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Maremma amara

Racconti e Articoli di Viaggio

Racconto di una escursione in luoghi ancora antichi e aspri come la gente che li abita, dove ancora si viaggia a cavallo, di Luigi Cardarelli

Maremma amara

Dalle parti d’Alberese, patria dei cavalli e di “butteri” mandriani, scruto il colore verde cupo sui monti d’Uccellina che separano il mare dalla consolare via Aurelia; quindi avvistata di lassù un’antica torre saracena, svolto a destra diretto a Manciano e poi Scansano.

Lasciando indietro il litorale turistico e arricchito, m’inoltro nel cuore vero di Maremma, un rustico spicchio di Toscana: in una regione definita “amara”, dalla natura aspra e tanto ostile che fu un tempo terra d’anarchici e banditi fuorilegge.

Percorrendo la pianura tra i poderi della bonifica agraria, sale allora la provinciale leggermente mentre ammiro pini dalle maestose chiome e i viali dritti coi filari di cipressi, che conducono a splendidi casali ocra in pietra viva. Si mette presto in luce tutta la perizia, il tocco fine e manufatturiero del tosco artigiano.

Querce imponenti anche sulla carreggiata, svettano sopra una vegetazione arbustiva e cespugliosa inframezzata a tratti sulle balze da vigneti. Ma dovunque a dominare sempre è lo spento cromatismo dell’ulivo. Questa pianta tipica del bacino mediterraneo, che dona l’estratto traslucido e antiossidante, base principale della nostra dieta. A Scansano cadon di già le prime foglie secche. Così seduto al tavolo del ristorante, assaggio la classica bruschetta inzuppata bene nel sublime olio, intanto che Massimo ordina un litro del locale rosso rubino Morellino, intriso di bouquet sobrio ed austero.

Dal portico l’orizzonte aperto svela d’incanto il vasto panorama, che si estende fin nei pressi del Tirreno, dipinto da tinte marrone bruno e verde rame con le alture dove in cima s’ergono vetusti castellotti medievali, come superstiti guerrieri d’epoche passate. Il paesaggio appare unico e ancestrale, sotto un cielo plumbeo che si carica d’oscure nubi.Ingoio una boccata d’aria che profuma d’uva fermentata, suppongo effluvio di vendemmia. Pochissimi i rumori e scarse le persone in questo territorio abitato da gente scontrosa, genuina e passionale.

Valuto con gli occhi le tonalità pastello e soffuse che fanno da preludio al temporale, sarebbero state gradite di sicuro al genio di Van Gogh. A pranzo mangio duri gnocchetti al basilico e la rituale bistecca fiorentina, assai spessa e più morbida del burro. Ritrovo vegliardi sapori contadini proprio in mezzo alla campagna. Fra le portate ascolto concentrato il remoto silenzio della valle, dall’habitat ancora quasi barbaro ed inospitale.

Prendo infine l’auto facendo la strada a ritroso verso Grosseto ed in giù per la statale, incontrando la pioggia molto attesa seppur per niente fastidiosa. Un fortuito intervallo breve ma livido, bigio e cinerino. Rivedo la piana dell’Ombrone una volta infetta e paludosa, solcata da frondosi eucalipti piantati pure contro l’endemica malaria. Ad Ansedonia mi giro per sbirciare l’ampia spiaggia candida con le dune di Feniglia, dove trovò la morte il sommo e creativo Caravaggio.

Sulla sinistra distinguo in lontananza i selvosi contrafforti ove albergò infelice l’esistenza delle senese gentildonna Pia dè Tolomei, cantata nella Commedia dal divino Alighieri. Soppeso con timore quelle macchie e quelle irte forre impenetrabili, percorse e gremite da setolosi branchi di cinghiali. Scorgo nitida sul poggio la piccola Capalbio, donde ricomparve solo morto il celebre e mitico brigante detto “il re della Maremma”, Tiburzi il leggendario.

Paradossalmente tal minuscolo borgo è divenuto in estate l’esclusivo club del mondo radicalchic, del gossip, di politicanti danarosi e potentissimi burocrati. Due minuti avanti ed eccomi giusto alla dogana vecchia di fresco ridipinta, il superbo palazzone che segnava il fatidico confine tra lo stato Pontificio e il granducato dei Lorena. Soltanto lì sento d’essere ormai al termine di quella sperduta landa dall’animo selvaggio e dolceamaro. Simile al rimpianto per una donna fascinosa, che ti è entrata nel sangue e non puoi giammai dimenticare. (Pubblicato il 21 giugno 2022) - Letture Totali 204 volte - Torna indietro



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