Aussie people, happy people


Inserito il: 22/11/2004 da Adolfo Carli
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Le ragazze che incrociavo casualmente con lo sguardo non erano mai imbronciate o sospettose, ed addirittura accennavano una forma di saluto. Qualcosa non mi convinceva…

Il giorno successivo mi allontanai dal centro, dove tutto luccicava ed era chic, per andare nel quartiere di Chinatown. Anche i cosiddetti “extra oceanici” sembravano sereni e non vedevo scene di degrado. Allora andai alla stazione centrale dove oltre al famoso “Ghan”, il mitico treno che attraversa tutta l’Australia, partono anche tutti i treni per la periferia di Sydney. Non avevo una meta precisa, quindi mi lasciai portare fuori dalla città. Incollato al finestrino, osservai le casette di legno o di muratura e le superville che scorrevano veloci, molte con segni di degrado.

Era evidente che non mi trovavo in “downtown” bensì in quartieri popolari. Magari erano meno appariscenti e con attrezzature un po’ scalcinate, ma in ogni villaggio non mancavano ampi spazi di verde, piste ciclabili, parchi giochi per bambini. Tornai in Italia con una ottima impressione di Sydney e della sua gente, imprevedibilmente troppo felice per una simile metropoli.

Non consideravo chiusa l’esperienza australiana perché pochi giorni di vacanza non erano certamente sufficienti per farsene un’idea. Inoltre, l’Australia era nel mio cuore fin da piccolo perché ricordo come fosse ieri il ritorno dello zio emigrante, i suoi saluti dal ponte della nave “Oceania” mentre attraccava al porto di Genova dopo circa un mese di navigazione sull’Oceano Indiano, ed il mitico passaggio attraverso il canale di Suez. Altri tempi, altre storie, altri viaggi intercontinentali e… altre motivazioni! Ricordo che per 2 giorni lo tempestai di domande su tutto e tutti. Probabilmente era già presente in me l’ardente desiderio di viaggiare. Tornai in Australia ancora due volte, per rimanerci settimane e non giorni.

Date le dimensioni del Paese, decisi di trascurare la costa orientale, molto turisticizzata (Queensland) per visitare il Nord, l’Outback, l’Ovest e il Sud. Volevo vivere i grandi spazi dell’Australia e cercare, se possibile, di conoscere gli australiani. Conoscere gli australiani o, meglio entrare in contatto con loro, non è difficile perché sono persone informali, sempre pronti a scambiare qualche battuta, chiederti qualcosa o raccontarti loro stessi qualcosa. Amano farsi quattro chiacchiere anche con gli sconosciuti e la cosa invidiabile, oserei dire irritante, è che sembra abbiano sempre tutto il tempo del mondo. La cosa che più mi piacque degli australiani e che traspariva da tutti i loro pori e faccioni felici, è che amano immensamente il loro “grande” paese. Amano i mitici “Flying Doctors”, sono orgogliosi del loro “Welfare”, una assistenza sanitaria senza ticket, dei “Road-Train” (Camion con 3 e anche 4 rimorchi), del Ghan (treno che attraversa tutta l’Australia da Sydney a Darwin) ed infine sono orgogliosi di tutto quando di “big” c’è nel loro paese. Vivono la consapevolezza di stare in una “big country” dagli spazi immensi dove, ancora la natura “E’”.     continua "Aussie people, happy people"

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