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L’uomo del Wrangler 4000 V8

Racconti e Articoli di Viaggio

L’uomo del Wrangler 4000 V8, ritratto dal Sahara di Roberto "Robo Gabr'aoun" - Inviato il 20 giugno 2008 da Robo GabrAoun.

L’uomo del Wrangler 4000 V8

10 Luglio 2002. Nave Carthage. Stiamo ritornando dalla Libia e tutti i bar della nave sono affollati di turisti di ritorno dall’immersione invernale nelle sabbie. Sto attendendo che si aprano le porte del self service accanto ad un saloncino con tavolini e sedie. Alle mie spalle, l’immensa vetrata di due piani offre la vista del mare, nero come la notte lo avvolge. Nell’aria si accavallano i discorsi dei vari itinerari intrapresi. Un signore di mezza età, a pochi passi da me, tiene banco ad un gruppo di ragazzi. L’atteggiamento è quello - tipico - che mi disgusta: io so tutto, ragazzi, siete fortunati ad avermi incontrato.

Guardo senza interesse la scena. L’uomo alza lo sguardo ed incrocia il mio sguardo. Mi sorride e io faccio lo stesso, con educazione, prima di voltarmi di nuovo verso le porte chiuse del ristorante, a due passi da me. L’omone (è davvero enorme…) parla a voce alta, come a farsi sentire meglio da più persone. La signora al suo fianco lo guarda con occhi adoranti. Alcuni dei ragazzi ascoltano a bocca aperta l’immane massa di stronzate che vengono sciorinate con sì tanta capacità oratoria, ma le porte continuando ad essere sempre chiuse, ahimè…

Il fato vuole che io abbia la carta Michelin 953 che spunta dalla tasca della giubba, e che l’omone la noti. Mi chiama. Mi volto, guardandomi intorno a destra e sinistra. Dice proprio a me? Eh già dice a me… Vuole la carta? Ma certo, diamine, che gleila do! La mappa viene aperta sul tavolo. Anche tu Sahariano? No, no per carità: sono uno che viaggia così, per passione, niente di speciale.

"Ma sei stato in Sahara adesso?" "Bè, sì, ho fatto un giro in Libia, molto breve peraltro…" "Allora guarda qui che roba ho fatto!"

E già il suo "ho fatto", mi provoca una chiusura allo stomaco. Sento il calcio nella tibia che Anto mi sgancia tra la selva di gambe in attesa di entrare al ristorante, come a dirmi "Zitto e buono, mi raccomando…"

E allora sto zitto e buono, e guardo la carta, e il relativo ditone che segue l’asfalto libico fino a Sheba per poi deviare su Namous e tornare indietro a Tekerkiba… Gabraoun,Tekerkiba di nuovo e ritorno su Tripoli…. Segue la descrizione delle dune più alte del mondo tra Murzuq città e Namous, via Tazerbo. Qualcuno dei ragazzi interviene dicendo che ha appena percorso la classica Gadamesh-Ghat, pista bella e relativamente facile, d’accordo, ma senza dubbio più impegnativa della noiosa rotabile di sassi e sabbia che porta al Namous, ma l'omone non ci sta.

"Ragazzi, le dune di Awbari sono una barzelletta in confronto: a Namous ci sono le dune più immense dell’Africa…" interrompe il ragazzo. Altro calcio che mi arriva, ma non mi trattengo e faccio il discepolo… "Mi indica la zona di dune?"

Il ditone affonda sulla mia Michelin 953 all’altezza di Tazerbo. "Qui?" faccio come se cadessi dalle nuvole. "Ma è sicuro? Forse siete scesi a Rebiana e poi avete attraversato quell’erg da sud a nord…" "No, no. Proprio di qui! Ho il GPS, e che diamine…" "Strano, davvero strano" penso ad alta voce. "Perché strano?"

"Bè, è strano sì! Lì dune non ce n’è proprio. C’è sabbia come in tutte le piste Africane, ma dune proprio no…" C'è un attimo di silenzio, e il gruppo dei ragazzi che passa dalla mia faccia a quella dell’uomo come in una partita di ping pong. Mi volto a guardare se per caso le porte si sono aperte, ma restano sbarrate. L'omone fraintende il mio gesto e, incoraggiato, affonda.

