Home Racconti, Articoli, Diari, Reportage di Viaggi Racconti, Articoli, Diari, Reportage di Viaggi Adam’s Peack: la montagna sacra Adam’s Peack: la montagna sacra

Adam’s Peack: la montagna sacra


Inserito il: 13/05/2004 da Adriano Socchi
Email: mailto:adriano.socchi@libero.it
Sito web: http://www.blucomfort.com/adrimavi/
Letto 2490 volte

 Clicca per ingrandire Clicca per ingrandire Clicca per ingrandire Clicca per ingrandire

Il tratto più impervio s’incontra quando il sentiero di scalini (circa 3.500) s’inerpica in mezzo alla foresta. L’umidità diventa insopportabile! Inutile anche trovare sostegno nei cartelloni che, lungo tutta la salita, scandiscono l'avanzare degradando fino al numero zero: alla fatidica meta non so è affatto arrivati ma si continua ancora a salire. L'arrivo è segnalato dalla fine dei gradini, quando ti trovi in vetta, sul piccolo pianoro che ospita il sacro tempio. In cima fa freddo, ma almeno è smesso di piovere. Una fitta nebbia e il buio della notte ci avvolgono in una sorta di girone dantesco. Rndiamo omaggio all’orma sacra, di chi sia non importa, avvolti in un misticismo quasi palpabile. Purtroppo, a causa del tempo non potremo apprezzare il panorama che altrimenti si goderebbe dalla cima. Vediamo alcuni pellegrini toccare una campana. Cerchiamo di fare lo stesso pensando a un segno di riverenza, ma il guardiano del tempio ci ferma spiegandoci che soltanto chi è già stato sulla vetta ha diritto a farla suonare. "Beh, sarà per la prossima volta, chissà…" ci diciamo.

Non ci resta che fare un ultimo giro intorno alla roccia e prepararci alla discesa, non prima però di esserci massaggiati le ginocchia doloranti. Sulla via del ritorno, in più punti siamo costretti ad utilizzare le torce portate da casa. I pali della luce situati lungo il tragitto sono a volte così distanti, che altrimenti si camminerebbe letteralmente al buio. Colpisce a dispetto del buio, dell’ora e del brutto tempo, il flusso inarrestabile di gente, giovani e vecchi, che continua imperterrita ad avanzare dal fondovalle. Incontriamo tre donne anziane che avevamo superato all’andata le quali, riconoscendoci, ci chiedono quanto manca alla vetta. Quasi tutti salgono con addosso pesanti coperte per proteggersi dal freddo, tanto che sembra di vedere una processione di figure fiabesche. Terminato il tratto brutto, ossia quello degli scalini, ci fermiamo a riposare e mangiare qualcosa in un ristorantino. Accanto a tre monache buddiste, ordiniamo una sorta di piadina bolognese, molto buona, e una Coca Cola. Sobbalzo dalla sorpresa nel sentire, alla radio, una canzone dei Gautam Gupia di cui mi ero comprato una musicassetta quattro anni prima in India. Ripartiamo per Dalhouise dove gli altri del gruppo Cece ci stanno aspettando. Il cammino è ora ben illuminato. Le tenebre della notte insieme alla noiosa nenia religiosa diffusa dagli altoparlanti, sistemati sul percorso, rendono il finire del pellegrinaggio più che mai emozionante. Girandoci indietro, guardando verso la vetta il sentiero sembra la colata lavica di un vulcano in eruzione. Quando siamo ormai quasi arrivati incontriamo diversi giovani salire, tutti insieme. Hanno l’aria di essere dei gruppi in gita parrocchiale e, meravigliati di vedere scendere due occidentali dal Picco d’Adamo, danno sfogo alla curiosità sommergendoci di domande.

Ah, la gente… Ne parlo all fine perché i pellegrini costituiscono l’aspetto più straordinario della salita al Picco d’Adamo. Gli incontri che si fanno durante la salita sono numerosi e stupefacenti. Si cammina fianco coi pellegrini e il fatto di condividere la fatica crea una sincera solidarietà che è indipendentemente dalla razza e dal credo. Abbiamo incontrato giovani aitanti, vecchi ansimanti, chi cantando e chi pregando. Molti erano a piedi nudi, alcuni erano malati o addiruttura moribondi, portati in spalla distesi sopra una lettiga da cordate di giovani. Qua e là, capannelli di pelegrini stavano seduti a riposare, molti dormendo sopra le panche dei dormitori. Per tutta la salita è stata tangibile la sensazione di andare a visitare qualcosa di sacro, di vivere qualcosa di ascetico. Tutti salutavano, anche solo un cenno, un po’ come da noi in montagna quando ci s’incontra sui sentieri.

La salita all’Adam’s Peack che raggiunge la ragguardevole altezza, per essere in Sri Lanka, di 2.243 metri, costituisce una strana impresa alpinistica, con l'aggiunta del viaggio nel viaggio di un itinerario - e una meta - davvero insoliti anche per lo Sri Lanka, assai diverso da quello delle pianure del triangolo storico - culturale, delle colline delle piantagioni di tè e delle coste dal mare tropicale, un vero "mondo a parte."

Torna indietro

Per Votare/Commentare chiudi questa finestra e clicca Ti è stato utile (ti è piaciuto) questo contributo? Votalo

I Top LIKE...
Le destinazioni
Viaggi Oceania Viaggi Africa Viaggi Europa Viaggi Nord America Viaggi CentroAmerica Viaggi Caraibi Viaggi SudAmerica Viaggi Asia Viaggi Medio Oriente Clicca sul Continente Viaggi ZONA_ITALIA