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Le vie del Kerry

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La Contea di Kerry è tra le più spettacolari della spettacolare Irlanda: da non perdere!, di Claudio Montalti - Inviato il 08 marzo 2014 da Claudio Montalti.

Le vie del Kerry

Sito o fonte Web: www.claudiomontalti.net Inizio a scrivere questo pezzo sul bus per Killarney, nome che dovrò ripetere sempre più storpiato finché la sua versione finale (la prima metà da interrompere su una aspirazione alla toscana, e il finale con una enne appena udibile seguita da una lunghissima iiiii...) non risulterà comprensibile ai tutti coloro che interpellerò nella Contea di Kerry

Pioveva a dirotto sotto un cielo livido alla mia partenza da Galway, quel "tipico" e immaginario tempo irlandese che non avevo ancora avuto modo di incontrare nei precedenti soleggiati, e persino caldi giorni, di maggio, e piove ancora mentre il bus percorre tutta la parte più interna della Contea di Clare, quella più a oriente del Burren. Dopo Clarinbridge (famosa per le ostriche) Kinvara (che ospita il castello di Danquaire), è tutta la campagna fino a Ennis. Poco prima di Limerick, sosto per vedere il castello di Bunratty, giudicato molto bello dai più, giudizio forse alterato dal fatto che vi si trova un ristorante in cui si mangia medieval style (a mani nude), si ascolta l'arpa dal vivo, si guardano giocolieri e buffoni di corte, e naturalmente si beve tanto. Più carina l'annessa ricostruzione di un villaggio tipico irlandese del 700...



Ad Adare, tappa successiva con vasca - è il caso di usare questo termine, perché il diluvio continua inarrestabile, e il mio maglione da montagna assume sempre più l'odore di cane bagnato - trovo la tipicità dell'architettura irlandese, che nella tappa precedente ho visto ricostruita, lungo uno splendido viale. Adare è una sorta di Alberobello locale, meta delle coppie irlandesi in luna di miele, perlomeno quelle fighette come diciamo in Romagna. Adare è anche sede di 18 buche che ospitano ogni anno l'Irish Open (una Wimbledon del golf), il cui green mi offre scorci spettacolari dalla strada, che percorro per raggiungere le rovine del convento francescano dell'800, bello anche queste immerse come sono in un paesaggio di ruscelli, stagni e brume che più caratteristico non si può.

Lasciata Adare, noto meglio un cambiamento nel paesaggio: gli onnipresenti muretti divisori tra le proprietà e le strade sono rimpiazzati da steccati, alberi, fossati e cespugli, tutti tirati a lucido come se il giardiniere fosse appena passato: uno spettacolo! Ultimo cambio di autobus a Limerick, che sembra incarnare quel che nel mio immaginario deve essere la civiltà industriale inglese: case costruite in file interminabili, alte e strette, una attaccata all'altra; muri ovunque grigio/neri di smog e residui di carbone; un fiume nero come pece... L'unico avvenimento che salva la mia tappa è una coloratissima manifestazione gastronomica nel quay pedonale, che coinvolge sia i ristoratori stellati che i genuini take away locali.

Arrivo a Killarney che le luci del - lungo - giorno stanno cominciando a scemare. Se Galway è una Rimini irlandese, Killarney è un po' la Riccione o - ancora meglio - la Milano Marittima del luogo. E nonostante il weekend sia ormai agli sgoccioli, tutti gli alloggi economici mostrano il cartello No-Vacancy. Evidentemente, gli indigeni sono abituati a riprendere la strada di casa solo il lunedì, per recarsi direttamente sul posto di lavoro, ma per me la faccenda si tramuta in un problema che risolvo solo dopo avere battuto a vuoto gran parte del paese e solo grazie alla squisita gentilezza di una gestrice di ostello che mi prende sotto la sua ala e mi scodella su un piatto d’argento una sistemazione appena fuori città, taxi compreso.

