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L’India dal finestrino di un treno

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L'India raccontata affacciandosi dal Gorakhpur Express, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

L’India dal finestrino di un treno

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Il treno si chiama "Gorakhpur Express", parte dalla città di Bombay alle sei e trentacinque del mattino ed arriva a Varanasi alle dodici e cinquantacinque del giorno dopo, percorrendo 1.487 chilometri in trenta ore e venti minuti, ma questo è l’orario ufficiale. Non contateci. Il treno non arriva mai puntuale. In realtà bisogna mettere in conto, ad essere ottimisti, almeno due ore di ritardo che il treno inevitabilmente accumula durante il lento procedere e il lungo tragitto. Quanti riescono ad arrivare a Varanasi dopo trentatré ore e rotte di viaggio, così com’è capitato a noi, all’invidiabile media di quarantacinque chilometri l’ora, devono considerarsi ben fortunati.



Alle quattro e quarantacinque in punto abbiamo appuntamento con lo stesso tassista che ci ha accompagnato per Bombay nei giorni scorsi. Lo troviamo in strada, puntuale, proprio davanti alla porta dell’hotel. Sohail sta dormendo sulla capote della sua auto. Per svegliarlo dobbiamo scuoterlo più di una volta. Nella notturna Bombay, lungo le ampie strade deserte, ancora una volta colpiscono le migliaia di senzatetto che dormono all’aperto, chi su di un pericolosissimo spartitraffico largo appena trenta centimetri, chi ai bordi delle strade, chi sotto le loro bancarelle e chi, semplicemente, sul marciapiede.

Arriviamo alla stazione di "Dadar" alle cinque e trenta. Il convoglio è ancora, in gran parte, vuoto, ma sta incominciando a riempirsi. Il treno è lunghissimo e domandiamo al capostazione dove si trovano le carrozze letto. Costui ci indica con la mano la testa del treno. Con gli zaini in spalla ci avviamo lungo la banchina, accorgendoci di essere gli unici stranieri presenti. All’altezza del penultimo vagone, leggiamo su di un foglio sgualcito e appiccicato con lo scotch i nostri quattro nomi scritti a mano, in mezzo a tanti altri, tutti di indiani, a conferma che siamo i soli turisti.



Prima di partire, acquistiamo da un venditore ambulante biscotti, pacchetti di patatine e una bottiglia d’acqua (Bisleri), tutto il nostro cibo fino all’indomani. Aspettiamo la partenza, seduti su una panca della banchina, preoccupati di come far trascorrere il tempo durante il viaggio. Non succederà molto lungo le trenta e più ore su questo benedetto treno…, è quello che ognuno di noi sta pensando. Il primo segno che saremo smentiti l’abbiamo quando vediamo saltare, dalla carrozza del treno di fronte al nostro, un topo delle dimensioni di un gatto. Impariamo, così, una regola d’oro: in India non ci si annoia mai. In ogni istante del giorno può succederti qualsiasi cosa.

Alle sei e trentacinque, in perfetto orario, partiamo. Il "Gorakhpur Express" lascia la città di Bombay a passo d’uomo. Impiegheremo più di un’ora prima di vedere, dai finestrini, la campagna indiana. Quanto già incominciamo a sospettare che il viaggio, tutto sommato, non sarebbe stato troppo snervante giungono le prime conferme. Uscendo da Bombay restiamo esterrefatti da come i treni dei pendolari siano sovraccarichi di passeggeri, gente aggrappata a chi è già a sua volta aggrappato alle porte del treno. Si capisce come le linee ferroviarie indiane detengano il triste record di essere le meno sicure e le più mortali del mondo.



Che dire, poi, della miseria e sporcizia, della grande baraccopoli alla periferia di Bombay, che ben si percepiscono dal finestrino di un treno? Si vedono così tanti adulti e bambini fare i loro bisogni ai bordi dei binari, tanto indifferenti uno dell’altro che dopo una ventina di minuti nemmeno noi ci facciamo più caso. Quante cose attirano i nostri sguardi e pensare che siamo appena partiti! Stanchi di tenere il naso contro il finestrino del treno passiamo in rassegna l’intero vagone e il nostro scompartimento.

Le informazioni prese prima del viaggio si rivelano giuste, con la sola eccezione riguardo alla carrozza ristorante, che non esiste. Eppure nel prezzo del biglietto - costo per una cuccetta in seconda classe, 1.602 rupie (71.500 lire) - sono compresi anche i pasti. Così è, in effetti, solo che per "pasti" s’intendeva una tazza di te a colazione, un piatto di verdure crude, senza condimento, a pranzo quanto a cena, tutto servito direttamente al proprio posto.

Il "Gorakhpur Express" ha un solo vagone letto di prima classe e uno di seconda, per il resto sono tutte carrozze per passeggeri di prima, seconda e terza classe. Durante il giorno, naturalmente, le cuccette si ripiegano in modo tale da diventare dei normali sedili. Ah, dimenticavo, sul vagone c’è l’aria condizionata. La sola differenza tra le cuccette di prima e di seconda sta nel fatto che le prime sono a due letti, le seconde a quattro. Non bisogna quindi aspettarsi alcunché di lussuoso, anzi. Per essere in India, tuttavia, la pulizia è discreta e le lenzuola fornite sono decorose e persino profumate. I servizi, in comune per tutti i passeggeri della carrozza, non sono meno sporchi di quelli italiani, e sicuramente sono molto più larghi. Peccato soltanto che siano alla turca... continua " L’India vista dal finestrino di un treno" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 203 volte - Torna indietro



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