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Nel regno del puma

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Racconto di una escursione in bicicletta da Arica, Cile, di Uliano Massimi - Inviato il 16 febbraio 2007 da uliano65.

Nel regno del puma

Giganteschi gruppi di camelidi e figure antropomorfe create sovrapponendo pietre da popolazioni primitive lungo le sterili pendici della valle del rio Lluta, osservano muti il mio lento procedere verso l’altopiano cileno. Il sole non riesce a penetrare la fitta camanchaca, pregiata umidita’ proveniente dall’Oceano Pacifico, che spesso si spinge per parecchi chilometri all’interno di questo arido territorio. Le coltivazioni, prevalentemente mais, pomodori e olive sono concentrate in una stretta fascia verde a ridosso del fiume che sfocia in un ampio delta nei pressi della citta’ di Arica da dove sono partito.



Dopo Poconchile la strada si allontana dalla fertile valle per cominciare a traversare la Cordigliera della Costa con lunghe e ripide salite. Rimango senza acqua a pochi chilometri dalla Quiborax, una industria chimica che processa il boro proveniente dal salar de Surire. A mezzogiorno il sole diventa insopportabile. Tra i 1.700 e i 3.000 mt di quota le uniche forme di vita, seppur vegetale, sono esili esemplari di cactus candelabro abbarbicati lungo le pendici della cordigliera o nei letti di fiumi ora asciutti. Una piccola cappella votiva a ricordo di uno dei tanti camionisti che percorrono la strada internazionale mi regala pochi minuti di ombra.

Il sole sta per completare un altro arco nel cielo. La temperatura si abbassa repentinamente. Poco prima del crepuscolo mi fermo esausto alla posada Thaki di Andrea e Alexis a quota 2.900 mt.

Un vecchio carrozzone gitano ospita la coppia e i loro quattro figli: Mallku, Crystalia, Mahatma e Kael. Completa la loro casa una struttura fatiscente in legno una parete della quale e’ interamente occupata dall’enorme forno di argilla dove sono soliti cuocere del buon pane per i viandanti e i pochi turisti che si fermano a degustare una tisana di foglie di coca o dell’ottimo formaggio di capra prima di continuare verso l’altopiano.

Un milione di tonnellate di terra mista a polvere di cianuro, scorie della miniera d’oro un tempo fiorente, formano delle collinette poco lontano dalla loro abitazione. Alcune decine di metri separano questi monticoli di morte da una profonda incisione valliva scavata dal rio San Jose’ che sfocia nell’Oceano Pacifico dopo aver attraversato la fertile valle di Azapa e le sue piantagioni di olivi. Andrea mi guida dentro una vallecola, un tempo lambita da un torrente, caratterizzata da numerosi anfratti rocciosi dove antichi nuclei familiari hanno disegnato con l’ocra un numero considerevole di pitture rupestri rappresentando scene di caccia, riti sacri, danze rituali. Alcune di queste risalgono a quasi 9.000 anni fa.

Dopo tre giorni dal mio arrivo alla posada Thaki, acclimatato e pieno di energia, rimonto in sella al mio fido compagno di avventura diretto verso il confine con la Bolivia. La strada dopo Zapahuira si incunea tra le montagne aggirando profondi canyons. Da ore continuo a salire lungo questo tracciato a tratti sterrato pregando invano la fine di questa lenta “agonia muscolare”. Guanaco selvatici mi osservano curiosi dall’alto di rocce strapiombanti mentre scatto alcune fotografie a splendidi fiori senza nome. La sera mi sorprende a pochi chilometri dal rifugio Las Cuevas del Conaf, l’organismo responsabile della salvaguardia di tutti i parchi cileni. Il candido mantello di neve del vulcano Parinacota in lontananza mi toglie il fiato facendomi dimenticare di colpo le fatiche sansoniane che in due giorni mi hanno portato dai 2.900 mt della posada Thaki ai 4.300 mt del rifugio del Conaf oramai a portata di pedale. continua "Nel regno del puma" (Pubblicato il 16 febbraio 2007) - Letture Totali 165 volte - Torna indietro



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