La sistemazione è davvero bella, soprattutto nella sua ampia sala pranzo comune, sicuro disponibile per cerimonie a vedere la annessa cucina professionale. Ogni parete è tinteggiata di un colore diverso, il pavimento è di legno, le tovaglie sono colorate e ravvivano le pareti foto di bambini irlandesi di altri tempi e di animali. Il salotto comune ha il bovindo caratteristico. Bello il giardino che risalta l'architettura originale della costruzione, uno chateau in piccolo. Chiudo la giornata con un piatto di pasta offerto da un gruppone di giovanotti di Frosinone.

Al mattino mi sveglio coi suoni della natura: non per niente siamo nel bel mezzo di un parco nazionale. Fatta colazione, una pioggerellina assai coreografica, non fastidiosa, ma molto bagnata (inzuppa!) accompagna i miei passi fino al paese. Quella e gli odori pieni di foresta, buoni odori e non i soliti - di terra, di muschio, di decomposizione - che si respirano in simili contesti. E la campagna, ah... mi mancavano questi paesaggi. Arrivo in paese prima del bus che avevo deciso di non aspettare, ed è subito confermata la prima impressione: Killarney è un paese molto trending, da gioiellerie, macchine di lusso, pellicce, vecchi (o anche giovani) danarosi accompagnati da top model, anche se a queste latitudini l'eleganza - molto british - lascia davvero a desiderare. E chi non può, si fa notare: auto truccate con interni di pelouches e stereo a manetta.

Per oggi decido di fare il turista-valigia e salgo su un torpedone che fa tutto il Ring of Kerry. Le tappe sono comandate e rigorosamente presso ristoranti-pub-negozi di souvenir e mercatini "stranamente" isolati... Trovo comunque e ovunque i miei angolini in cui osservare fantastici panorami (il Dingle sull'altro lato del braccio di mare), i rapidi e spettacolari giochi di luci ed ombre, il tutto respirando il vento salso dell'Oceano in quanto la gita lo lambisce costantemente.



Per il resto, la mia voglia di immergermi in quei scenari selvaggi deve arrestarsi contro le ampie vetrate ermeticamente chiuse del torpedone. Pur in movimento, il finale di gita a tagliare il Kerry da sud a nord regala altri panorami sontuosi, fino all'ultima tappa del Lady’s View, una vista "ad occhi di uccello" su tre laghetti che sembrano protendersi in un unico specchio d'acqua fino a Killarney e decido all’istante che l'indomani mi tufferò in tutta quella natura, lontana da strade e torpedoni.



Questa giornata lascerà dentro di me ricordi indelebili, anche perché ad un certo punto ho avuto davvero paura: davvero, quando viaggio devo proprio temere me stesso! Sapere dove sono finito sarà un lavoro complicato da eseguire sulle mappe forestali, ma il come ci sono finito è presto detto. La mia prima intenzione era fare il Boat&Bike Tour, ma dopo la giornata appena trascorsa, decido che non mi fregano. Trattengo la cartina del tour, sicuro che troverò sul posto i passaggi barca (o traghetto) che servono, oppure deciderò di circumnavigare con la mountain bike a noleggio i laghetti che già ho visto dall'altro. Non piove, ma tirano già folate violente e gelide mentre attraverso il parco cittadino fino al Ross Castle, punto di inizio del tour. Il primo passaggio boat (si tratta di una lancia da laguna) di pochi minuti costerebbe 15 sterline, per cui costeggio il primo lago, il Lough Leane per poi procedere in direzione del Gap of Dunloe , che mi aveva incantato in cartolina.



E' bello pedalare tra querce monumentali, costeggiando l’immancabile green. La bici regala libertà che a piedi non si hanno, ma l'ascensione - non dura ma lunghetta – verso il passo richiede un minimo di allenamento (che per fortuna ho), ma anche una bici ed un abbigliamento più adeguato: io sono vestito da passeggiata in città! A metà salita, un gruppo di mucche marrone chiaro, bellissime!, mi osservano tutte insieme dallo steccato candido senza lasciarmi con gli occhi nemmeno per un istante. Sembrano avvertirmi, ma non me ne accorgo. Ora posso dire che la sapevano lunga.

