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L’India vista dal finestrino di un treno


Inserito il: 11/12/2007 da Adriano Socchi
Email: adrimavi@alice.it
Sito web: http://www.viaggiatorionline.com/profile.asp?id=Adriano+Socchi
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Una curiosità è quella di essere completamente separati dal resto del treno. Pesanti porte, chiuse rigorosamente a chiave con tanto di catena e lucchetto, impediscono il passaggio tra le carrozze di prima, seconda e terza classe. Sembrerebbe che sui treni la rigida divisione in caste, in cui è strutturata la società indiana, sia rigorosamente rispettata.

Alle fermate delle stazioni, scendendo tastiamo personalmente le indegne condizioni di viaggio alle quali sono costretti i passeggeri della terza classe. Visti da lontano, quei vagoni sembrano carichi di bestiame. Avvicinandoli, l’aria si fa irrespirabile. I finestrini hanno sbarre di ferro al posto dei vetri e la confusione e il chiasso al loro interno si possono solo immaginare. La pioggia, l’elevato tasso d’umidità e il caldo soffocante fanno il resto. Non credo di esagerare se affermo che mi è sembrato di vedere un documentario sui deportati della seconda guerra mondiale. Quando, ad una stazione, la nostra carrozza si ferma proprio in corrispondenza di un vagone di terza classe di un altro treno, non abbiamo neppure il coraggio di guardare le tristi facce delle donne e dei bambini, accalcati l’uno sull’altro.

Passerò facilmente per insensibile ma un viaggio col treno, per quanto scomodo, interminabile e tutt’altro che divertente, è certamente un’esperienza davvero unica ed insolita. Vale veramente la pena, un viaggio in treno, in India.

A guardare l’India dal treno l’orizzonte sembra infinito.

Attraversiamo in successione gli stati del Maharashtra, Madhya Pradesh e Uttar Pradesh. I campi sono spesso allagati per causa del monsone e rallentano ulteriormente il flemmatico avanzare del treno. Distese di banani si alternano a pianure verdi brillanti; grossi e disordinati centri urbani si intervallano a piccoli e desolati villaggi di campagna. Da questi ultimi, frotte di bambini, in maggioranza scalzi e nudi, di corsa, si precipitano a salutare il passaggio del treno, correndovi dietro fin quando resistono. Tra i campi, facendo attenzione, si riescono a scorgere in mezzo al verde i colori sgargianti, al confronto fosforescenti, di rossi, blu, gialli e tanti altri dei sari delle donne indiane intente al loro lavoro di raccolta. Di tanto in tanto si materializza una scena di altri tempi di di uomini che portano l’aratro trainato da una coppia di buoi. Sovente il treno sembra fermarsi in mezzo alla campagna, ma in realtà basta sporgersi da uno dei due lati per accorgersi della presenza di una minuscola e sperduta stazione, senza neppure la banchina. La gente ne approfitta per scendere dal treno.

Tutte queste scene le vediamo restando comodamente seduti sulle scale del treno. Avete letto bene. E’ un po’ come essere in un safari fotografico dove non sono gli animali, ma la vita quotidiana dell’India e il suo paesaggio, ad essere immortalati. Nel frattempo, è sopraggiunta la sera e quindi anche l’ora della cena, uguale identica al pranzo e che, come il pranzo, saltiamo. Cece procede ad una sorta di divisione dei pani e dei pesci senza però compiere il miracolo di raddoppiare i cinque biscotti rimasti, un mezzo pacchetto di patate speziatissime e un’ultima mirinda lemon.

Prima di andare a dormire conversiamo con alcuni indiani benestanti che viaggiano sulla nostra stessa carrozza con i quali, ormai, siamo diventati amici. Uno in particolare, il signor Himesh, un ingegnere di Bombay, ci terrà alzati fino a notte inoltrata interessato a conoscere la società italiana e il livello di vita del nostro paese, come noi altri del suo. Si discute di famiglia, di donne, di salari e lavoro, di scuola e politica, insomma di tutto. Himesh è stato un interlocutore prezioso che ci ha permesso, nella prosecuzione del nostro viaggio, di capire molti aspetti della società indiana che diversamente, forse, non saremo stati in grado di comprendere. Quando andiamo a dormire sono le tre passate, e dire che avevamo il timore di annoiarci perché non sarebbe successo molto su quel treno.

Stanchi per la lunga ed intensa giornata dormiremo, tutti e quattro, come sassi. Al mattino sarà Himesh a darci la sveglia, bussando alla porta del nostro scompartimento, desideroso di dialogare ancora con noi. Alla fine del viaggio ci siamo completamente ricreduti. I treni, in India, non rappresentano un normale e semplice mezzo di trasporto, ma costituiscono un luogo privilegiato per conoscere alcuni aspetti dell’India più autentica. Per quanti amano viaggiare, il "Gorakhpur Express" che collega Bombay a Varanasi, recita e rappresenta ancora un irresistibile fascino.

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