Lupo... ululà


Inserito il: 15/11/2007 da Giorgio Lucchini
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Passa un povero. Mi parla. Io non ho che i soldi necessari in tasca (sempre consigliabile) e allora gli regalo metà del cocco che mi ero fatto rompere. Mi sembra che se ne sia andato non proprio scontento, ma forse mi sbaglio. Al cocco aggiungo una birra, poi cammino a piedi nudi e riesco anche a farmi un male bestia. Il tempo non migliora e allora lascio la spiaggia e comincio a girare per strade e stradine fino a vedere un curioso animale che assomiglia a una puzzola. Scoprirò poi che si chiama Zorro (“Ho visto Zorro . in Mexico" avrei detto a casa. "E il sergente Garcia?” sarebbe stata l'inevitabile controbattuta...). Quell'animale, mi avrebbe spiegato la guida, ha la particolarità che di solito, se si sente in pericolo, muore. I bimbi messicani, continua, si divertono a prenderlo per la coda e a fargli fare un paio di giri, e lui non reagisce. Sembra proprio morto poi, quando si sente al sicuro, resuscita e se la fila. Ma quando ha visto me, ed ero vicino, non è morto. Si vede che non rappresentavo un pericolo, e la cosa mi ha fatto piacere... Scopro anche che Zorro non vuol dire volpe, ma furbo, e che “Zorra” vuol dire un'altra cosa. Tutto questo lo sentivo e imparavo sul pullman diretto a Chichen-Itzà in mezzo ad un eterogeneo gruppo di turisti.

Non ricordo il nome della guida, un mexicano con due lauree, di sinistra, che ha parlato per qualche ora di molte cose del Mexico, anche insultandoci: forse l'abbiamo capito in pochi, ma non ci siamo offesi. Del resto, aveva ragione. Un improvviso temporale tropicale di una ventina di minuti ha cancellato tutti i disegni sulla sabbia con cui stava inutilmente tentando di spiegarci i misteri dei Maya, a volte infastidito da un cane azteco che vi passava sempre sopra, e ci siamo trovati in tre a fumare sigarette bagnate sotto l'acqua, a perorare la causa della continuazione della visita mentre la maggioranza votava per starsene al riparo nel pullman. Poi il mio amico lupo vede una vera rovina e finalmente imparo qualcosa sui Maya e sul gioco della Pelota. Quando alla guida gli si secca finalmente la gola, mi arrampico in cima al Tempio Superiore in compagnia di un paio di temerari. Giungiano in cima sotto il diluvio e in una trentina ripariamo sotto l'unico tetto, un buco di locale che ai tempi ospitava i riti dei sacerdoti eletti. Chissà quante cose erano successe lì dentro... Scendere non è stato rassicurante, ma è bastata un po' di attenzione sui gradini scivolosi, e non farsi impressionare dalla - notevole e vertiginosa - vista dall' alto. Più semplice dirlo che farlo. Al ritorno, ci fermiamo ad un cenote, un pozzo in cui c'è acqua, ma molto profondo, con qualche iguana ammaestrata per i turisti.

Pranzo in una cosa molto simile ad un Autogrill dove finalmente vedo una Olandese Creola da “Spetteno”, che in Veronese vorrebbe dire da “Spetteno” e, dopo avere scoperto una birra scura che fanno nello Yucatan, la Leon Negra, che andrebbe bevuta michelada, cioè con aggiunta di peperoncino, ma che anche bevuta normale è assai meglio di “Sol” o “Corona”, quando torniamo è ormai scuro. Dopo la doccia, non resta che inventare qualcosa per la serata. Per l'aperitivo bisogna cacciarsi in mezzo alla bolgia, così preferisco cercarmi subito un posto dove mangiare. Ne avevo adocchiato uno che sembrava l' ideale, di fronte al mercato della frutta, dove avrei pure potuto trovare i peperoncini da portare a casa, frequentato da persone del posto. Stavano tutti quardando la partita. E' stata una scelta ottima e ve lo consiglio a meno che non siate di quelli che si formalizzano sul servizio o su altre sciocchezze che da noi sono nascoste alla vista. Io facevo il mio mestiere, turista, osservatore curioso, e intanto adoravo quel pezzo di maiale infilato sopra il fuoco, che uno tagliava a pezzi con un coltellaccio col fare di uno che lo fa da una vita. Insieme a lui ho espresso commenti sulle poche ragazze che passavano: anche senza parlare la stessa lingua, ci capivamo al volo. Su certi argomenti, tutto il mondo è paese.

