Cesare Pastore

Guide turistiche on line per i tuoi viaggi

Esperto per: Usa. Stati Uniti (Da Alaska, inizio della Panamericana), Messico (Baja California), Guatemala, Panama, Colombia (Panamericana), Ecuador (Panamericana), Perù (Panamericana), Cile (Isola di Pasqua, Terra del Fuoco fine della Panamericana), Argentina (Patagonia e costa atlantica fino a Buenos Aires), Uruguay, Bolivia, Paraguay, Brasile (Iguassu, poi la costa fino a Belem, navigazione sul Rio delle Amazzoni fino a Manaus, poi fino al confine con il Venezuela), Venezuela (Gran Sabana, Puerto La Cruz), Australia, Nuova Zelanda, India, Thailandia. - Inviato il 12 gennaio 2004 da Cesare Pastore.

Guide turistiche on line per i tuoi viaggi: Cesare Pastore

Sito o fonte Web: www.campervagamondo.it Un saluto a tutti.

Mi chiamo Cesare Pastore. In pensione dal 1997, con mia moglie ho iniziato il giro del mondo in camper. I periodi on the road si alternano ad altri trascorsi a casa. Attualmente il nostro mezzo é al sicuro a Chiang Mai, da cui riprenderemo il viaggio i primi di febbraio 2003 per visitare il Laos, il Vietnam e la Cambogia (se ci fanno entrare). Con questo sistema siamo arrivati in India, abbiamo visitato le Americhe, dall'Alaska alla Terra del Fuoco, la Nuova Zelanda e l'Australia. Il viaggio si concluderà fra un paio di anni con la parte meridionale dell'Africa.

Ogni volta che torniamo a casa scriviamo i nostri bravi capitoletti in modo da poter trasmettere a caldo impressioni appena vissute e con la fine del viaggio completeremo anche un libro che pensiamo di pubblicare in proprio. Su incoraggiamento di Plein Air ho aperto anche il sito www.campervagamondo.it , seguito da camperisti interessati a viaggi fuori di Europa e a cui ben volentieri diamo ogni tipo di informazione. Ora siamo anche su Viaggiatori on line. Speriamo che tutto serva a voi, ed anche a pubblicizzare il libro.

L’idea di un viaggio intercontinentale in camper iniziò circa venticinque anni fa quando mia moglie Elisabeth ed io rimanemmo affascinati dal libro di Daniele Pellegrini Un camion intorno al mondo.

"Chi sa se un giorno potremo farlo anche noi" ci dicevamo. Intanto gli anni passavano e viaggiavamo durante le poche settimane di ferie, ma l’idea rimaneva fissa nella nostra testa. Poi nel luglio del 1997 il progetto, tanto a lungo sognato, diventa realtà. Finalmente posso lasciare il mio impiego di bancario e iniziare una nuova carriera di viaggiatore a tempo quasi pieno: abbiamo infatti deciso di alternare tre mesi di viaggio con tre a casa, per non perdere il contatto con l’ambiente in cui viviamo, i figli e gli amici. Il camper viene preparato per poter affrontare un lungo viaggio ed infine imbarcato per Baltimora. Attraversiamo le monotone pianure americane, anche se non mancano talvolta incontri interessanti o divertenti come quelli con gli Amish della Pennsylvania o con i trecentomila motociclisti che si incontrano ogni anno a Sturgis nel South Dakota. La nostra meta è Circle in Alaska. Qui, di fronte allo Yukon, inizia la Panamericana che percorreremo nei successivi due anni fino alla Terra del Fuoco. Una strada che si snoda attraverso grandi foreste, pianure, deserti, attraversa metropoli e miseri villaggi ed è interrotta per soli duecento chilometri a Panama dall’inagibile tapon del Darien.

Le prime nevicate di settembre ci costringono a lasciare l’Alaska e riprendere il viaggio verso sud. Preferiamo scendere la Bassa California, invece del Messico continentale. Doveva essere un itinerario di trasferimento, ma dopo tre settimane siamo ancora lì, affascinati da un paesaggio irto di cactus e dal blu cobalto del Mar di Cortez. Passato il confine con il Guatemala, si impone un comportamento più prudente per quanto riguarda la scelta dei posti dove pernottare e i contatti con i militari e la polizia, ma a parte qualche indecente tentativo di mordida, non abbiamo grossi problemi in tutto il Centro America.

A Panama dobbiamo imbarcare il mezzo per Cartagena in Colombia. In questo paese, che non gode certo di buona fama, incontriamo dovunque gente cordiale e ospitale. Passiamo attraverso zone di guerriglia senza il minimo fastidio anche se ad ogni posto di blocco, praticamente uno ogni venti chilometri, veniamo fermati e sottoposti ad attente perquisizioni. L’Ecuador e il nord del Perù sono devastati dalle inondazioni causate dal Nino. Le strade sono quasi intransitabili, i ponti distrutti. La marcia è lenta e le ore al volante sono faticose. Con il Cile inizia un altro Sud America. L’atmosfera è più serena e iniziano gli incontri con i discendenti di origine italiana, esperienze sempre molto belle e spesso toccanti. Il Cile è un paese che si estende per cinquemila chilometri attraverso tutte le possibili zone climatiche della terra dagli aridi deserti del nord fino ai ghiacciai della Terra del Fuoco. Il paesaggio fino a Santiago è fra i più monotoni che si possano immaginare, un deserto grigio incrostato di nitrati.

