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Mi chiamo Martha...

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Desidero raccontarvi un’esperienza da me vissuta 14 anni fa, che ha dello straordinario per le emozioni e gli incontri fatti. Prima però, vi riassumo in breve la mia storia. Sono Martha indiana di origine ma italiana di adozione, Martha Mataloni martha.mataloni@bp.lnf.it

Mi chiamo Martha...

Innanzitutto mi presento: mi chiamo Martha ho 36 anni, sono nata in India, ma da 33 vivo coi genitori che mi hanno adottata qui in Italia e con un fratello, ora 40enne, loro figlio biologico. Anche dopo il mio arrivo in Italia, i miei genitori adottivi hanno sempre mantenuto dei contatti con la Superiora dell’Istituto indiano dove ero ospite.

Con il passare degli anni, mentre crescevo, la Superiora, su espresso desiderio dei miei genitori, ha cominciato a dare informazioni sulla mia famiglia d’origine. Così si è saputo che ho una famiglia numerosa e, in particolare che ho una sorella gemella. Mentre crescevo, ho sempre saputo cosa succedeva sia nel mio Paese che nella mia famiglia indiana e, quando ho cominciato ad essere più grande, il desiderio di conoscere la mia terra e la mia mamma si è fatto sentire con maggiore intensità. Capivo che sarebbe stato un passo importante per la mia vita. Spesso, tuttavia, mi sentivo divisa: una Martha desiderava molto fare questo passo, mentre l’altra aveva solo paura a pensarlo, perché sentiva i componenti di quella famiglia estranei.

L’incontro con un prete indiano, conosciuto a Milano su indicazione della Superiora dell’Istituto, determinò una svolta. Era la prima volta che incontravo di persona un indiano. Ero molto emozionata, tanto che riuscì solo a chiedergli – in francese – se conosceva mio fratello Alex, che studiava in seminario. Padre Felix era il suo insegnante di Teologia!!! Da quell’anno cominciò una fitta corrispondenza con mio fratello Alex, e in seguito anche con mia sorella Colette, che è suora dell’Ordine Salesiano. Attraverso questo rapporto epistolare ho potuto avere notizie sulla mia famiglia, tra le quali, purtroppo, la morte di mio padre, avvenuta nel dicembre ’87. Nel disegno tracciato dal destino, mancava ormai solo l’incontro con la famiglia.

Ciò è avvenuto quell’estate (1993), grazie alla disponibilità di Franco Mazzucchelli, un amico del mio papà, che ha progettato un viaggio in India per sé, per suo figlio Luca e … per me! Siamo partiti il 5 luglio. Il primo incontro avvenuto all’aeroporto di Bombay (ora Mumbai), al nostro arrivo, di notte, è stato tremendamente emozionante. C’erano Alex e Colette. Colette è dolcissima, vivace ed espansiva. Alex appare serio, ma dopo averlo conosciuto meglio ho capito che era un bonaccione. Il giorno seguente nel pomeriggio, verso le 16,30 siamo andati al villaggio di mia madre. Ero emozionantissima!

Ad attendermi c’era tutta la gente del villaggio; questo incontro era un grande avvenimento per tutti loro. Siamo partiti per il villaggio con un’ape taxi, definita così perché assomiglia all’Ape Piaggio. Con me c’erano Franco, Luca, mio fratello Alex e mia sorella Colette. Ci siamo fermati in un’aia, dove c’erano mia madre e mio fratello Matthew. Ho avuto un attimo di esitazione, poi Colette mi ha dato una spintarella.

Cosi sono scesa e mi sono incamminata verso mia madre. Quando l’ho raggiunta siamo rimaste un momento immobili: entrambe aspettavamo che l’altra facesse il primo passo. Alla fine è stata lei ad abbracciarmi. È stato un abbraccio molto lungo. Quindi ci siamo incamminate verso la casa di mia madre e man mano che procedevamo si univa a noi la gente del villaggio.

Mi riesce difficile esternare i sentimenti che ho provato durante quell’incontro cosi importante per la mia vita. Le impressioni che provavo si accavallavano, e mi sembrava cosi irreale tutto quello che mi succedeva! Una sensazione sicura è stata la GIOIA; una grande gioia perché capivo che il mio più grande desiderio si stava realizzando: una favola vera finalmente!

Questo è stato l’incontro, non solo con la mia famiglia, ma con la mia Terra e le mie origini. Origini che mi sono portata dentro con la speranza di farle “rivivere”. Per farmi capire: mi sono sentita subito a mio agio quando mi hanno fatto indossare il sahri. Mi hanno detto che mi muovevo come se l’avessi sempre indossato. Mi sono sentita sia fisicamente che psicologicamente un ORIENTALE nella sua vera terra, anche se non posso dimenticare di essere italiana.

Insomma, nella mia terra d’origine sono Martha l’indiana, in Italia, sono Martha l’italiana. Non sono cambiati i miei sentimenti per la famiglia che mi ha cresciuta. Ho vissuto quest’esperienza senza sentimenti negativi, cioè il timore di un altro rifiuto o il rancore per l’abbandono; mi ero preparata a non dimenticare la mia realtà di figlia adottiva: sono riuscita a tenere separate le due identità, le differenti situazioni e persone. A distanza di 13 anni posso affermare (dopo 4 viaggi in India e relativi ritorni a casa!) che mi sento più INDIANA che ITALIANA.

Mi sento realizzata: non mi sembra più di avere una Martha sconosciuta dentro di me: ho conosciuto anche la personalità indiana che viveva in me. Oggi mi sento più matura e noto che gli altri si accorgono di questo mio cambiamento. Oggi sento che appena sarà possibile ritornerò nel mio Paese di origine per avere un rapporto più profondo con quella realtà che ho appena conosciuto. La scelta non è ancora matura, forse non lo sarà mai. (Pubblicato il 27 luglio 2007) - Letture Totali 81 volte - Torna indietro



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