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Il male del Nord

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Maria Rapisardi racconta in breve il suo "male del Nord", un sentimento di pura poesia evocato da fiordi, acque, silenzi e ghiacci della Norvegia oltre i quali si intravede il Circolo Polare Artico. - Inviato il 29 febbraio 2004 da Maria Rapisardi.

Il  male del Nord

Quando si accenna al "mal d’Africa", tutti ne comprendono l’intrinseco significato. Voglio invece parlarvi del "mal del Nord". Entrambi ti entrano nel cuore, si insinuano fin sotto la pelle e per il resto della tua vita li porti dentro, ma proprio alla radice dei pensieri. Rimangono con te, latenti, silenti ed indimenticabili. Ci si ritrova come sospesi, piccoli umani che cercano di non sentirsi annullati da quegli spazi, da tutta quella neve, quel verde, quelle rocce, quei fiordi così caratteristici nati dai ghiacciai che, sciogliendosi, ferito le coste.

Le strade strette sono arabeschi che incidono superficialmente la continuità delle foreste. Dalle cupe rocce che spesso le delimitano scendono cristalline cascate che formano mantelli spumosi, il tutto mentre il mare, massa solida e spesso immobile, permette all’insieme di specchiarvisi. In noi si fa strada una nuova percezione, quasi fisica: il silenzio, lo spazio, il tempo senza tempo.

Buchi di azzurro intenso si fanno strada a fatica e repentinamente fra nugoli di nubi bianche e frettolose, per sparire altrettanto velocemente e poi riapparire ancora: una lotta continua tra luce ed ombra. Lontano, si staglia una vetta la cui cima e i cui fianchi brillano ogni volta che un raggio riesce ad accarezzarli. E’ un biancore brillante, puro: sono i grandi ghiacciai, che più a valle si trasformano in laghi di marmo.

E ancora foreste, e casette di legno sparse, solitarie, tutte con grandi vetrate per impossessarsi di tutta la luce possibile, quasi per immagazzinarla quasi per quando arriverà la lunga notte nordica.

Questo è il Nord, questa la sua pura poesia. Per arrivarci si macinano letteralmente migliaia di chilometri. Per arrivare dove? Ma a Capo Nord, si intende, l’ultimo insediamento umano oltre il Circolo Polare Artico, dove d’estate, tra luglio e agosto, il sole non tramonta mai, ma cala lentamente sull’orizzonte fino a sfiorarlo per poi riprendere a salire, palla infuocata che illumina di riflessi rossastri le nuvole sempre presenti.

Intorno silenzio. Intorno, rocce; intorno, come un vuoto. E nei nostri cuori, nelle nostre menti: la realizzazione di un sogno. (Pubblicato il 29 febbraio 2004) - Letture Totali 177 volte - Torna indietro



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