Quelli dell’Habib


Inserito il: 08/12/2004 da Giovanni Mereghetti
Email: giovannimereghetti@tiscalinet.it
Sito web: http://www.viaggiatorionline.com/profile.asp?id=Giovanni+Mereghetti
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Purtroppo, come se non bastasse, ci si sono poi messi tutti gli appassionati di off road dando il vero colpo di grazia: le ex esili vie di comunicazione di un tempo sono oggi autostrade nella sabbia in cui sfogare potenze e velocità. Purtroppo, e lo dico per loro, l’obiettivo di questi avventurieri moderni è quello di percorrere chilometri e chilometri nel nulla cercando di scavalcare i cordoni di dune senza insabbiarsi, o magari trovare un punto gps disperso nel nulla senza interessarsi minimamente del mondo che li circonda.

Non tutti sono “smanettoni”, questo è vero. Il vero ‘sahariano’ esiste ancora. Quelli che un tempo partivano con vecchie Yamaha 400 dal serbatoio cromato, oggi partono a bordo di fuoristrada. E’ passato un po’ di tempo, è cambiato il mezzo, ma lo spirito è rimasto lo stesso. E’ facile individuarli al bar del porto. O loro volti sono segnati. Nelle loro rughe traspare sempre un velo di polvere e i loro sguardi sono sempre rivolti verso il mare.

Molti di loro viaggiano con i figli. Cercheranno di trasmettere loro le proprie esperienze e soprattutto il proprio amore verso l’Africa. Viaggiano con i ‘sahariani’ del domani non solo per non cancellare le vecchie tracce lasciate sulla sabbia negli anni passati, ma soprattutto per tramandare i sentimenti del loro cuore malato di Sahara.

L’ora della partenza si avvicina e l’emozione cresce già quando il sole scompare dietro le colline liguri. Il buio sta arrivando e tra un po’ la nave dei sogni salperà. Una cena al self service, due chiacchiere al bar e poi a nanna, fino al nuovo sorgere del sole. Chi non dorme non si annoia: c’è chi gioca a carte, chi si rilassa a poppa o a prua immerso nei propri pensieri, chi sorseggia una birra al bar e chi invece si è già messo in viaggio muovendo il dito sulla Michelin 153.

All’arrivo a Tunisi, gli immancabili controlli doganali sono di solito sono veloci. Basta un’oretta, poi si passa dalla Polizia per un timbro sul passaporto e poi via, verso sud, dove l’asfalto lascia il posto alle piste sterrate. Ora che abbiamo lasciato alle spalle le acque del Mediterraneo, le nostre menti già volano nell’altro mare, quello di sabbia tanto sognato e sospirato. Ora siamo in viaggio davvero.

I racconti e le leggende s’intrecciano mentre il sole tramonta dietro l’ultima duna tinteggiando di calore il paesaggio africano e i nostri sogni di bambini scivolano alle barcane vicine. E quando nel cielo si accendono le stelle, è tempo di lasciarci la compagnia alle spalle.

La voce del silenzio ci chiama.

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