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Lo storico Carnevale di Ivrea

Racconti e Articoli di Viaggio

Saggio breve e racconto sul Carnevale di Ivrea, uno dei più originali in Italia, di Marcella Vinciguerra - Inviato il 14 gennaio 2004 da Marcella Vinciguerra.

Lo storico Carnevale di Ivrea

"Ivrea la bella che le rsose torri specchia

sognando a la cerulea Dora nel largo seno,

fosca intorno è l’ombra di Re Arduino." (G. Carducci)



Sembra una cartolina d’epoca dipinta questo verso del Carducci che così ben rappresenta la cittadina dai tetti rossi, adagiata tra le colline del Canavese e numerosi laghi morenici, sovrastata dalle imponenti vette delle Alpi Piemontesi. Ivrea, antica città medioevale, fondata dai romani nell’anno 100 a.c. col nome di Eporedia, è oggi conosciuta come sede di una delle più grandi industrie che contribuirono allo sviluppo del Paese, l’Olivetti, mamma Olivetti come era chiamata con un misto di ironia e affetto dai molti emigrati vi si trasferirono tra gli anni ‘30 e ‘50. Ivrea non è solo Natura e Tecnologia, ma anche tradizione popolare e folclore. E' orgoglio degli eporediesi un evento unico in Italia e nel Mondo che si ripete ogni anno, dall’Epifania al Mercoledi delle Ceneri: lo Storico Carnevale, sicuramente più noto come “la Battaglia delle Arance”.



La sua origine si perde nella notte dei tempi bui di piccoli rioni cittadini, ma sono ogni anno migliaia i turisti che si riversano nelle Piazze storiche della città per assistere, e immortalare, ai violenti e originali scambi a colpi di arance tra combattenti a piedi e uomini infagottati e imbottiti su carri trainati da splendidi cavalli. Se per i curiosi e allibiti visitatori può sembrare uno spettacolo cruento, o decisamente pazzesco, per gli eporediesi il Carnevale, e in particolare modo la battaglia, non è solo manifestazione folcloristica, ma la rievocazione di un inconscio libertario che da sempre li sprona a combattere i soprusi.

La leggenda, sostenuta da indelebili fatti storici, narra che il populino scontento e ridotto allo stremo da tasse insostenibili e da un tiranno despota e maligno, insorse distruggendo il vecchio Castellazzo. Il primo atto, bisogna darne atto, fu della giovane sposa Violetta, figlia di un mugnaio. Per non sottostare all’abominevole e diffuso diritto feudale jus primae noctis mozzò la testa del tiranno. La figura di Violetta, simbolo di libertà contro ogni tirannia e sopruso, rappresenta oggi l’eroina del Carnevale, la Mugnaia, indiscussa protagonista insieme al Generale e allo Stato Maggiore, e i Pifferi e Tamburi che con le loro musiche risvegliano negli eporediesi l’anima carnevalesca, forza trainante dell’intera Manifestazione.



La battaglie delle Arance è in definitiva la rappresentazione carnevalesca dell’insurrezione del popolo, impersonato da ben nove squadre di aranceri a piedi, ognuna vestita dei propri colori, e dalle guardie del re, imponenti figure sotto maschere in stile scherma e imbottiture protettive.

Il turista che accorre ad Ivrea durante lo Storico Carnevale non potrà fare a meno di notare la gioia e l’entusiasmo degli eporediesi durante tutta la Manifestazione, a partire dall’uscita della Mugnaia il sabato sera, sullo sfondo di fiaccole e spettacolari fuochi d’artificio, alla triste chiusura con il Funerale del Carnevale e l’abbruciamento degli scarli il martedi sera (v. Programma nel riquadro) e lasciarsi trasportare da profumi e suoni d’altri tempi.

Il Carnevale di Ivrea è anche un buon pretesto per assaggiare le specialità della manifestazione eporediese: gli ottimi faseuj grass, fagioli di Saluggia, cotti lentamente per circa 12 ore con salamini e preive - cotiche arrotolate con spezie e aromi - nei pentoloni di rame, e serviti gratuitamentte durante le fagiolate rionali, e polenta e merluzzo, piatto povero ma delizioso distribuito in migliaia di razioni il mercoledì delle ceneri, in Piazza La Marmora. Il tutto naturalmente innaffiato da buon vino rosso piemontese, servito a fiumi per la gioia del visitatore.

Se quest’anno decidete di venire ad Ivrea per il Carnevale, non dimenticate di indossare un berretto rosso, meglio se il tipico berretto frigio, una sorta di calza di lana pendente sulla spalla, anche questo simbolo del Carnevale e reperibile nelle numerose bancarelle proliferate negli ultimi anni per le strade cittadine. Perchè? Beh, senza di quello gli aranceri non vi risparmieranno! continua "Lo storico Carnevale di Ivrea" (Pubblicato il 14 gennaio 2004) - Letture Totali 83 volte - Torna indietro



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