciano trasportare sul mare dal soffio costante degli alisei. Per chi non può permettersi il lusso di una barca tutta per sé ci sono numerose società di noleggio che offrono posti in barca per mini crociere su misura.

Gli ancoraggi più belli si trovano a Soper’s Hole e Road Harbour: il primo è profondo e riparato e offre ogni giorno collegamenti via mare per St. Thomas e St. John, l’altro è il porto più grande dell’isola e vi si respira un’atmosfera un po’ retrò grazie ai tanti edifici coloniali che lo costeggiano e al brulichio della gente che lavora nei cantieri navali.



Lasciato il mare partiamo alla scoperta di Tortola. L’isola conta 15 mila abitanti, il suo centro urbano è Road Town, capitale amministrativa delle BVI. La città ha un aspetto allegro : decine di casette pastello si alternano a chioschi della frutta coloratissimi e a spiagge coralline: da Long Bay a Smuggler’s Cove fino ad Apple Bay, la spiaggia dei surfisti.

Lì vicino si trova il Bomba’s Shack Bar uno sgangheratissimo bar arredato con cose raccattate qua e là. Il proprietario, un ex surfista, serve fiumi di birra e rhum agli avventori, complice la musica caraibica e lo scrosciare della risacca. Il rum locale è oramai una vera rarità. L’unica distilleria rimasta sull’isola è la vecchia Distilleria Callwood a Cane Garden Bay, produttrice del famoso Arundel.

Era di proprietà di un bucaniere, Richard Callwood, bisnonno dell’attuale proprietario e ancora oggi vi si produce il rhum seguendo le antiche ricette tramandate da generazione in generazione dalla popolazione afro-caraibica: la canna da zucchero viene tagliata e pressata, il succo raccolto in grandi caldaie e fatto bollire e dopo una serie di passaggi il rhum è, finalmente pronto per l’invecchiamento di quattro anni in vecchie botti di rovere. continua "Le isole dei pirati: galeoni, bucanieri, rhum e barche a vela..."

(continua su http://&catid=6&categoria=Itinerari%85) (Pubblicato il 04 maggio 2004) - Letture Totali 242 volte - Torna indietro

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