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Alla sorgente del Gange

Racconti e Articoli di Viaggio

Racconto di tre aspiranti trekker alla conquista dell’Himalaya Indiano senza scala mobile, una faccia diversa della meravigliosa India, di Nicoletta Mira

Alla sorgente del Gange

Chi ha detto che per raggiungere la sorgente del Gange bisogna essere degli esperti in arrampicata, non conosce noi e la nostra avventura. Ci presentiamo siamo Nico, Eli e Dona, tre “giovani” donne quarantenni che, nella nostra vita di Milano e dintorni, lo sport più estremo che pratichiamo è quello di fare rifornimento di benzina da sole al distributore selfservice. Dopo un anno di “duro allenamento” sfruttando ogni pieno di carburante come preparazione ginnica al tour, al massimo del nostro rendimento fisico, in un vortice di entusiasmo e dopo 10 ore di volo, ci siamo catapultate alla conquista dell’Himalaya.

Armate di coraggio e tanto spirito di adattamento, abbiamo lasciato i nostri tacchi a spillo per dei comodi scarponcini, sostituito i nostri trolley colorati con dei semplici zaini e, con l’aiuto della nostra guida, giorno dopo giorno ci siamo avviate verso la scoperta di questo mondo fatto di bellezze naturali ma anche di intensa spiritualità. Le cime dei ghiacciai al sole del primo mattino, il verde smeraldo della vegetazione, nonostante l’altitudine, l’intensità dell’azzurro del cielo, sono uno spettacolo che pur intensa e fervida sia l’immaginazione, ti coglie impreparato e ti porta all’infinitamente piccolo che è l’uomo dinnanzi alla maestosità e alla purezza di queste montagne.



Siamo nella regione dell’Uttaranchal, famosa per ospitare numerose cime tra le quali la più imponente è il Nanda Devi (7.816 mt.) e per le città sacre agli induisti, mète di pellegrinaggi per migliaia di credenti. La nostra avventura comincia dal villaggio di Gangotri a più di 3000 metri di altitudine. Partite all’alba con gli zaini e i nostri sacchi a pelo in spalla, abbiamo incominciato il nostro trekking che ci avrebbe portate a Gaumukh a toccare con le nostre mani il Gange appena nato. Il percorso ha fatto la sua prima tappa presso un piccolo villaggio di asceti dove la pace e la tranquillità era scandita dal ritmo e dal fervore di bellissime cascate incorniciate da arcobaleni e pietre levigate rese cangianti dal sole del primo mattino.

La spiritualità è densa e palpabile ad ogni respiro. Il tempio che abbiamo incontrato lungo i primi chilometri del nostro percorso, ci ha regalato l’emozione della nostra prima “benedizione” impartitaci da un “guru rasta” vestito di arancione. I nostri compagni di viaggio sono stati incontri fugaci con pellegrini quasi sempre scalzi, con occhi scuri colmi di luce e sorrisi che scaldavano più del sole. Non sappiamo dirvi quanto ha influito la fatica o quanto la visione di questo mondo quasi surreale ma passo dopo passo mentre le nostre gambe diventavano sempre più pesanti, i nostri cuori si alleggerivano sempre più.



Ai primi segni di cedimento (dopo i primi tre chilometri) avremmo barattato volentieri i nostri scarponcini con un passaggio sulla groppa di uno dei tanti muli carichi di merci che ci superavano ragliando, quasi volessero farci sentire ancora più lumache. Dopo aver guadato più di un fiume, mangiato tavolette energizzanti, bevuto un rifocillante thè indiano presso uno dei numerosi “punti di ristoro”, abbiamo percorso i 14 kilometri che ci dividevano dalla nostra prima mèta, Bhojbasa a 3.780 metri, dove in un grande altipiano, ci attendeva nell’ashram (dove si incontrano gli induisti per pregare), la piccola camera che ci avrebbe ospitato per la notte. L’accoglienza è stata calorosa, eravamo le prime tre donne italiane che pernottavano lì.

Il capo dell’ashram ci ha invitate a cenare con lui e i pellegrini induisti. E’ stato emozionante condividere riso e verdure mentre i commensali recitavano i mantra con i loro cori penetranti e avvolgenti. Stanchissime, provate più dall’emozione che dalla fatica, ci siamo immerse nella magia di quella notte tra stelle iridescenti e la luna che definiva appena i contorni dei picchi che ci circondavano. Ci siamo scambiate pochissime parole quasi temessimo di risvegliarci da un sogno. continua "Alla sorgente del Gange" (Pubblicato il 08 dicembre 2006) - Letture Totali 204 volte - Torna indietro



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