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Ieri, oggi, ma soprattutto domani...

Viaggi e consigli del momento

Editoriale Ottobre 2004. Un piccolo saggio sul fondamentale ruolo dell'UE nei nuovi equilibri mondiali, soprattutto l'esempio vincente di quel che può fare la cooperazione e l'interazione tra i popoli più diversi, a cura di Claudio Montalti - Inviato il 24 febbraio 2005 da Claudio Montalti.

Viaggi e consigli del momento: Ieri, oggi, ma soprattutto domani...

Sito o fonte Web: www.claudiomontalti.net Dopo mesi di silenzio - siamo rimasti e siamo ancora senza parole davanti a tanta barbarie - torniamo ad esprimerci sulla situazione internazionale, naturalmente nella maniera che più ci è congeniale. Noi di Viaggiatorionline troviamo completamente inutile e alla lunga controproducente la comunicazine mediatica - oggi in più voga - di sovraesposizione del brutto, del barbaro e del cattivo. Questo continue immagini sulle violenze messe in atto da chi fa sparginenti di sangue su scala industriale fa solo il gioco di chi le violenze le provoca, mentre sarebbe di tanto in tanto il caso di contrapporvi ciò che in questi mesi ha funzionato, e sta funzionando, e che non è poco.

Non ha funzionato tanto l'ideologia americana, questo è ovvio. Terra di opportunità, un luogo in cui il continuo miglioramento di sè stessi nel lavoro, nel guadagno e nella scala sociale è la sola regola accettata, luogo in cui il progresso è considerato certo come il sorgere del sole, dopo l'11 settembre l'America non è più ammirata e invidiata come un tempo perché - continuamente vivisezionata dai media e sempre più posta sotto la grande lente d'ingrandimento dell'opinione pubblica mondiale- non è più considerata un grande paese.

Il sogno americano, nato e cresciuto in pace lontano dai conflitti e gli sconvolgimenti europei del 1900 è in una fase di estrema crisi che le ultime sue scelte in fatto di politica estera non fanno che acuire e aggravare. In un mondo come quello attuale non vale più il dogma che la libertà dipende dall'autonomia, che se si è autonomi e non si dipende da nessuno non si è mai vulnerabili, che se si è ricchi e si possiede tutto si è automaticamente liberi. Questo è più o meno il succo della "guerra preventiva" americana, una filosofia - se così si può chiamare - ormai superata, ma soprattutto dannosa per i tempi che corrono. Non siamo solo noi a pensare che la libertà consista non solo nell'autonomia, ma anche nel relazionarsi. Non è forse la più bella delle libertà mantenere la priopria identità culturale in un mondo multiculturale piuttosto che assimilarsi per avere successo?

Dunque libertà è anche vivere con gli altri, ovunque e comunque.

Più è il numero di persone, o di gruppi di persone, cui si riesce ad accedere, più si è in grado d'imparare e di vivere una vita piena e significativa.

Provando a ragionare con sufficiente freddezza e distacco, senza lasciarsi condizionare da fatti e numeri oggettivamente sconvolgenti, e che sicuramente continueranno ad esserlo per molti anni ancora, c'è del nuovo nel mondo. Stiamo parlando dell'Europa, della vecchia e cara Europa capace di rinnovarsi, di imparare da errori e orrori per proporsi attivamente come unica istituzione leader per il prossimo futuro. La nuova Europa, ricordiamolo, è nata dalle ceneri della seconda guerra mondiale, da decenni di schermaglie e moltissimo dialogo tra federatismo e confederatismo dei vari stati membri che attorno ai tavoli della Cee prima e dell'UE dopo hanno sempre cercato di trovare compromessi adatti a visioni, idee e interessi quasi sempre divergenti, ma mai totalmente inconciliabili, una lunga scuola democratica che ha allenato le nuove leve della politica alla terza via, quella del confronto e della coordinazione degli sforzi nel quale il singolo è soltanto una delle parti in causa e l'unico obiettivo veramente importante è fare sì che in Europa mai più si debba imbracciare le armi.

Le cifre, non le opinioni, dicono che rispetto agli Stati Uniti l'Europa ha un maggiore PIL, esporta di più, ha un mercato interno più grande, ha più aziende di primo livello, più assistenza medica, meno mortalità infantile e vita media più lunga, studenti più preparati nelle scienze come nelle materie umanistiche, un tasso di omicidi e di detenuti estremanente minore e, cosa non da poco, concede molte più vacanze retribuite. E dopo decenni in cui altri soggetti ne hanno spesso e volentieri deciso le sorti e le decisioni, l'Europa si è affacciata nel nuovo millennio con una faccia e una struttura e una visione completamente rinnovata basata sul transnazionale, con una coscienza che trascende i confini degli stati-nazione per aprirsi ad un mondo sempre più interconnesso. Questo afferma la - recente - costituzione europea, che le cronache del mondo hanno purtroppo fatto fino ad oggi passare sotto silenzio. Non sarebbe male parlarne diffusamente non solo nelle scuole e nelle istituzioni, ma anche soprattutto in televisione piuttosto che arenarsi esclusivamente sul terrorismo internazionale. Vediamola un po'.

La costituzione europea è laica, contiene un solo riferimento alla proprietà privata e appena un cenno al libero commercio. Clamoroso, poi, è quel che una gran parte del documento enfatizza, un chiaro "sviluppo sostenibile basato su una crescita economica equilibrata e ua economia di mercato sociale, sulla salvaguardia e il miglioramento della qualità dell'ambiente". A sottolineare questo passo basta ricordare l'atteggiamento unanimamente contrario dell'Europa ai cibi geneticamente modificati. La costituzione europea dice inoltre di "adoperarsi per mantenere la pace, combattere l'esclusione sociale e l'emarginazione, promuovere la giustizia, l'assistenza siciale, le pari opportunità ra i sessi, la solidarietà tra generazioni e la salvaguardia dei diritti dell'infanzia". Si tratta di passaggi che fanno ben capire come l'interesse dell'Europa non è posto su un popolo, un territorio, una nazione particolare, ma sull'intero pianeta in cui viviamo.

Certo, ci sono molti punti oscuri... In alcune parti dell'Europa stanno tornando in auge gravi episodi di antisemitismo, di intolleranza e discriminazione verso mussulmani e altre minoranze religiose. Ultimamente, l'Europa ha lasciato molta, troppa mano libera alla visione americana della politica estera. Inoltre, la macchina burocratica europea è macchinosa, con funzionari lontani dai problemi dei cittadini che li hanno eletti, e spesso ha gli ingranaggi bloccati perché sono ancora poche le decisioni ratificate vincolanti per ogni suo stato membro.

Avrà successo la Nuova Europa? Sarà un insuccesso? In ogni caso vale la pena provarci, magari con un po' più di ottimismo perché - una volta tanto - non si tratta solo di un sogno, ma di un processo che poggia su fondamenta molto solide e su una forte volontà comune di giungere ad un mondo senza guerre, realmente più vivibile per tutti, una visione importante in un futuro proiettato verso la globalizzazione. (Pubblicato il 24 febbraio 2005) - Letture Totali 131 volte - Torna indietro



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