Londra toccata e fuga


Inserito il: 03/11/2005 da Laura Barile
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Dopo le foto di rito a Piccadilly circus scendiamo a piedi fino a Trafalgar Square e ci sediamo sotto gli alberi in contemplazione dei leoni indecisi se andare a vedere i girasoli di Van Gogh alla National Gallery, ma è ora di pranzo e dobbiamo tornare a casa, così rifacciamo il percorso a ritroso a bordo del classico bus a due piani.

Pomeriggio un po’ insolito e fuori dai circuiti classici, dedicato alla visita dell’Imperial War Museum: è una struttura enorme che si sviluppa su diversi piani ma merita una visita anche da parte dei non appassionati del tema! Infatti, al di là di un’infinità di sale e teche piene di reperti, armi, divise, lettere e cimeli vari, io ho trovato molti interessanti le strutture multimediali che permettono ai visitatori di provare dal vivo esperienze forti come la vita a bordo di un sottomarino, o in una trincea della prima guerra mondiale o in un rifugio antiarereo durante un bombardamento notturno.

Sapevo che a Londra il tempo è estremamente variabile ma non avrei mai pensato di entrare nel metrò con il sole e di uscire, dopo solo cinque fermate, sotto la pioggia! Meno male che il museo era, ovviamente, al coperto, così abbiamo limitato i danni!

La domenica mattina, dopo una serata tranquilla e casalinga e una lunga notte di sonno ristoratore, siamo di nuovo pronti a uscire di buon’ora. Ci concediamo innanzitutto una breve passeggiata tra i banchi del mercato sotto casa e facciamo un’ottima colazione al caffè sull’angolo (tè e grosso biscottone burroso con mandorle tostate e scaglie di cioccolato, da consigliare!).

Con la metro raggiungiamo il London bridge e per vie traverse cerchiamo di avvicinarci al famoso ponte con le torri, ma non è così facile come sembra e la zona, inanimata, trafficata e fitta di palazzoni di vetro, non mi ispira più di tanto.

Così ci dirigiamo velocemente verso Westminster, giriamo attorno all’abbazia senza riuscire ad entrare perché la domenica l’ingresso ai turisti non è consentito, e trascorriamo una buona mezz’ora seduti sul ponte, facendo spaziare lo sguardo tra la sagoma del parlamento, il Big Ben che sembra sempre in procinto di caderti addosso per un effetto ottico dovuto alle nuvole in continuo movimento, e il lento impercettibile ruotare del London eye.

Poi ci accingiamo a percorrere il cosiddetto London mile, ovvero quel tratto di Lungo Tamigi che va dal ponte di Westminster al London bridge e che, in occasione del passaggio al terzo millennio, è stato tutto rimodernato.

E così si susseguono a ritmo incalzante davanti ai nostri occhi, oltre all’imponente ruota panoramica (sulla quale rimpiango di non essere salita a dispetto delle code e del prezzo non proprio popolare!), la Oxo tower, il Blackfriar’s bridge, il nuovo avveniristico ponte pedonale, la Tate modern, ricavata negli spazi di una ex centrale elettrica e il Globe teatre, il teatro di Shakespeare completamente ricostruito.

Il nostro breve soggiorno londinese si conclude così, con un veloce ma squisito pranzo made in Italy a casa e con la prevedibile corsa per non perdere il pullman per l’aeroporto. Almeno nel viaggio di ritorno sono riuscita (quasi) a non dormire e a osservare il veloce cambio di scenari urbani dei diversi quartieri che digradano verso la periferia fino a Canary Wharf con la sua nuovissima sky line e il profilo massiccio del Millennium Dome.

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