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La surreale Cappadocia

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Racconto sulle magie della Cappadocia, Turchia, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

La surreale Cappadocia

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Dopo aver goduto della bellezza della costa turchese, ad Alanya lasciamo il mare per dirigerci verso la Cappadocia. Attraversiamo l’altopiano anatolico centrale, il cuore della Turchia, coperto da distese di campi di frumento contornate da lunghe ed alte file di pioppi. Percorrendo strade secondarie, scopriremo città addormentate lontane dall’occidentalizzazione, dove apprezzeremo appieno la cultura islamica.

Alla maniera delle carovane dei tempi passati, anche noi ci fermiamo nei caravanserragli per spezzare le lunghe ore di viaggio. I caravanserragli erano i posti di ristoro dei mercanti e viandanti, una sorta di autogrill del tempo. Oggi molti sono abbandonati, altri sono stati restaurati e, tra tutti, il più bello è senz’altro quello di "Sultanhani", che incontrerete 95 chilometri dopo la città di Konya, sulla strada per Aksaray. Quando sostiamo, anche in posti che riteniamo isolati, frotte di bambini compaiono dal nulla per chiederci piccoli doni, soprattutto penne e quaderni. Riusciamo ad accontentarli grazie alle scorte opportunamente preparate su informazioni ricevute da precedenti viaggiatori.



Nei piccoli paesi ci stupiamo nel vedere gli uomini che incontrandosi si salutano dandosi, come noi, la mano per poi mantenerla fino a discussione terminata, o vedere due giovani ragazzi camminare per mano, come una coppia di innamorati. Non bisogna meravigliarsi di questo comportamento, in Turchia è segno di grande amicizia e rispetto. E le donne?

Qua e là s’incontrano gruppi di signore non solo con lo chador, il velo che portano sul capo, ma anche col viso coperto. Sono sorpreso perché non pensavo di incontrarne nell’ormai occidentalizzata Turchia. Lungo il nostro tragitto costeggiamo le sponde del lago di Beysehir, il terzo più grande del paese, dove troviamo tempo e modo per perlustrare almeno una delle sue tipiche spiagge di sabbia nera, un bel contrasto dopo tutte quelle bianche viste nei giorni scorsi.



A Konya, città dei dervisci ruotanti e secondo la leggenda la prima città ricostruita dopo il diluvio universale, ci imbattiamo nella spiritualità islamica visitando il Mausoleo di Mevlana, inconfondibile per via della sontuosa e troneggiante cupola di smeraldo verde. Mevlana, il più grande poeta mistico dell’Islam qui sepolto, rende il luogo importante meta di pellegrinaggio.

A piedi scalzi e le nostre ragazze rispettosamente a capo coperto, ci confondiamo tra i pellegrini e rendiamo anche noi omaggio al poeta Mevlana immersi in una caratteristica musica devozionale, nel più rigoroso silenzio. Da non escludere, nella visita al Mausoleo, la stanza attigua dove si possono apprezzare le raffigurazioni in miniatura dei molteplici corani, ivi custoditi in apposite teche: fini, eleganti e di pregiata fattura artistica, si tratta di autentici capolavori.



Sarà un gran rammarico per tutti noi non riuscire a vedere i monaci dervisci all’opera nella loro mistica danza rotatoria, famosa in tutto il mondo, che simboleggia il desiderio di volersi staccare dal suolo e liberarsi per aria, fino in cielo. I dervisci, purtroppo, eseguono il rituale solo nei giorni in cui si commemora Mevlana, così dobbiamo accontentarci di sentire soltanto le pur belle melodie che vengono intonate durante le danze.

Enormi oppure piccoli, dai toni vivaci o tenui, semplici o decorati, da preghiera o per uso domestico, di seta, di lana, di cotone o kilim… i tappeti sono gli indiscussi protagonisti della vita quotidiana turca, in particolar modo a Konya. Se avete intenzione di comprarne uno, questo è il luogo giusto. Impossibile evitarlo: colori e disegni sono bellissimi, e soprattutto sono convenienti i prezzi. A trecentosessanta gradi non si vedono che botteghe e magazzini all’interno dei quali uomini, donne ed anche, purtroppo, tanti bambini sono impegnati al telaio, nella lavorazione dei tappeti. Immancabile, poi, durante le contrattazioni, il tè all’aroma di mela offerto a tutti i potenziali acquirenti. Soltanto il sottoscritto non è riuscito ad acquistarne uno a causa dei soldi contati.



Quando lasciamo Konya, il viaggio prosegue per la Cappadocia, quell’area intorno alla città di Urgup che riserva un paesaggio fiabesco e surreale, unico al mondo, generatosi milioni di anni fa da violente eruzioni che ricoprirono l’intero altipiano di lava, cenere e fango. In seguito, questo materiale si pietrificò in maniera non omogenea. Assottigliandosi fino a scoparire in più punti, e lasciando scoperti gli strati rocciosi sottostanti, assai friabili che l’azione combinata dei venti e delle piogge ha facilmente eroso, il fenomeno oggi stupefacente di canyon, burroni, pinnacoli, coni, ecc, il tutto coronato da inimmaginabili città sotterranee (Derinkuyu), chiese rupestri (Goreme) e fortezze (Ortahisar e Uchisar), è purtroppo destinato a scomparire a causa dello stesso motivo che l'ha creato. continua "La surreale Cappadocia" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 24 volte - Torna indietro



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