Italia - Cina. Appunti di viaggio
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Italia - Cina. Appunti di viaggio Letto 704 volte

Inserito il: 13/11/2007 da Fabio Negroni
Email: nigger@libero.it
Sito web: http://www.viaggiatorionline.com/profile.asp?id=Fabio+e+Marco

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15 Luglio Ci alziamo molto presto per evitare in parte il caldo che ci riserverà il deserto del Beluchistan. L'atmosfera si presenta subito surreale e i muretti di cemento con le distanze in chilometri alla città più vicina sono gli unici segni di vita che incontriamo. Tutto ci appare in uno strano effetto bianco e nero prodotto dai raggi del sole che filtrano attraverso le nuvole di sabbia. Le sagome dei ragazzi che mi precedono sembrano ombre cinesi che si muovono in una strana danza, con il vento che ovatta i rumori e crea una atipica colonna sonora. Un paesaggio in parte verde e montagnoso è il miraggio che ci si presenta dopo la prima parte desertica. La strada sale prima di arrivare a Quetta e abbiamo qualche difficoltà ad ambientarci con le abitudini locali di guida. Si arriva a sera, in mezzo ad un traffico infernale in cui risciò a motore (ape car trasformate in taxi), autobus e camion fanno a gara per infilarsi in qualsiasi buco libero si trovi sulla carreggiata combattendo a suon di clacson potenziati.

20-21-22-23-24-25 Luglio Peshawar è la tipica città asiatica caotica, rumorosa e con quartieri fatiscenti. Le bambine agli incroci chiedono denaro e in cambio ti profumano con i loro barattoli di incenso. La gente si lava nelle pozzanghere lasciate da un improvviso temporale che serve solo ad aumentare la già alta percentuale di umidità nell' aria. Inoltrandoci nei Bazar, entriamo sempre più a contatto con la vita quotidiana, con l'odore dei samosa preparati lungo la strada o quello delle spezie vendute dagli ambulanti, alternati a quello acre di piccoli corsi d'acqua usati come fognature. In questa sorta di pellegrinaggio ci imbattiamo spesso in monolocali trasandati che ospitano sartorie, in bambini seduti per terra, gli occhi concentrati sul lavoro che dà loro poche rupie. Immagino il tipo di vita che trascorrono e provo molta pena per loro. Il giorno seguente andiamo a Darra, città famosa per la produzione artigianale di armi da fuoco, in taxi. Con noi c'è Lucia Vastano, una giornalista italiana conosciuta in albergo, da poco rientrata dall' Afghanistan per lavoro.

Gianni decide di tornare in Italia. Non avendo il visto cinese preferisce rinunciare alla risalita della KKH, sicuro che la affronterà tra qualche anno. Siamo ospiti a casa di un afghano che ci ha invitato a cena, la luce soffusa e i tappeti che ornano la stanza aiutano a creare un' atmosfera surreale, la musica nomade e i balli lasciano spazio a mille pensieri, ai rimpianti per tempi migliori che non ci sono più e alla disperazione di migliaia di persone per la situazione attuale dell' Afghanistan. I baffi neri tradiscono un sorriso, le mani corrono veloci sulle corde dello strumento, il musicante sembra contento nel vederci rapiti dalla sue note.

Ultima notte. Le strade sono vuote. Solo qualche risciò gira in cerca ancora l'ultimo cliente da portare a casa. Vagabondo nella notte tra le deboli luci arancioni dei lampioni. Peshawar non è più la caotica città che ho conosciuto durante il giorno e l'insolito silenzio che mi avvolge mi fa sentire padrone della situazione. Ripenso agli amici conosciuti e mi sento quasi a casa.

26 Luglio Ripartire è triste. Si va verso la Cina attraverso il traffico caotico che spesso ci costringe a fermarci per evitare camion in sorpasso in curve cieche. Purtroppo non possiamo gustarci appieno il fascino della KaraKorum Highway. Balza però agli occhi la folta vegetazione "meticcia", un incrocio tra piante tropicali ed europee, e le coltivazioni di riso ci fanno immaginare terre non più così lontane. I villaggi sono un concentrato di miseria, polvere, mercant, pastori, bambini, uomini, casse di bibite al sole e il giallo del mango e delle banane. Risalendo la valle dell'Indo veniamo sorpresi da un breve temporale, ma a sera, in albergo, le stelle brillano nel cielo di nuovo limpido.

27 Luglio Il dinamismo delle moto viene accentuato dalle secolari pareti di rocce che ci troviamo di fronte, con l'Indo sotto e il cielo azzurro insidiato dalle cime delle montagne sopra di noi. La KKH costeggia il fiume in un continuo sali e scendi. La strada è ricavata sul versante dei monti e spesso dobbiamo passare sotto massi sospesi per miracolo sopra le nostre teste. Durante una sosta per il the incontriamo due austriaci in moto che ci rassicurano sulle buone condizioni della strada per arrivare a Gilgit. Purtroppo, lungo la strada le nuvole ci negano la vista del Nanga Parbat (8126 mt.).

