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Adam’s Peack: la montagna sacra

Racconti e Articoli di Viaggio

Racconto di un itinerario molto diverso dal solito in Sri Lanka, verso Adam’s Peack, un luogo più mentale che fisico, di Adriano Socchi - Inviato il 13 maggio 2004 da Adriano Socchi.

Adam’s Peack: la montagna sacra

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com "…dovete sapere come […] nell’isola di Seilla vi sia una grande montagna, con il monumento d’Adam nostro padre. Il quale essendosi acconciato a vivere quassù, vi lasciò poi le proprie spoglie, tanto che furono trovati li denti suoi e la scodella dov’elli mangiava…"



Con queste parole Marco Polo descriveva il Picco di Adamo. Lo scrittore inglese Stills, addirittura, definì il Picco di Adamo "la più vasta e venerata cattedrale della razza umana". Io ne avevo sentito parlare per la prima volta ad un seminario universitario sulla letteratura di viaggio perché tra i libri da studiare c’era proprio "Il Milione". Alcuni amici viaggiatori mi avevano raccontato, poi, di questo singolare luogo dove ogni anno migliaia di fedeli cristiani, mussulmani, buddhisti o induisti si riversano in pellegrinaggio. Infine, avevo letto libri nei quali si descriveva come i pellegrini rischiavano la morte, pur di arrivare sulla cima e assicurarsi il beneficio del voto, e di quanti la trovavano lungo il cammino per la fatica o il freddo.

Nacque così in me l’irrefrenabile desiderio di riuscire a salire, un giorno, su questa singolare vetta e vivere l’atmosfera del suo mistico pellegrinaggio.

Il 12 marzo del 2003, finalmente, dopo tanti anni, mi ritrovo, non per caso, a Dalhouise, base di partenza della scalata per lo Sri Pada (nome singalese della montagna). Non appena messo piede sull’isola, come un mio illustre predecessore, il famoso viaggiatore Ibn Battuta, l’unico mio desiderio era salirvi. Non mi sembra vero, quindi, di essere proprio alle sue pendici. Osservo incantato la cima, la esamino e la scruto, da circa 1.000 metri più in basso, comodamente seduto sotto la tettoia di un fatiscente bar che s’affaccia sull’unica strada che attraversa il piccolo paese.



Sono, insieme ai miei compagni di viaggio, in trepida attesa che smetta di diluviare! Sono preoccupato perché l’ascensione è a rischio. Come al solito, ho lo spirito del viaggiatore, ma non il tempo e domani si deve ripartire secondo il rigido programma di viaggio. Dopo una vana attesa di circa due ore la pioggia non ha smesso di cadere. Non c’è più tempo per tergiversare: o si parte adesso o si rinuncia alla salita. Parto con Mavi perché "chissà se mai, un giorno, ritorneremo in Sri Lanka?" Con questa motivazione, ci muoviamo non del tutto convinti di aver preso la decisione giusta.

In scomoda compagnia della pioggia, l’escursione incomincia lungo una carrareccia occupata, su ambo i lati, per circa un chilometro, da negozi che vendono per lo più generi di conforto per i pellegrini: dalle coperte agli impermeabili, dalle torce elettriche agli oggetti votivi. Inizialmente non incontriamo quelle folle di pellegrini di cui parlano le relazioni dei cronisti.



Niente fa presagire ad alcunché di esotico, eppure ci sono file e file di bus e minibus parcheggiate nel piazzale, che avevo notato per via di strani fasci d’erba posati sui parabrezza. Secondo una superstizione locale, così facendo si renderebbe il proprio veicolo immune da incidenti. Curiosità a parte, dove son o finiti tutti? Dopo una quindicina di minuti incontriamo un monaco buddhista, con cui ci accompagneremo per una buona mezzora. Si dice sorpreso nel vedere due occidentali avventurarsi sotto la pioggia.



In questo tratto, il sentiero sale in maniera quasi impercettibile. E' in ottimo stato e di tanto in tanto siamo letteralmente circondati da campi di tè. Da qui in avanti incontreremo, man mano che ci avvicineremo alla cima, un sempre maggiore numero di persone. Ecco spiegato l’interrogativo di prima. Il percorso è così lungo che i pellegrini si distribuiscono uniformemente lungo tutto il cammino. Sono affollati, invece, gli ambalama, i luoghi di riposo costruiti lungo la via per dare ricovero ai pellegrini. Il primo lo troviamo presso il dagoba Japan-Sri Lanka Friendship. Questi posti tappa assomigliano a piccoli villaggi dove oltre ai dormitori vi sono dei negozietti sempre aperti che vendono di tutto e piccoli chioschi nei quali è possibile rifocillarsi. A circa metà strada, il percorso diventa più impegnativo e faticoso perché si trasforma in una continua e ripida rampa di scalini. Tra l’altro, i gradini sono irregolari per altezza ed ampiezza la cosa spezza ulteriormente il passo. Se poi aggiungiamo che sono consumati dal passaggio di milioni di persone e resi scivolosi dalla pioggia, è gioco forza raggiungere la cima se non stremati per lo meno stanchi. continua "Adam’s Peack: la montagna sacra"

(Pubblicato il 13 maggio 2004) - Letture Totali 288 volte - Torna indietro

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