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Reportage da Chisinau, Moldavia

Racconti e Articoli di Viaggio

Reportage da Chisinau, Moldavia, di Lorenzo Centenari (lcentenari@fastwebnet.it)

Reportage da Chisinau, Moldavia

Inesauribili domestiche, affettuose badanti, pacifici inquilini di parcheggi di periferia: conosciamo la Moldavia attraverso uno dei più massicci fenomeni migratori che mai abbiano investito lo Stivale. Ce la immaginiamo ascoltando racconti. Ma quale paese, in realtà, si lasciano alle spalle gli oltre centomila moldavi (diecimila a Parma e provincia) che attualmente risiedono in Italia? A quali sapori, costumi e colori rivolgono la propria nostalgia?

Sarà anche estesa come Lombardia e Trentino messe insieme, pagherà l’onta della più arretrata economia del Continente, eppure la Repubblica Moldova non cessa di ispirare ai propri figli pensieri romantici e incondizionato amor di patria. Certo oggi, scoraggiati da un tasso di corruzione fuori controllo e una manutenzione di arterie ed edifici ferma all’epoca della Perestroika, riesce difficile accettare che Chişinău, capitale di 700.000 abitanti, figurasse un tempo nell’elenco delle città modello diffuso dalla propaganda sovietica.

Che fosse essa stessa meta di immigrazione dalla Madre Russia. Ma nonostante uno spopolamento che interessa il territorio intero (di 3,5 milioni di cittadini, un quarto vive e lavora all’estero), a dispetto di un salario che quando va bene sfiora le 200 euro al mese, il maggior centro urbano della ventenne repubblica esteuropea avvolge il turista occidentale di energia, dignità, del fascino e non la pietà di un generale ferito in battaglia. Sono trascorsi secoli eppure la Moldavia, nell’immaginario nostrano, ancora combatte per ritagliarsi la propria identità: a fasi alterne confluita in quella rumena (1918-1939), separata per quanto affine, o annegata nell’espansionismo zarista prima (1812-1917), stalinista poi (1940-41, 1944-1991). La convivenza di etnie differenti come la moldava (dominante per due terzi) e quella russa, oltre a sublimare nei volti i connotati slavi e neolatini, testimonia un passato di vassallaggio ma anche di forte valenza strategica: frontiera di un impero in chiave politica, riserva di grano in campo agricolo. Proprio nella vasta campagna, dai ritmi lenti e le superfici ondulate, gli emigranti custodiscono le passioni più profonde, e nemmeno schiere infinite di grigi casermoni hanno saputo sbiadire il verde pubblico che penetra in ogni angolo della città, lasciando così semiaperta la cerniera con la natura circostante.

, sembrano tuonare a mo’ di oracolo gli imponenti , due simmetrici palazzoni che ricordano i pilastri di una porta cittadina. Chişinău nega in partenza un’esperienza di viaggio tradizionale ma tiene fede alla promessa di un’atmosfera genuina, dove una vita serena non casca dal cielo a nessuno ma qualsiasi ricorrenza pubblica o privata stappa damigiane di allegria e generosità. Dove i mezzi pubblici, o le centinaia di mercati ortofrutticoli, sono esempi di solidarietà e senso civico.

Estesa a perdita d’occhio, costruita assecondando i dislivelli di un terreno collinare, Chişinău mescola cemento a vere e proprie foreste metropolitane, ricche di laghi, spazi per bimbi e memoriali bellici. Celebre il Complexul Memorial Eternitate, eretto in nome dei caduti dell’Armata Rossa durante la Grande Guerra Patriottica. Due sentinelle armate presidiano la fiamma perpetua. Nel ’41, mentre guadagnavano Stalingrado, le forze dell’Asse distrussero tutto: benché nessun settore conservi alcuna testimonianza ottocentesca, la cattedrale ortodossa Nasterea Domnului, l’Arco di Trionfo e il monumento all’eroe nazionale Ştefan Cel Mare (1433-1504) di Piaƫa Marii Adunări Naƫionale valgono una sessione fotografica.

Come in altre nazioni che nel ’91 sciolsero il proprio patto con l’Urss la forbice sociale è spalancata, e una esigua minoranza di ricchi uomini d’affari sfreccia in Rolls Royce in faccia a chi, per rientrare dal lavoro, si aggrappa al filobus o a pittoreschi furgoni Mercedes allestiti per il trasporto collettivo. A chi, anziché a caviale e vodka sopraffina, pasteggia a kvas, antica bevanda russa fermentata, e semi di girasole. Il primato globale che la Moldavia detiene del maggior consumo procapite di alcool si deve anche alle fiorenti industrie vinicole di Cricova e Milestii Mici, cantine che attraggono stranieri e riforniscono Mosca e San Pietroburgo di vino pregiato. Per quanto il Pil della regione, per oltre un terzo, sia frutto dei transfer di denaro che colf e badanti, tempra da matriarche e cuore di tenere mamme, indirizzano a figli ed anziani. Alla loro contraddittoria, sofferente, adorata terra natia.

Notizie utili

Raggiungere la Repubblica Moldova dal Nord Italia è possibile grazie ai frequenti collegamenti offerti dalla compagnia di bandiera Air Moldova (Verona e Milano Malpensa gli scali di partenza) e dalla rumena Carpatair, che vola a Chisinau da Bologna, Verona e Orio al Serio (cambio di aeromobile a Timisoara). Prezzi a/r da 300 euro in su. La soluzione più economica (80 euro a tratta) consiste tuttavia nel viaggio : 30-40 ore di pullman o pullmino, un disagio ricompensato da paesaggi incantevoli. Scarsa la ricezione turistica: Hotel Cosmos e Hotel Chisinau le soluzioni suggerite per un mordi e fuggi nella capitale. La valuta locale è il Leu Moldavo (1 Leu = 0,06 Euro). La lingua ufficiale è il moldavo, pressoché identico al rumeno, la lingua di comunicazione interetnica è il russo. (Pubblicato il 01 giugno 2012) - Letture Totali 223 volte - Torna indietro



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