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Il veneto che insegna l’arte del legno in Brasile

Commercio equosolidale, Solidarietà, Onlus

Solidarietà. Antonio Brunello, il veneto che insegna l’arte del legno in Brasile, a cura di Maria Cristina Caldana.

Brasile. Commercio equosolidale, Solidariet�, Onlus

Sito o fonte Web: www2.regione.veneto.it/videoinf/periodic/precedenti/74/brunello.htm Ho sempre fatto il mobiliere - ci racconta Antonio Brunello - sin dall’età di 19 anni, dopo aver imparato il mestiere alla scuola dei Salesiani a Torino”. Attualmente l’industria Brunello, da lui fondata nel ’57, produce mobili di classe per grandi firme. Dal ’94 l’attività è passata al figlio e lui, una volta in pensione, trascorre sei mesi all’anno in Brasile con la moglie, ad insegnare ai ragazzi delle favelas a costruire mobili.



“In uno di miei viaggi turistici, con una comitiva - ci racconta - ero passato per Limoeiro, una cittadina dell’entroterra brasiliano, nello Stato del Pernambuco, a pochi chilometri da Recife. Il caso volle che incontrassi Padre Luigi Cecchin, un missionario, ora ottantenne, di Galliera Veneta, che aveva creato una scuola per ragazzi, con l’obiettivo di insegnare loro un mestiere. Aveva allestito una falegnameria, un’officina meccanica, laboratori di elettrotecnica, di carpenteria, di taglio e cucito. Quando sono entrato nella falegnameria, che lui mi ha mostrato come fosse il suo gioiello, sono rimasto un po’ perplesso e gli promisi che, una volta in pensione, sarei andato a dargli una mano. Cosa che feci dopo due anni. Nel frattempo mi ero organizzato per mandare dei container in Brasile con macchinari che da noi, in seguito alla legge italiana avrebbero dovuto essere modificati e sostituiti, mentre per la scuola di Limoeiro erano sicuramente innovativi. Altri industriali del settore, pensando quanto sarebbero stati utili ai 75 ragazzi dai 14 ai 18 anni che ogni anno entrano nella falegnameria della missione per imparare un mestiere, furono ben felici di cedermeli”.

Antonio Brunello, in una delle sue visite alla scuola, si accorse che le macchine restavano in un angolo, inutilizzate, perché nessuno sapeva adoperarle. Decise così di recarsi personalmente alla missione per insegnare i metodi di lavoro e l’uso di queste nuove attrezzature, limitandosi inizialmente a trasferte di qualche settimana, divenuti poi soggiorni di sei mesi.



“Nella falegnameria - ci spiega - insegno tecnica della costruzione e disegno ai 4-5 tecnici specializzati della scuola, che poi a loro volta, seguono gli studenti del primo e secondo anno, istruendoli all’uso dei macchinari per costruzione di mobili, la realizzazione dei modelli e delle sagome. Prima del mio arrivo, conoscevano solo chiodi e martello; non sapevano neppure che cosa fossero le spine, i tenoni, la coda di rondine. Per eliminare i chiodi dalla falegnameria, ho dovuto proibire al missionario di comprarli! A piccoli passi, ma i miglioramenti sono venuti. I ragazzi hanno imparando a fare le sedie, i banchi della chiesa, le cucine… Adesso la scuola sta producendo per l’esterno e il laboratorio ha portato un po’ di benessere all’intero villaggio, che comincia ad essere conosciuto ed apprezzato per i suoi prodotti di falegnameria anche nelle città più lontane".

L’area di Limoeiro, città di 70.000 abitanti, nel nord-est del Brasile, è una delle più povere del Paese. Gli abitanti vivono di piccolo commercio e di agricoltura, ma qui la canna da zucchero si taglia ancora con il macete. I giovani, se vogliono lavorare, devono trasferirsi nelle grandi città. La scuola, fondata da Padre Luigi Cecchin trent’anni fa, è l’unico centro professionale di quella zona. Non c’è altro: ne’ un istituto, ne’ un’associazione, ne’ una cooperativa. Il missionario ha comprato questa terra, vi ha costruito delle baracche e ha invitato gli abitanti del luogo a far parte della comunità. Accoglie oltre 700 bambini e ragazzi, la maggior parte provenienti dalle favelas, e si occupa della loro educazione e formazione, anche attraverso le adozione a distanza. Al centro riescono a imparare un mestiere e molti vengono richiesti dalle industrie ancora prima di terminare gli studi.

Ma cosa spinge Antonio Brunello da nove anni, a tornare in Brasile?
"L’enorme gratificazione e soddisfazione che ricevo - risponde - e che mi ripaga ampiamente delle energie spese in questa attività. Mi appaga constatare che i ragazzi hanno entusiasmo e imparano: per me è una conquista, mi sento di nuovo utile. Quest’anno, addirittura, alcuni di loro hanno aperto bottega, dando lavoro ad altri. Nascono questi piccoli centri per gemmazione e sta ora crescendo un polo di mobilieri. Quando creo un nuovo modello, i miei allievi si fanno in quattro per imitarlo: un impegno che testimonia la loro buona volontà. Ai miei corsi vengono anche tecnici di altre scuole e ultimamente abbiamo costruito 60 banchi per la chiesa, scegliendo il modello più adatto allo stile della struttura, oltre che il più comodo e funzionale. Realizzato il prototipo, lo abbiamo testato e poi abbiamo costruito le "dime", le sagome, mettendole "in catena" per procedere alla lavorazione in serie, come si fa nelle nostre fabbriche. Ho distribuito il lavoro, individuando tempi e modalità di esecuzione, educando i ragazzi anche a una mentalità commerciale".

"Non solo la falegnameria è bene avviata - spiega Brunello -. Una coppia di industriali bresciani, ad esempio, sta curando lo sviluppo dell’officina meccanica, mentre un ingegnere ha avviato dei corsi di elettrotecnica e quest’anno porterà un nuovo sistema di impiantistica… Vorrei fare un appello agli imprenditori in pensione: provate a fare volontariato nel vostro settore! I missionari che hanno avviato questo tipo di scuole all’estero, con il vostro aiuto possono contribuire a realizzare una società più rispettosa dei valori umani e voi, in cambio, lo posso assicurare, riceverete molto, molto di più". (Pubblicato il 29 maggio 2004) - Letture Totali 108 volte - Torna indietro



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