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Una calda serata d'agosto a Kabul

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Racconto di una notte ytrascorsa per le strade di Kabul su un blindato dei militari italiani, di Clara Salpietro

Una calda serata d'agosto a Kabul

“L’appuntamento è alle 19,15 in una zona poco illuminata della base. È una calda serata d’agosto, il cielo è pieno di stelle. Abbiamo cenato qualche ora prima rispetto al solito. Dopo aver consumato il mio pasto, mi precipito nell’alloggio per prendere penna, taccuino e macchina fotografica. Mi affretto, non voglio essere in ritardo. La scorta è già pronta. Dopo di me arriva il Comandante ed anche il Maggiore che uscirà con noi. Saliamo sul blindato. Inizia il nostro viaggio nella Kabul di notte”.

Comincia così l’uscita notturna per le strade di Kabul durante la mia missione dal 2 al 13 agosto 2005 in Afghanistan, in qualità di giornalista. Ero a Kabul da qualche giorno, avevo già smaltito le 18 ore di C-130 (l’aereo militare utilizzato per il trasporto dall’Italia) e anche il fuso orario che era di 2 ore e mezza avanti rispetto al territorio italiano. Dopo la gentile e calorosa accoglienza riservatami dall’ufficio pubblica informazione del contingente italiano e della Brigata Multinazionale a guida italiana, sono immediatamente entrata nella frenetica routine delle interviste, dei luoghi da vedere, della gente da incontrare.

Da diversi giorni però vedo solo strade affollate di macchine, taxi stracolmi di passeggeri, inoltre i conducenti per contenere sempre più gente ospitano bambini e donne con il burka, nel bagagliaio. Da diversi giorni vado a visitare orfanotrofi, carceri minorili, ospedali, piccole ed anguste stanzette dove si cura la lesmaniosi. E’ da diversi giorni che mi aggiro nel caotico traffico dell’immensa capitale afghana, lungo la transitata “Violet Road”, principale arteria stradale della città, che mi aggiro tra bancarelle improvvisate, in mezzo alla polvere, nei villaggi sperduti, nei campi nomadi.

E’ da diversi giorni che vedo solo case di fango, dove in una stanza dormono anche 15-20 persone, genitori e figli. E’ da diversi giorni che vedo distribuzione di acqua, viveri e ogni tipo di aiuti umanitari a bambini, uomini e donne, che sento parlare dei problemi di violenza all’interno delle mura domestiche, che hanno come protagoniste proprio le donne, alcune delle quali pongo fine al loro martirio con il suicidio. Affascinante, meraviglioso, anzi tutto fa notizia, ma forse tutto a portata di mano. Per questo non faccio altro che chiedermi “ma Kabul di notte com’è?”.

La domanda trova risposta grazie al Colonnello Gerardo Restaino, comandante di Italfor XI, il contingente militare italiano a Kabul con sede a Camp Invicta. E’ già buio quando ci mettiamo in movimento. Per strada poca gente, mentre alcuni negozietti sono ancora aperti.

E’ una calda serata d’agosto e questo forse favorisce il conciliabolo della numerosa comunità dagli usi e costumi orientali. Poche macchine. Nessun burka celeste per le strade buie. Quando inizia il tramonto le donne corro verso casa, come se stesse suonando una specie di coprifuoco. Gli uomini invece dopo il calare del sole si trattengono ancora a parlare, a chiacchierare, a bere thè afghano e a giocare a carte. Si vede qualche bambino che sta tornando a casa. Si vede anche chi dorme per strada e chi si sta dirigendo verso la moschea, dove tra qualche ora iniziano le preghiere e magari, dopo aver assolto il dovere religioso, resta all’interno della struttura per passarci la notte. continua "Una calda serata d'agosto a Kabul" (Pubblicato il 14 novembre 2005) - Letture Totali 168 volte - Torna indietro

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