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Attraversando il Sertao

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Brevi impressioni raccolte durante un attraversamento in autobus del Sertao, arida regione del nord-est del Brasile, di Dario Claudio Bonomini (daribo@tiscalinet.it)

Attraversando il Sertao

Le scritte sui muri scrostati sono in portoghese,come in Angola o Mozambico. Anche il paesaggio è africano, ma siamo in viaggio da tutta un'altra parte... Ci troviamo nell'arido entroterra dello stato di Bahia. Dopo aver attraversato il Rio Sao Francisco, siamo diretti a sud, verso Sao Salvador da Bahia de Todos Os Santos, ma qui dove siamo ora di certo nessuno di questi santi è mai passato...

La strada, da quando abbiamo lasciato Senhor do Bonfim, è rovinata da buche così grandi e profonde che, in alcuni punti, l'autista dell'onibus è costretto a sfiancanti gimcane a passo d'uomo, e talvolta a uscire dalla sede stradale per trovare un passaggio utile. E' forse questa la ragione pe rcui, nonostante non si attraversino veri centri abitati, ma piuttosto sparuti gruppi di case, e il transito di auto e camion sia sporadico,esiste un'altissima concentrazione di autofficine e gommisti, alternati a bar e piccole trattorie dove cachaca e birra stordiscono e aiutano a dimenticare l'im previsto, almeno per qualche istante?

Tutto intorno, alberi bassi e radi, agavi e cactus si smarriscono nello sfondo della terra rossastra, così come le malsane pozze d'acqua verdastra dove la gente lava i panni e dove mucche e asini, di una magrezza esagerata e sul punto di afflosciarsi da un momento all'altro, si abbeverano lentamente. Fra arbusti e cespugli, neanche troppo lontano dalle case, scheletri sbiancati dal sole, numerosi e immobili come i loro disgraziati padroni che, qualche metro più in là, giacciono abbandonati su panche o sdraiati per terra, sottolineano la durezza di questa terra.

Gli indigeni sembrano tarscorrere così le loro giornate, incuranti della polvere che si leva dal terreno ad ogni alito di vento, davanti alle loro casupole con un paio di finestre e un ingresso spesso senza porta, aperti sull'unica strada. Le facciate sono bianco-sporche o tinteggiate da colori ormai tristemente sbiaditi. Ai lati, nello stretto passaggio chedivide le case l'una dall'altra, cumuli di macerie e mattoni e sporcizia. Ovunque montagne di rifiuti che cani e bambini rivoltano in continuazione, e che nessuno mai porterà via.
Ad una fernata improvvisata, sale un ragazzino con la testa rasata. Vende acqua e bibite e con il suo carico a tracolla percorre curvo il corridoio, avanti e indietro per tre, quattro volte finchè qualcuno, più impietosito che assetato, non gli compra una bottiglietta.

L'onibus procede così lentamente che, in mancanza di condizionamento, l'aria ristagna pesante. Ad un'altra fermata improvvisata, il ragazzino dell'acqua scende per rimanere in attesa, questa volta dall'altra parte della carreggiata,di un onibus che lo riporti indietro al punto di partenza. Sarà senz'altro della stessa compagnia, l'unica che garantisce il servizio in poco meno di ventiquattro ore su questa liena Fortaleza-Salvador.

Arrivati nella zona di Tanquinho, entriamo finalmente nel Reconcavo Bahiano, la zona umida e fertile dove i propietari terrieri si sono arricchiti durante l'epoca coloniale grazie alla canna da zucchero, al tabacco e al cotone. Il cambiamento è netto. Da qui in pio il paesaggio diventa sempre più verde e anche la strada migliora. Sulla destra, un'alta montagna isolata, sormontata da nuvole scure cariche di pioggia, sembra vigilare come una sentinella sul limitare delle due regioni, quasi ad impedire che la povertà oltrepassi quell'invisibile frontiera come un contagio. (Pubblicato il 30 ottobre 2004) - Letture Totali 208 volte - Torna indietro

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