La strada si impenna impercettibilmente ma costantemente, divenendo sempre più stretta, mentre risale la vallata punteggiata dai tre laghetti. D'altro canto, il numero delle capre aumenta di pari passo col numero di pescatori che si danno alla pesca con la mosca. Lo scenario è d'altri tempi. Il verde è intenso e la strada sembra incunearsi sempre più in un paesaggio fatato. Comincia a piovere, ma quasi non me ne rendo conto, tanto sono rapito, e comunque a quel punto non c'è molto che io possa fare se non andare avanti. Magari al passo troverò un riparo, o un ristorante, o boh! Nemmeno ci penso a cosa mi aspetta e persevero a pedalare, fermandomi di tanto in tanto per guardare il bel panorama che mi sto lasciando alle spalle e prendere qualche immagine.

Scollino sotto la pioggia battente, senza vedere nulla in cui riparare. Davanti a me, in basso, si stende il lago alto, l’Upper Lake, che dovrei costeggiare sul lato inferiore a me più vicino fino ad andare a incocciare la Kerry Way, un tratto del famoso sentiero escursionistico che mi porterà sull'altro lato, da dove sarà tutta discesa fino a Killarney. Vado deciso, troppo deciso, confidando in una cartina che già è poco dettagliata e si sta infradiciando. Presto arriverò alla Kerry Way e di lì basterà seguirne i paletti e la mappetta non servirà più.

Vedo solo ora, che sono in pantofole all'ostello, dove sono invece finito con la mia faciloneria. Ho sì preso la Kerry Way, ma un'altra, che non andava a incocciare nessuna strada, tanto meno a quella parallela a quella percorsa dal torpedone, di ritorno dal Lady’s View. Ho attraversato pascoli, fattorie, chiuso e aperto cancelli, varcato bici in spalla ben due crinali con almeno 200 metri di ripidissimo dislivello ciascuno, sfiorato pecore, inzuppandomi fin oltre la caviglia nei rivoli d'acqua che scendevano copiosi le chine erbose che calpestavo, perché ovviamente è continuato a piovere forte per tutto il tempo.

Il secondo crinale è stato di una bellezza unica, di un verde che mi esplodeva negli occhi nonostante la pioggia. Da dove venisse tanta luce, rimane un mistero... Un paio di volte ho temuto d'essermi perso perché non vedevo più i paletti della Kerry Way che stavo percorrendo, la cui ricomparsa, lontana, mi ha risollevato assai. Due ore di questa roba, e due lunghe e pericolose scivolate in acqua e fango ad un pelo da massi grandi come case, mi ha portato ad una vallata e ad una strada (sterrata), che ho salutato con sollievo. Alcune farm la punteggiavano in lontananza e per una volta ho accolto grato rumori isolati di motori a scoppio. L'ho discesa (ancora) deciso, allontanandomi (ora lo so) sempre più dalla mia destinazione (di circa 25, miglia non chilometri) invece di avvicinarmi come credevo.

Finirò a Kenmare, nella litoranea meridionale del Kerry, e tornerò per una strada più bassa e più lunga verso casa, godendo come potevo tra fame e freddo di nuovi e notevoli spaccati di Irlanda che mi sarei altrimenti perso. Una tappa per rifocillarmi mi ha dato quelle energie che non credevo più di avere, ma è stato solo grazie alle tante ore di luce ancora davanti a me ed al fatto che aveva finalmente spiovuto se son riuscito a tornare a casa.

Alla fine, conteggerò circa 125 chilometri, in parte a piedi, trascinando di peso la bici su erte che già sarebbero state impegnative con la sola attrezzatura da trekking. Però ho avuto la mia avventura irlandese, ho visto l'Irlanda che più rurale non si può e ho conosciuto gli irlandesi più rudi e puri, godendo a mia volta del loro illuminarsi per la consapevolezza di potermi aiutare, e vivendo dispiaciuto la successiva delusione al mio rifiuto di fermarmi per un birra o un bicchierino. (Pubblicato il 08 marzo 2014) - Letture Totali 668 volte - Torna indietro



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