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Città del Messico: qualcosa di grande…

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Pochi passi bastano per sfatare il mito della siesta, del sombrero e del poncho, ma De Efe, Districto Federal, o El Monstruo come Città del Messico è conosciuta dai 25 milioni e passa di abitanti, è un mostro dall’anima messicana, quindi capace di conquistarti quando meno te l'aspetti, di Claudio Montalti - Inviato il 12 giugno 2007 da Claudio Montalti.

Città del Messico: qualcosa di grande…

Sito o fonte Web: www.claudiomontalti.net DF appare sterminata mentre l’aero la sorvola per almeno 10 minuti prima di atterrare, un gigantismo che sembra schiacciare non appena si mette piede in città. Non è una sensazione esclusiva: sono molti a muoversi in gruppo o con l’intera famiglia - dai nonni ai nipotini – quasi a difendersi contro il caos, il rumore continuo e pesante delle auto, il grigiore del sole che si fa strada a fatica, spento e rotondo, nella mata, lo smog, da molto tempo oltre la soglia di massimo pericolo. Eppure, mentre si chiacchiera con i conducenti degli economicissimi i taxi, per la maggior parte folcloristici maggioloni Volkswagen di colore verde, o ci si muove a contatto con la gente utilizzando l’estesa e moderna metropolitana, o ancora mentre si gira a caso per i quartieri, la città più grande del mondo è capace di sorprendenti dolcezze…

Lo Zócalo

Su Plaza de la Constitución, o comunemente Zócalo, si affacciano i muri del Palacio National che Diego Rivera ha impiegato quarant'anni ad affrescare, spesso vivendo sui ponteggi per lunghi periodi. Percorrere il murale è come attraversare la storia della città, e del Messico, dalla fondazione ai conquistadores, dal rovinoso impatto dei gesuiti alla rivoluzione messicana.



L’adiacente Cattedrale, costruita sull'antico tempio Atzeco dello Tzompantli, dove venivano esposti i teschi dei guerrieri nemici uccisi, ospita il notevole Altar de los Reyes del 1700, interamente realizzato con foglie d'oro, ma è ormai famosa per un altro motivo. Più accentuato che altrove, qui il bradismo, fenomeno causato dal fatto che DF è interamente edificato su un lago, fa pendere vistosamente muri e pavimenti da più lati contemporaneamente, creando un mondo un po' surreale.

Ma è proprio la piazza, costantemente animata a dispetto della sua notevole estensione, la vera attrazione. All'alba squillano le trombe della Guardia Nazionale che issa l'immensa bandiera del Messico, poi ammainata a sera con una scenografica cerimonia; durante il giorno ci sono una marea di turisti, venditori ambulanti, lustrascarpe, bancarelle dov’è possibile appoggiare la causa degli Indios del Chiapas e migliaia di persone che cercano lavoro esponendo un cartello con quello che sanno fare; la sera, giovani in spettacolari costumi aztechi di piume colorate si esibiscono in antiche danze e rituali magici al suono di canti e tamburi. Vicino si trovano l’Alameda e il Palazzo delle Belle Arti, un centro polivalente con un ricco programma culturale.



La Fonda del Recuerdo, in Bahìa de las Palmas 39, un buon ristorante di pesce con l'atmosfera "machista" ma non troppo, cosicché possono tranquillamente fermarsi anche le signore, è un’ottima scelta per una pausa prima di spostarsi in Piazza Garibaldi per ascoltare e vedere gruppi di mariachis, musicisti originari dello Stato di Jalisco in elegante costume nero bordato d'argento, detto charro, intonare su commissione le più belle canzoni messicane accompagnandosi con violini, chitarre e trombe. Facile assistere ad una qualche richiesta di fidanzamento, con tanto d’anello, di un ragazzo alla sua bella. continua "Città del Messico: qualcosa di grande…"

(Pubblicato il 12 giugno 2007) - Letture Totali 62 volte - Torna indietro



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