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Una vera casa

Racconti e Articoli di Viaggio

Racconto di viaggio tratto da "Cubalibro", di Claudio Montalti, giunto alla ristampa. - Inviato il 12 gennaio 2004 da Claudio Montalti.

Una vera casa

Sito o fonte Web: www.claudiomontalti.net Entrando nel terminal delle gua-gua di L’Avana, mi sentivo rilassato. Nessun timore turbava la mia serenità, sapevo che non si sarebbe ripetuta la maratona del mio primo trasferimento. L’impiegata a cui mi ero rivolto per pagare il biglietto mi aveva gratificato di un sorriso prima di farmi accomodare nella sala di attesa. Avrebbe pensato lei ad avvertirmi quando fosse venuto il momento di pagare.



Rimasi a portata di voce. Quella signora mi sorrideva continuamente ma io mi innervosivo mentre l’orario della partenza si avvicinava senza che io potessi apprendere cosa dovessi realmente fare. L’ennesimo gesto con il quale l’impiegata mi comunicò di stare tranquillo in risposta alla mia preoccupazione, si scontrò con la chiamata della mia gua-gua. Quella voce stentorea riecheggiò a lungo tra le spesse pareti della sala partenze, soltanto in quel momento constatai sbalordito che per l’impiegata ero stato un gradevole diversivo nel suo ‘pesante’ lavoro quotidiano: non poteva fregargliene meno di me. Le avevo inviato un treno di accidenti prima di precipitarmi fuori.

Dopo la frescura della sala partenze, il calore esterno mi investì come se avessi spalancato una porta su una fornace ma non feci nemmeno un passo che fui subito bloccato. L’autista, che assolveva anche al compito di controllore, non mi fece passare. Non si poteva, senza il biglietto. Replicai diverse volte come un disperato che avevo la prenotazione, finché non mi fece capire a gesti che dovevo andare al secondo piano, dove si trovava la lista delle prenotazioni.

Ansimante per la corsa e il peso dei bagagli, udii il mio nome nello stesso momento in cui superavo l’ultimo, ripido gradino. Con un filo di voce risposi al funzionario e mostrando il passaporto ottenni quel preziosissimo tagliando.

Il mio vicino di posto sulla gua-gua, Julian, coetaneo ma affetto da una calvizie precoce, gli occhi che si muovevano vivacissimi dietro spesse lenti da miope, fu il nuovo angelo custode.. Julian studiava e lavorava all’Accademia Navale di L’Avana e si recava dalla moglie e dalla figlia di due anni a Playa Giron, dove abitava, come faceva ad ogni fine settimana da ormai tre anni. continua "Una vera casa"

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