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Da Keflavik ad Egilsstadir (d’inverno…)


Inserito il: 10/07/2004 da Adriano Socchi
Email: adrimavi@libero.it
Sito web: http://www.adrimavi.com
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Arriviamo a Keflavik e subito l’Islanda si presenta: tempo cupo, una leggera fastidiosa pioggia e l’incessante ululare del vento, in aperta contraddizione con l’insegna di benvenuto dell’aeroporto che all’incirca pubblicizzava: teniamo il sole accesso sulle vostre vacanze 24 ore su 24. Eppure proprio queste condizioni sono le più adatte per immergersi nelle calde acque della Blue Lagoon, di per sé già molto suggestiva, lo è ancor di più con il cattivo tempo. La Laguna Blu è un’enorme pozza d’acqua alimentata dalla centrale idroelettrica di Svartsengi e riscaldata dal sottosuolo lavico. L’acqua ha un colore celeste per via del fango di silice, bianco e limaccioso, che è depositato sul fondo della laguna. A causa del freddo le nuvole di vapore che s’innalzano dalla vasca sono particolarmente maestose, tanto da non far intravedere neppure l’adiacente struttura. La Blue Lagoon è un’esperienza unica, assolutamente da non perdere! In quale altro posto potrete tranquillamente sguazzare, in una scenografica piscina da “saga”, interamente circondata da campi lavici, in costume da bagno, con una temperatura di zero gradi e sotto la pioggia?

Lasciamo la prima delle tante meraviglie naturali per andarne a vedere altre raccolte in quello che è chiamato “il circuito d’oro”. A Grindavik imbocchiamo prima la strada 427 e, poi, la 42 che attraversano la penisola di Reykianes. Si tratta di strade sterrate e nerissime per via del suolo vulcanico. Serpeggiano, infatti, tra distese di lava ricoperte da un irreale manto verde di soffice muschio e spessi licheni.

Arrivati a Hverageroi la strada ritorna asfaltata e c’immettiamo nel “circuito d’oro”. La prima attrazione che incontriamo, ovviamente naturale, è il cratere di Kerið, profondo una cinquantina di metri e con un diametro di cento. All’interno il lago è completamente ghiacciato, le pareti hanno tonalità nere, rosse, verdi, marroni e gialle. Superiamo la diocesi di Skalholt e giungiamo poco prima che tramonti il sole alle cascate di Gullfoss, la maggior attrazione turistica di tutta l’Islanda. La caratteristica, oltre all’enorme massa d’acqua, è un doppio salto, il secondo dei quali si getta in uno spaventoso canyon profondo 70 metri.

Sette chilometri più a sud c’è Geysir un territorio pieno di sorgenti da cui sgorga acqua calda. Qui si può assistere, all’incirca ogni dieci minuti, all’eruzione dello Strokkur che spara getti di vapore fino ad un’altezza di 30 metri. Lo spettacolo è visibile già da lontano lungo la strada, ma quando arriviamo è ormai buio, visiteremo il campo geo-termico di Geysir, da cui ha origine la parola internazionale «geyser», l’indomani. All’alba, ossia alle 08:30, assistiamo a tre eruzioni di vapore dello Strokkur e osserviamo da vicino delle pozze in cui l’acqua bolle a tal punto da creare piccoli zampilli alti dieci, venti centimetri come nel caso del geyser di Litli. Lasciamo Geysir diretti a Pingvellir. La strada n° 365 è sbarrata da una transenna con un significativo ed emblematico cartello: “closed”. Indifferenti dell’avvertimento proseguiamo, ma dopo alcuni chilometri siamo costretti a ricrederci e fare marcia indietro. Cumuli di neve c’impediscono di continuare. Siamo allora costretti, per arrivare a Pingvellir, a prendere la statale n° 36, che volevamo evitare, in quanto la deviazione comporta un notevole allungamento. Pingvellir, un po’ deludente, è un luogo roccioso di primaria importanza per gli Islandesi. Qui fu istituito nel lontano 930 d.C. l’Alping, il primo parlamento islandese. Vale la pena percorrere il sentiero che si sviluppa nella gola dell’Almannagjà, se non altro per avere la suggestione di camminare lungo la fossa tettonica che annualmente separa di pochi millimetri il continente americano da quello europeo.     continua "Da Keflavik ad Egilsstadir (d’inverno…)"

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