28 Luglio Le nuvole si intensificano. Non lasciano presagire nulla di buono. Spendiamo la mattinata nel tentativo inutile di contattare la nostra guida cinese. E' da Peshawar che non abbiamo più sue notizie e diventa difficile stabilire il giorno di ingresso in Cina. Risaliamo la valle dell'Hunza fino a Karimabad. L'hotel dove pernottiamo ha il terrazzo che s'affaccia sulla verde vallata sottostante. L'odore delle albicocche e delle mele sugli alberi è piacevole e intenso. Lo sguardo punta alle cime innevate delle montagne vicine.

29 Luglio "HELLO, HELLO !?!?!" grida a squarciagola nella cornetta un pakistano a terra mentre un altro, pakistano arrampicato sul palo del telefono, tenta in modo precario di collegare due fili alla rudimentale linea telefonica al fine di stabilire un contatto vocale. Nella North Area del Pakistan è facile incontrare disagi con i telefoni locali, per cui Marco e Piero decidono di ritornare a Karimabad per chiamare la guida cinese, mentre Fabio e Enzo si fermano in un hotel a Gulmit.

30 Luglio Oggi doveva essere la data di ingresso in Cina, invece siamo ancora in attesa di una conferma che ci permetta di lasciare il Pakistan alle nostre spalle. Continua a piovigginare e la gente che arriva dal Nord avverte che al Khunjerab Pass sta nevicando e che la strada è interrotta per una frana. Passiamo la giornata facendo conoscenza con la gente che lavora nell'hotel, in particolare con due cugini con cui approfondiamo alcuni aspetti del loro paese e della loro religione.

31 Luglio - 1 Agosto Dalla Cina nessuna novità... Finalmente il sole ci permette di vedere il paesaggio al pieno del suo splendore. Ghiacciai luccicanti fanno capolino tra i prati e crinali rocciosi. Le poche nuvole rimaste sembrano aggrappate alle ruvide cime delle montagne. Due bambini sussurrano a distanza additando le moto parcheggiate, accennano timidamente ad un saluto prima di scappare eccitati verso la loro quotidianità.

2 Agosto La notizia del giorno è indubbiamente l'avvenuto contatto con la guida cinese che ci accompagnerà nello Xinjiang. Domani partiremo per arrivare in Cina e realizzeremo un sogno che culliamo da ormai un anno. Il gruppo si ricongiunge a Gulmit in serata. Dopo quattro giorni fa piacere ritrovarsi nuovamente insieme.

3 Agosto Le moto arrancano sulle altitudini che portano al Kunjerab Pass. Anche noi piloti abbiamo vita difficile per problemi legati al cambio di pressione. Dopo aver passato numerosi tratti franati ci ritroviamo in mezzo a ghiacciai secolari, davanti alla stele che indica il confine Pakistan-Cina. Anche se è sotto i nostri occhi, continuiamo a credere che sia un sogno. Il posto di blocco delle Guardie Rosse, e un paesaggio notevolmente mutato, sono la prima faccia della Cina che incontriamo. Poi pascoli smisurati, montagne non più "minacciose" sul ciglio della strada, ma spazi aperti che finalmente ci permettono di ammirare il paesaggio e tutte le sue direzioni e sfumature. A Tashkorgan impieghiamo quattro ore per passare la frontiera, e quando usciamo sono le 22.00 locali e ora di andare a dormire.

4 Agosto Ci vengono consegnate le targhe e le patenti per poter circolare in Cina. Finito il rituale di affissione partiamo in direzione Kashgar. Con i suoi 7546 metri il Mutzagata sembra una visione. La foschia nasconde le pendici della montagna e la cima innevata sembra galleggiare imn aria, sospesa sopra le nostre teste. Avvicinandoci alla meta, le strada si popolano di carretti, biciclette, donne vestite di rosso, fiumi colorati dalla terra e motociclisti locali. Tutti sembrano osservare ammutoliti e increduli il nostro passaggio.

5-6-7 Agosto Un tumulto di persone si riversa per le stradine del paese e contrattano su ogni tipo di merce. Venditori di bibite usano blocchi di ghiaccio raccolti da terra per tenere al fresco la mercanzia, fresche. Alcune donne vendono pezzi di stoffa ricamati a mano, poi banchetti con serpenti e rospi secchi, strette di mano per sancire l' accordo, bambini nudi a cavallo che fanno il bagno nel fiume, odore di carne bruciata, volume delle radio a livelli insopportabili, barbe bianche e facce segnate dagli anni... Dopo il mercato della domenica, giriamo nella parte vecchia di Kashgar. Spesso gli stretti vicoli finiscono in casa di qualcuno e ritorniamo sui nostri passi. Dimenticano per un istante la parte turistica della città ci immaginiamo nella vita del posto, mescolanza di razze e abitudini che si perde ormai nel tempo, muri impagliati con sterco e bambini che giocano con trottole di legno sotto il sole di mezzogiorno. Non per moltotempo però, perché è già tempo di rimetterci in viaggio.     continua "Italia - Cina. Appunti di viaggio "

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