Rientro in hotel sperando in qualche intervento divino che mi prolunghi la serata, ma non accade nulla finché non è già notte e io dormo alla grossa. Mi affaccio alla finestra del bagno ed assisto ad un incendio e ai “Bomberos” che, sprezzanti del pericolo e facendo un casino della madonna, riescono a domarlo. Alle 6,45, giunge puntuale al sveglia di "Fischietto". Chè è "Fischietto"? E' una cosa che vola e ha una voce possente. Potrebbe essere una Rondine di mare (se esistono), ma la realtà è che funge da sveglia. Ho tentato di fotografarlo nascondendomi sotto l'asciugamano, facendo sbellicare dalle risate le varie Maria, Lucia, Maria Gorda, Luisa ecc. ecc. che facevano le pulizie nell'albergo in cui stavo (una cosa pazzesca: cominciavano a pulire alle 8 del mattino e alle 18 erano ancora lì, alla faccia dei messicani fannulloni), ma non ci sono riuscito.

Ero anche in ferie, e qualche giorno di spiaggia non mi dispiaceva. Ho scoperto che da una parte c' era "Rimini" e dall'altra "Riccione", ma io andavo in un posto senza nome, dove non c' erano animatori ed era frequentato solo da Mexicani. Ho assistito a partite di calcio, alle performances con i tamburi di un percussionista leggermente monotono e ogni tanto ricevevo la visita di una “Mayetta”, che non era un capo di abbigliamento, ma un bimba che vendeva cose sulla spiaggia. Aveva un sorriso disarmante, una vocina gentile e due occhietti che mi ricordavano qualcuno. E' riuscita a vendermi una famigliola di tartarughine fatte con le conchiglie e il collo che si muove, un paio di borsettine e un braccialetto che ancora porto. Ogni tanto capitava qualche ragazza meritevole di attenzioni, ma quando decidevo di farmi avanti spariva, o arrivava il fidanzato.

Devo brevettare qualche marchingegno che permetta ai single di spalmarsi per bene la crema sulla schiena perchè inevitabilmnete rimane sempre qualche punto che poi si ustiona. Chiedere questo tipo di collaborazione non è semplice... Comunque, curando le ustioni e cercando di non fare troppo la vita di spiaggia, sopravvivo e mi avanza il tempo per andare alla scoperta di cose nuove, come ad esempio un CD di musica messicana per l'amico che me l'ha chiesta. In un centro commerciale, reparto dischi, tentano di vendermi tutto il repertorio ballabile che potevo tranquillamente trovare a casa, tipo una collezione del meglio dei Mariachi, di Laura Pausini e Eros Ramazzotti, e dopo una mezz'ora mi faccio dare l' ultima uscita di un tipo col sombrero bianco senza neanche ascoltarlo. E' appena arrivato e non riescono a trovare il prezzo. Mentre aspetto arriva anche l'uomo della sicurezza. Lo guardo mentre accarezza il manganello e trattengo le risate. Alla fine, dopo aver pagato un prezzo stratosferico, riesco a uscire e finalmente a ridere.

Le risate che non mi venivano sempre, non per esempio quando passavo vicino a una zona dove stavano costruendo qualcosa e vedevo il mucchio di gente che arrivava per cercare lavoro e poi, attorniati da noi turisti, vederli farsi un mazzo così per rendere più bella e accogliente la strada. E il sole picchiava duro anche a Playa del Carmen.     continua "Lupo... ululà"

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