"Ti sbagli,amico. Lì ci sono le dune più alte e bastarde della Libia…" "Boh, sarà sicuramente così: ci sarà stato un gran vento che ha spostato lì le dune dell’Edeyen o quelle di Rebiana…" faccio, molto ironico, e quasi non posso crede alle mie orecchie quando mi giunge il suo "Ah certo, può essere" di risposta. Rimango letteralmente  senza parole. Non posso credere che lui possa credere una cosa del genere. Ricomincia lo spiegone, questa volta portando l’argomento su Zellaf e laghi annessi.

I cordoni a nord di Gabraoun sono assolutamente invalicabili: quest’anno il vento li ha resi troppo taglienti ed è impossibile raggiungerli, anzi, non è possibile nemmeno avvicinarsi. Io taccio. Anto non ha nemmeno bisogno di darmi i calci. Qualcuno chiede dei laghi del nord… "Quelli? Irraggiungibili, a volte nemmeno a piedi…." Mi volto, pieno di speranza, ma quelle dannate porte sono sempre chiuse, accidenti a loro!

Uno degli ascoltatori, proprio accanto a me, si rivolge ad un vicino. "L’avevo detto io: non si può fare…" "Eppure qui sta scritto che…" e mentre parla tira fuori proprio davanti al mio naso un mio articolo, preso dal web, con una delle traversate compiute da nord a sud attraverso la ramla Zellaf.

Accidenti, questo davvero non me lo aspettavo. L’omone chiede di che si tratta e l'articolo finisce nelle sue manone. Anto si è ormai allontanata e, ormai privo dell'ultimo freno inibitore, sto pregando in tutte le lingue che conosco che si aprano le porte del ristorante e la fiumana umana mi trascini via. Ma non succede niente. Il capannello di ascoltatori è in perfetto silenzio ed il "Queste sono tutte cazzate" del tizio cade come un macigno sul mio stomaco. Non soddisfatto aggiunge un: "Mi piacerebbe vederli questi qui che scrivono queste cose: secondo me Zellaf non l’ha manco vista!"

Mi esce fumo dalle orecchie. Non mi trattengo e lancio sul tavolo silenzioso un mio: "Ci sono stato pochi giorni fa…" Tutti gli occhi si girano verso di me. "Dove?" Tutti gli occhi vanno su di lui. "A nord di Gabraoun: sono sceso da Bergen fino a Germa, diretto." Silenzio. "Ah bè. Da Bergen forse si può fare, ma da est…" "Anche da est: sono sceso da Brak a Germa lo scorso anno." "Con un aereo?" Fa lo spiritoso e io, serio: "No, con un Nissan vecchio ed esausto… Si può fare."

Accidenti, ormai mi sono lanciato. Le porte sono chiuse, ed io mi lascio prendere dalla stupida discussione. "Attenti… Leggete i libri e le guide. Informatevi sul web a fondo: troverete parecchi consigli ed info utili. Non vi lasciate impressionare: se si viaggia con umiltà non c’è nulla di impossibile…" dico rivolto ai ragazzi.

Finalmente il ristorante apre. Prendo la mia cartina e sparisco nel self service. Ritrovo omone e ragazzi il giorno successivo nel garage: stiamo attendendo l’attracco. Il caso vuole che abbiamo le auto vicine. Il ragazzo con l’articolo è proprio accanto alla mia auto. Quando apro le portiere mi guarda e con stupore guarda le scritte sulla carrozzeria, il mio pseudonimo, e me… "Ma,scusa, tu sei…" "Già, proprio io…" Anche l’omone arriva.

"Questi scritti qui sono i punti che hai segnato tu, allora…" "Sì, quelli, proprio quelli… Niente di particolare, ma molto bello come tragitto." L’omone arrossisce e rilegge l’articoletto. "Ah sì, è vero, avevo letto male… Bè certo che si fa passando di qui, e che diamine…" "Ma certo, sono certo che aveva letto male. Uno esperto come lei non avrebbe mai detto che si trattava di cazzate, se avesse letto bene, ne sono sicuro…"

Si apre il ponte sulla banchina e finalmente scendo. L’omone mi sfreccia accanto col suo splendido Renegade senza nemmeno una tanica sopra e io rido tra me e me. Il mondo è davvero buffo: viaggiare sull’Habib e sulla Carthage a volte è meglio che andare al Cinema! (Pubblicato il 20 giugno 2008) - Letture Totali 133 volte - Torna indietro



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