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Romania: Il Canto della Terra

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Il canto della terra, utilità per il viaggiatore che vuole essere informato sui costumi e le usanze di qRomania, saggio di Giorgio Mancinelli

Romania: Il Canto della Terra

Sito o fonte Web: www.larecherche.it Il nostro Gran Tour ha inizio lì dove il tempo, in un certo momento storico, sembrava essersi fermato e con esso la storia. Si chiamava così il viaggio intrapreso dai grandi viaggiatori del passato, quando viaggiare significava qualcosa di diverso che andare per diporto, a meno che non fosse per il solitario piacere dell'avventura, o in cerca di qualcosa che comunque esulava dall'essere un inviato speciale o aver intrapreso la carriera diplomatica. In quel caso si era quantomeno Console o Ambasciatore incaricato presso un regno o uno stato. Fatto questo che non ha mai riguardato un ricercatore etnico o il musicologo tout-court che si spingeva addentro in luoghi e ambienti sconosciuti. Solitamente era sempre attratto da una cultura pre-esistente che andava a scandagliare con viscerale bramosia di conoscenza più che a salvaguardarla dalla possibile estinzione. Più spesso era qualche acculturato locale che si accollava questa preoccupazione, con l'andare a cercare quelle che erano le "radici della propria terra", per dire che risaliva alle origini del proprio passato, e non solo quello più vicino a lui, quanto quello dei propri avi; di quelle che erano le tradizioni popolari entro le quali erano vissuti i padri, i nonni, i bisnonni, e che fino a quel momento nessuno aveva mai pensato di dover abbandonare.

Così come accade per la memoria degli uomini, che hanno scritto nel DNA un termine, anche per il tempo che passa e la storia c'è una fine segnata, e questa è contenuta nel superamento del millennio, che, per la Romania è stato l'anno 2000, in cui, finita la dittatura che la teneva schiacciata al suolo, ha trovato una sua rinascenza sociale e culturale, sebbene in modi differenti da regione a regione, inevitabile dal punto di vista geografico e delle diverse realtà etniche che la popolano. Questo perché la Romania è un puzzle di realtà diverse, formato di minoranze, di usi e costumi, di contrasti tra città che guardano al futuro e villaggi sperduti tra le montagne, rappresentativo di un mondo alla ricerca di se stesso, per molti di noi ancora sconosciuto. Oggi, la Romania è parte integrante dell'Unione Europea (Gennaio 2007), ed anche se le cronache dei diversi paesi comunitari si riempiono di talune malefatte, forse dovremmo ricordarci che ciò non riguarda tutta la popolazione, bensì un numero esiguo di sbandati e disadattati frutto di decenni di dura repressione. Ciò non vuol dire che sono scusati per quello che fanno, ma va comunque riconosciuto loro di non aver goduto di quella libertà che concerne alla dignità umana e che permette la crescita della civiltà.

Quello che affronteremo quest'oggi è dunque un viaggio che ha del "turistico", seppure lo scopo recondito che mi ha spinto in questa ricerca è comunque "musicale", per quanto non sia svolta, come si dovrebbe "sul campo", bensì in ambito letterario e discografico, di materiali recuperati sul mercato. Ciononostante essa è frutto di "immagini" raccolte dal vivo, dall'esperienza diretta, tra passato e presente che la Romania che verrà, offre a chi è interessato a scoprirla nelle sue ricche testimonianze d'epoca romana, chiese bizantine, monasteri arroccati, solenni fortezze e chiese affrescate nascoste nella cupa esistenza dei suoi villaggi e il luminoso "capriccio" delle sue città. Un susseguirsi di scenari in cui perdersi come in una "isola" dalla natura bizzarra, ricca di colori: il verde delle foreste, il blu dei suoi cieli, il rosso e il giallo dei costumi, il nero delle gole buie, il cristallo delle acque dei suoi fiumi e dei suoi laghi sparsi come tanti gioielli incastonati nella corona delle sue montagne, forse un tantino kitsch e comunque come in un diadema, a formare un itinerario insolito e travolgente. Un avvincente percorso che va dalla multiforme Bucarest, anche detta "La Parigi dell'Est", coi suoi spaziosi e frequentati boulevard, alle terre della mitica Transilvania del conte Dracula, al delta del Danubio, fino alla costa bagnata, per un breve tratto, dal Mar Nero. Pur avendo una propria fisionomia storica, culturale ed etnica che la distingue nettamente dagli stati vicini, la Romania non costituisce una unità geografica ben definita a causa della mancanza per larghi tratti di confini naturali, dell'incertezza di quelli linguistici ed etnici, del loro frequente variare nei secoli.

Conoscere la storia di un territorio, la morfologia della sua natura, il clima, la flora delle sue pianure e la fauna dei suoi boschi, le condizioni di vita della sua gente, certo aiuta a comprendere la pur "semplice" vena creativa delle sue tradizioni popolari, a conoscere l'origine dei racconti di fiaba, la derivazione mitologica delle sue leggende. Così come conoscere le "sorgenti" della musica e del canto, permettono di comprendere la creatività dei "Lautari" quei virtuosi tzigani che riscossero molto successo nelle corti europee e presso musicisti colti e studiosi del folklore. L'etnomusicologia si è occupata poco di questa regione che ho appena definito "isola", perché in effetti di isola si tratta: una stravagante quanto eccentrica isola "narrata e vissuta" in musica dal popolo che l'ha formalizzata, pur dentro schemi originali irripetibili, perché virtuosa. Qui ogni forma musicale è concepita nel virtuosismo: dall'uso che si fa degli strumenti musicali, alla loro fabbricazione; dalle voci naturali tipiche del canto dell'Oltenia, alle danze vorticose della Valacchia e della Transilvania, fino ai ritmi infuocati della Moldavia e del Banato. In ognuna delle regioni che oggi compongono la Romania, le tradizioni sono molto radicate e rispecchiano la popolazione diversa che le abita, seppure è possibile affermare che una linea musicale comune le abbracci tutte, secondo una sorta di reciprocità e interscambiabilità che conferisce ad essa una sorta di uniformità e, in qualche modo, di unicità, riscontrabile e riferibile come ad un''unica entità popolare.

Ma è giunto il tempo di metterci in viaggio, e riprendere il discorso iniziale da dove il tempo, in un certo momento storico, sembrò essersi fermato e con esso la storia. Nelle diverse epoche storiche che si sono succedute, la creatività popolare ha svolto un ruolo incontestabile nello sviluppo della cultura romena. Gli storici hanno tuttavia evidenziato come, sotto il segno delle influenze folkloristiche, si collochino due vertici dell'espressività romena moderna: la musica di George Enescu e la scultura di Constantin Brancusi. In questo periodo si incontrano alcuni fra i più alti ingegni delle lettere romene, prosatori e poeti, come: Vasile Alecsandri, Mihail Eminescu, Tudor Arghezi, Jon Creanga e Mihail Sadoveanu, che hanno tratto ispirazione da motivi e canti di ballate della tradizione orale, nonché dalle fiabe e dalle leggende popolari". Tuttavia va qui necessariamente tenuto conto dello sviluppo relativamente tardivo dei generi letterari più colti, soprattutto la prosa, principale fonte dell'educazione estetica, della cultura spirituale e della formazione della personalità morale riguardo alle... continua "Romania: Il Canto della Terra" (Pubblicato il 03 febbraio 2012) - Letture Totali 236 volte - Torna indietro



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