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Brevi note per comprendere la realtà polinesiana

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Brevi note per comprendere la realtà polinesiana, di Michele Salvatore - Inviato il 19 febbraio 2008 da Michele Salvatore.

Brevi note per comprendere la realtà polinesiana

Una premessa è d’obbligo.

L’approccio ad una nuova realtà , una nuova cultura , deve essere fatto senza preconcetti , con disponibilità ed una buona dose di sana curiosità .

La Polinesia e più in particolare le Isole della Società e solo 4 atolli del vasto arcipelago delle Tuamotu sono diventati la meta privilegiata del turismo ed in particolare del turismo legato alle nozze, ma il mito dei mari del sud non nasce a partire dalla bellezza delle isole,delle lagune, del clima o comunque non solo a partire da questo.

Il mito si è costruito e si alimenta attorno al modo di vivere dei polinesiani, della loro cultura e della loro storia, della loro innata ospitalità e generosità . La Polinesia non potrebbe essere la stessa senza di loro. Ciò anche per suggervi di programmare questo viaggio come una opportunità di scoperta e di conoscenza senza nulla togliere alla sua specificità e unicità : il viaggio di nozze !
Cercherò di introdurvi a questa realtà con alcune parole chiave ; a voi poi di approfondirle se ne avrete voglia e opportunità.

La Polinesia ha iniziato ad avere i primi contatti con l’occidente e conseguenti scambi culturali e commerciali agli inizi del 1800 . Bougainville e Cook sbarcano a Tahiti nel 1768/69 e i polinesiani o meglio i Ma’ohi , non conoscevano ancora il metallo . Ciò per dire che il popolo polinesiano ha fatto in 200 anni il percorso che noi europei abbiamo fatto in più di 2000 anni : dall’era della pietra a quella post informatica in una manciata di generazioni .

In qualsiasi altro popolo ciò avrebbe prodotto dei grossi ed irrimediabili scompensi , ed abbiamo esempi in tutto il mondo . Ciò non si è verificato qui e questo, grazie alla filosofia di vivere tipica polinesiana oltre alla loro apertura verso il nuovo e la grande curiosità e disponibilità .

Certo, vi sono contraddizioni evidenti, la ricerca di una rinnovata identità dalle tinte un po sfumate ma, non come ci si potrebbe aspettare dopo salti generazionali di questa portata.

Ciò è da tenere sempre in prima considerazione , in primo piano, quando si osserva la realtà del Fenua : una imprescindibile chiave di lettura.

Fenua in lingua ma’hoi vuole esprimere ciò che noi riassumiamo nel termine Paese, ossia la terra e gli uomini che vivono in una nazione.

Per il ma’hoi la terra, ossia l’isola e gli uomini che la abitano, sono un tutt’uno indissolubile .

Alla nascita, la placenta viene sotterrata nella terra della famiglia e nello stesso luogo viene piantato un albero da frutto, un albero dal quale potrà in seguito trarre sostegno materiale e spirituale per lui e la sua discendenza .

La Placenta ( pufenua) e la terra ( fenua) nella quale dimora è una forma simbolica del suo essere ma’hoi e appartenere alla sua terra. Si, perché nella tradizione di questo popolo “ l’uomo appartiene alla terra e non il contrario” . La proprietà individuale certo esiste ma è una proprietà famigliare e di norma non in vendita ; tanto più che nella stessa terra sono stati e verranno tumulati i membri della famiglia ( nelle isole vedrete spesso nei giardini delle tombe ) . A parte Tahiti , nelle altre isole questo concetto è ancora presente ed è difficile trovare terra in vendita e, anche quando se ne trova non è facile concludere l’acquisto poiché c’è sempre qualche rivendicazione da parte di membri della famiglia che non sono d’accordo. Se a questo poi si aggiunge che solo recentemente si sta cercando di costruire un catasto che sia degno di questo nome potete ben capire quali noie può avere l’eventuale acquirente.

Comunque, l’acculturazione occidentale sta relegando sempre più questo concetto di terra nel dimenticatoio degli usi e costumi di un tempo e la nozione del profitto ha cominciato a prendere il sopravvento . Giocoforza il soppiantare la trasmissione orale della proprietà ( seppur riconosciuta da tutti gli abitanti dell’isola) con la forma scritta del Catasto .

I “ FETI’I “ ( persone unite da un legame di parentela) , formano la grande famiglia polinesiana.
Tradizionalmente la famiglia polinesiana è vasta, quindi complessa e fluttuante : fratelli, sorelle e loro congiunti, i loro figli sovente numerosi e in alcuni casi sposati, mogli e concubine dei figli, genitori, vivono sulla stessa terra di famiglia, in uno spazio comunitario e il più delle volte condividono le risorse del “ Fa’a’apu” ( letteralmente : il girdino che ogni cosa ha ) e della pesca.

Questa organizzazione della società tradizionale và man mano lasciando il passo a quella che viene chiamata “ la petite famille “ : l’omologazione occidentale che prevede un padre, una madre e i figli.

La Petite famille si struttura differentemente per adattarsi ad un mondo sempre più urbano ed occidentale , ma i valori tradizionali della grande famiglia restano per fortuna sempre vivi .

Il minimo avvenimento famigliare è l’occasione per riunirsi e fare la festa insieme e dividere il grande pasto dove ognuno contribuisce portando qualcosa . In queste occasioni , e ce ne sono tante, uno dei soggetti preferiti di discussione è il legame di parentela con quello o l’altro feti’i . E’ bello trovare un legame comune, anche lontano . Tutto ciò da l’impressione a noi, “popaa “ visitatori, stranieri, che tutti ,in un modo o nell’altro, sono imparentati .

Questo attaccamento alla vita comunitaria e la generosità e solidarietà famigliare , come pure la nozione di famiglia allargata, è ancora ben presente e salda oggigiorno.

Anche questa è un’altra chiave di lettura importante per comprendere la realtà polinesiana odierna.
Nei prossimi giorni cercherò di ampliare ulteriormente queste riflessioni .

Nanà arue (Pubblicato il 19 febbraio 2008) - Letture Totali 135 volte - Torna indietro



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