Parque Nacional Los Glaciares


Inserito il: 11/12/2007 da Adriano Socchi
Email: adrimavi@alice.it
Sito web: http://www.viaggiatorionline.com/profile.asp?id=Adriano+Socchi
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Mentre da vicino fotografo il gigantesco blocco di ghiaccio alto una decina di metri e largo altrettanti mi chiedo se arriverà mai a depositarsi sulla costa opposta del lago, cui è diretto, come a volte succede quando gli iceberg sono tanto grandi. Man mano che ci avviciniamo ai fronti dei ghiacciai, vediamo continuamente témpanos, in gran parte piccoli. I fronti hanno i nomi di Spegazzini, Onelli e Upsala, il primo e l’ultimo veri e propri fiumi di ghiaccio che scendono nel lago dalle vallate della cordigliera. Il ghiacciaio Seco, il primo che avvistiamo, si distingue perché a dispetto degli altri non raggiunge l’acqua. Da lontano, lo Spegazzini assomiglia ad un enorme serpente bianco che scende sinuoso dalla montagna per immergersi nelle acque del lago. Durante l'escursione assistiamo allo spettacolare distacco di un pinnacolo dal ghiaccio. Il rumore è catastrofico, le conseguenze fortunatamente no, ma lo stesso l’imbarcazione oscillerà per qualche minuto.

Raggiungiamo il ghiacciaio Onelli con dopo una breve escursione di una ventina di minuti in mezzo ad un bosco di piante di lenga. Più del fronte del ghiacciaio, la laguna attira l’attenzione. La piccola laguna si sta sgelando. Davanti alla bahia Onelli, lontano da città e villaggi, isolato, seduto su una roccia, trascorro una buona ora consapevole dell’unicità della situazione. In questo luogo dove la vita sembra scorrere uguale come in tempi remoti mi godo questa selvaggia bellezza. C’è un grande silenzio. Sono attirato dal paesaggio che solo ora riesco ad assaporare pienamente nella sua grandiosità. Spazio e silenzio sono particolari, quasi irreali.

Infine giungiamo al ghiacciaio Upsala, un campo di ghiaccio galleggiante formato da tanti iceberg, piccoli e grandi. Quel che stiamo vedendo è di una grandiosità, d’una bellezza e magnificenza tale che la mia penna non è capace di descrivere. Mi sembra davvero di essere in chissà quale mare polare. Il catamarano sbatte continuamente contro piccoli ostacoli ghiacciati, con rumori più o meno assordanti che a volte incutono timore. Alcuni témpanos sembrano veleggiare sospinti dal vento e dalle correnti, altri sono completamente immobili. Tutti indistintamente hanno forme bizzarre e colori freddi. La massiccia presenza di témpanos ci impedisce di raggiungere il fronte del ghiacciaio Upsala, il maggiore dei ghiacciai periferici dello Hielo Patagonico, 60 km di lunghezza e 12 km di larghezza, mentre il fronte è di 4 km.

La bella giornata incomincia a rovinarsi, abbiamo così modo di apprezzare delle nuvole molto frequenti in Patagonia le cosiddette "Contessa dei venti" ossia una sovrapposizione di nubi lenticolari. Rientrati a Puerto Bandera, saliamo subito sull’auto per raggiungere, dopo 70 chilometri di strada sterrata, il più famoso e conosciuto dei ghiacciai della Patagonia, ossia il Perito Moreno che s’immerge nel brazo Rico del lago Argentino. La notorietà del Moreno si deve al fatto che è l’unico ghiacciaio in fase di avanzamento sulla terra e per l’altezza del suo fronte che raggiunge gli ottanta metri al di sopra dello specchio d’acqua del lago. Vi giungiamo all’imbrunire. Vista l'ora tarda e l'assenza di turisti, il ghiacciaio conserva intato l'intero e ntrinseco incanto della natura selvaggia. ll ghiacciaio brontola in continuazione, sembra vivo. L'effetto è dovuto ai continui crolli, interni ed esterni, alcuni spettacolari. I rumori si sposano perfettamente ai sogni, di speranze e di avventure, che trasemttono le guglie del ghiacciaio, solo all’apparenza aspre e desolate, ma armoniose se confrontate all’ambiente e al paesaggio che trasudano magie. In questo spazio primordiale, mi sento per la prima volta uno spirito davvero libero.

Risalito in macchina, sulla strada del ritorno mi vedo riflesso sul finestrino. Il volto è trascurato, la barba folta, gli occhi stanchi per la lunga giornata, ma luminosi per le bellezze naturali contemplate. Fisso l’alambrado, il recinto di fil di ferro presente dappertutto sui terreni patagonici e per una volta non vedo ciuffi gialli né pecore che s'affollano su miseri cespugli. Gli occhi sono ancora pieno del bianco accecante della lunga giornata trascorsa in mezzo ai ghiacci del "Parque Nacional los Glaciares": luogo dove lo spirito si nutre della grandezza del paesaggio, la libertà si fa ghiaccio immenso e il vento scuote l’anima...

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