Dopo un mese passiamo lo stretto di Magellano. Sulle spiagge sassose sono ancora in bella vista i relitti corrosi dalla salsedine dei bastimenti che qui fecero naufragio nel tentativo di doppiare Capo Horn. La solitudine è assoluta. Ii rari punti di riferimento sono le estancias dove spesso ci fermiamo per passare la notte. Per i relativi capataz e i suoi uomini il nostro arrivo è motivo di curiosità e noi ascoltiamo per ore racconti nei quali rivive l’epopea della colonizzazione, spesso violenta, di queste terre alla fine del mondo. L’ 11 marzo del 1999 arriviamo a Ushuaia, di fronte al Canale di Beagle. "Aqui finalisa la ruta n. 3" avverte un grande cartello. E’ fatta, siamo arrivati.

Siamo come restii a riprendere la via verso nord e anche qui, come in Alaska, sarà la prima neve a costringerci a partire. Attraversiamo le grandi pianure patagoniche accompagnati per giorni e giorni da un vento furioso. Seguendo poi la costa atlantica arriviamo a Buenos Aires. L’Argentina sta vivendo una difficile situazione economica. Il peso vale come il dollaro americano e rende il costo della vita altissimo. Le elezioni sono prossime e il clima politico è violento. Preferiamo lasciare la capitale e prendere un aereo per l’Isola di Pasqua. Di fronte ai moai, muti testimoni di una civiltà misteriosa, si realizza un vecchio sogno di gioventù.

Rientrati in Argentina iniziamo un itinerario a zig-zag che ci porta in Uruguay, in Bolivia e in Paraguay, forse il paese meno conosciuto del Sud America. A Iguacu ammiriamo la fantastica cascata e passiamo il confine con il Brasile, il paese che più di tutti ci è rimasto nel cuore: per la sua natura, le città coloniali, le spiagge e soprattutto per la sua gente, anche se spesso dobbiamo confrontarci con una realtà sociale dai contrasti terribili. Siamo stati ospiti di miliardari e abbiamo visitato i miserabili accampamenti dei sim terra ed è incredibile come in questo paese dalle enormi potenzialità possa convivere il primo mondo più avanzato con il terzo più derelitto. Arriviamo a Salvador Bahia, la città che più ha conservato la sua anima africana, per carnevale, una vera esplosione di gioia popolare. Da Belem cerchiamo di raggiungere Manaus, che è una città di un milione e mezzo di abitanti completamente isolata nella selva amazzonica, priva di collegamenti terrestri con il resto del paese. Tutto va e viene via fiume, dai generi alimentari alle materie prime per le sue industrie. Riusciamo a farci imbarcare su un grosso pontone carico di contenitori spinto da un rimorchiatore. Siamo gli unici passeggeri a bordo e i sei giorni che trascorriamo sul Rio delle Amazzoni rimarranno nella nostra memoria come l’esperienza più affascinante di tutto il viaggio (vedi articolo).

Manaus, a parte un certo fascino esotico, ha ben poco da offrire al visitatore. Qui prendiamo la strada che porta al confine con il Venezuela, attraversando il territorio degli indios Uaimiri. Questa strada ha dietro di sé una lunga storia di violenze: la popolazione indigena si oppose fieramente alla sua costruzione e non esitò ad attaccare i militari del Genio, ma venne alla fine brutalmente decimata. Su gran parte dei suoi mille chilometri fino al confine è ancora proibito fermarsi e durante la notte non si può viaggiare. In piena foresta attraversiamo l’Equatore, che è segnato da un arco e da un monumento ai militari caduti. Essere nuovamente nel nostro emisfero ci dà l’impressione di trovarci veramente sulla via del ritorno.

Abbiamo trascorso in Brasile gli ultimi cinque mesi ed è giunto il momento di dire addio a questo splendido paese. Ci attende la Gran Sabana, la terra dei garimpeiros, i cercatori d’oro e di diamanti. In questa zona isolata del Venezuela trascorriamo le ultime settimane, ma l’incanto è finito e la mente è ormai rivolta ad organizzare l’imbarco del mezzo per Italia. Nel mese di maggio 2001, dopo quasi quattro anni e 80.000 chilometri, arriviamo a Puerto La Cruz, sulla costa caraibica.

Al suo rientro a casa il camper viene sottoposto a una radicale revisione e dopo qualche mese spedito in Nuova Zelanda. Il viaggio continua…

Sono disponibile a dare consigli e per: Usa (Da Alaska, inizio della Panamericana), Messico (Baja California), Guatemala, Panama, Colombia (Panamericana), Ecuador (Panamericana), Perù (Panamericana), Cile (Isola di Pasqua, Terra del Fuoco fine della Panamericana), Argentina (Patagonia e costa atlantica fino a Buenos Aires), Uruguay, Bolivia, Paraguay, Brasile (Iguassu, poi la costa fino a Belem, navigazione sul Rio delle Amazzoni fino a Manaus, poi fino al confine con il Venezuela), Venezuela (Gran Sabana, Puerto La Cruz), Australia, Nuova Zelanda, India, Thailandia. Scrivimi cliccando sul mio nome in alto e ti risponderò al più presto. (Pubblicato il 12 gennaio 2004) - Letture Totali 247 volte - Torna indietro



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