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Tahaa: 80 centimetri di paradiso

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Resoconto di un itibnerario nella Polinesia Francese, il paradiso sommerso di Tahaa, di Elena Sacco - Inviato il 13 gennaio 2004 da Michele Salvatore.

Tahaa: 80 centimetri di paradiso

Dalla barca alla spiaggia ci si mette esattamente tre minuti di gommone. Noi ce ne mettiamo 20: ci sembra troppo stupido dare gas al motore fuoribordo perdendosi la vista meravigliosa delle teste di corallo affioranti e dei mille pesci che le abitano. E' talmente cristallina l’acqua della laguna di Tahaa, una delle isole più incantevoli tra quelle della Società, chiamata anche “l’isola vaniglia”, che tutto quanto si trova sotto è perfettamente visibile anche da "fuori".

Tahaa è circondata da piccoli e grandi motu (piccoli isolotti tra la barriera corallina e l’isola) dalla sabbia bianchissima e dall’acqua turchese. Ci dirigiamo in una oha tra le più mozzafiato dell’arcipelago. Si chiama oha quel canale naturale, non navigabile, che viene alimentato dall’alta marea (entrante dall’Oceano) che frange sulla barriera esterna riversandosi all’interno della laguna. La oha non è nient’altro che la parte di mare che separa due motu uno dall’altro: impossibile immaginare quanta vita possa esserci in un fondale di corallo continuamente ossigenato dalla corrente, al riparo dai grandi predatori, o quasi, al riparo dall’uomo e dalle sue idiozie (o quasi).



Navighiamo lenti tra contrasti "da cartolina": il turchese della laguna è accecante e fa da sfondo a coralli ora gialli, ora rossi, ora arancio e spesso viola. Il capitano dà corda ai nostri gridolini di gioia. Non sembra spazientirsi nonostante sia un veterano di quest’acquario gigante. Il tranquillo ronfare del motore ci porta verso la riva. Approdiamo a remi. Legato il gommone a una palma sdraiata sul bagnasciuga, comincia lo sbarco: 14 gambe, 14 pinne, 7 maschere, 7 boccagli, diverse scarpette in plastica, molti zainetti, qualche marsupio e borsoni coi viveri.

Ci guardiamo attorno come ubriachi: siamo scesi in paradiso. Il silenzio è rotto solo da qualche cinguettio lontano, anzi no… c’è anche qualche coccodè, a ben sentire. Nasi in su. Scricchiolii di piedi su foglie secche. Sciabordio impercettibile e sussurri a due voci.

"Scusa ma… questo è un grugnito!" "Beh, può anche essere: il motu, sul lato ovest, è abitato. Forse allevano un gallo e compagne, e certamente c'è pure un maialino..."

Sempre più trasognati - chi a seguire le orme dei granchi di terra che scavano buche enormi come tunnel, chi col capo abbassato a raccogliere conchiglie abitate da indispettiti paguri, chi col naso in su e la mano a visiera per proteggersi dal sole- siamo finalmente svegliati dalla voce del Capitano che ci richiama all’ordine e ci dà istruzioni su come procedere per “pucciarsi in paradiso”, come si direbbe a Milano.

"Si fa così: mettete le scarpette di gomma e tenete in mano le pinne, la maschera e il boccaglio. Spruzzatevi addosso un po' di Off per le zanzare e spicciatevi a seguirmi!" "Ma scusa… poi che ne facciamo delle scarpette?" "Dopo te lo dico, muoviamoci!" Sembra che abbia le idee molto chiare sulla programmazione del nostro divertimento: "Nicole, dai la mano a Jonathan... Carlotta, lascia il mondo dei sogni e torna tra noi... Benedetta aspetta, faccio strada io... Elena, molla quella sigaretta e cercati le pinne... Marianna fammi il favore: smetti di pettinarti e andiamo altrimenti la corrente comincia a diventare forte! Ci siamo tutti?"

Ci incamminiamo in fila indiana. Ma non seguiamo la stessa velocità del Capitano. E come si fa? Con tutte quelle centinaia di cose da vedere abbassando lo sguardo a terra. Poi il terreno diventa ostico. Sul corallo duro e appuntito è come camminare sulla lava vecchia di cent’anni. Bisogna stare attenti perché se si cade addio bagni per qualche giorno, data la velocità d’infezione delle ferite ai Tropici. Il Capitano si ferma. Si mette le pinne e infila le scarpette dentro al costume. Sputacchia nella maschera e noi nel chiacchiericcio generale facciamo altrettanto.

Poi le istruzioni. "Il canale d’entrata della oha è segnalato da quel paletto bianco. Nuotate fino a quella testa di corallo e poi vi immettete nel canale. Non avete bisogno di nuotare, la corrente vi porterà. Se doveste fermarvi, per qualsiasi problema o solo perché volete guardare qualcosa, date il fianco alla corrente e allargate le gambe stando ben piantati per terra coi piedi. Non toccate i coralli e non saliteci sopra: prima di tutto perché potreste ferirvi e poi perché i coralli si danneggerebbero. Le scarpette le infilate nel costume, vi serviranno ancora quando arriverete in fondo alla oha e dovrete camminare in 10 centimetri d’acqua e corallo per un bel pezzo prima di arrivare al gommone. Bene, io vado. Buon divertimento, ci vediamo là in mezzo: c’è uno spiazzo di sabbia dove potersi fermare tranquillamente. In quel punto c’è un gruppo di anemoni bellissimi." continua "Tahaa: 80 centimetri di paradiso" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 4 volte - Torna indietro



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