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Giappone. Un'istantanea dal Sol Levante


Inserito il: 09/11/2007 da Felice de Paoli
Email: staff@viaggiatorionline.com
Sito web: http://digilander.libero.it/felice
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Aeroporto Narita. Finalmente riusciamo a farci capire da un facchino. Unendole per le maniglie tramite una cinghia, egli si carica sulle spalle tutte le nostre pesanti valige - contenenti il campionario - e salendo e scendendo grandi scale ci precede e accompagna alla stazione dello Shinkansen, il treno che porta a 200 km/h da Tokyo ad Osaka, borbottando incomprensibili maledizioni dovute all'eccessivo carico. In un paio d'ore siamo al New Otani di Osaka dove finalmente riusciamo a stenderci su un letto, dopo quasi due giorni di viaggio. Siamo qui per vendere tessuto in seta stampato per cravatte. E' il mio primo viaggio fuori dall'Europa e mi sento a disagio. Non capisco una parola ma soprattutto non riesco a leggere. Per fortuna Roberto, il mio giovane socio, è già venuto in Giappone molte volte e ha una notevole esperienza. La sera, troppo stanchi per uscire, andiamo al ristorante dell'ultimo piano del New Otani. Mangiamo ottime costine di agnello, però il conto è talmente salato che mi si blocca completamente la digestione.

Il giorno seguente, sperando di rifarci visitiamo il primo cliente: la famigerata ditta Matsuda & C. Veniamo accolti molto cortesemente dalle impiegate che, sebbene sia gennaio, dopo averci tolto le scarpe ci fanno sedere per terra su una stuoia in un locale senza riscaldamento. La tortura sembra interminabile ma in verità, dopo pochi minuti arriva il dr. Matsuda che, a dispetto della pessima fama, ha pietà di noi. Compaiono il tè verde, amaro ma caldo, e poi una stufetta elettrica. Più rinfrancati, apriamo le valigie e mostriamo il campionario autunno/inverno, frutto di vari mesi di lavoro. Centinaia di pezzetti di tessuto di seta lunghi 30 centimetri e larghi 20, stampati con disegni differenti, raggruppati per soggetto e per varianti di colore dello stesso disegno, passano uno dopo l'altro per le mani di Matsuda. La fatica viene ricompensata da un discreto ordine. Il paese pare così estraneo, sebbene non sia ostile, che sorge spontaneo il desiderio di incontrare qualcuno che parli la nostra lingua, così il mio socio, che conosce una italiano sposato con una ragazza giapponese, organizza una cena in loro compagnia. Sebbene il tenore di vita della coppia sia evidentemente molto alto ci confessano di non avere figli perché il loro appartamento, in centro a Tokyo, è di soli venti metri quadri e non lo permette. Non afferrando il problema suggerisco di comperare una casa più grande. Un sorriso, ma soprattutto un breve aggiornamento sui prezzi, mi fanno prontamente intendere il senso della precedente affermazione.

Altri appuntamenti, rifiuti alternati con gli ordini interessanti, e purtroppo rimane poco tempo libero per i divertimenti o per le gite turistiche, tuttavia Akira, un amico giapponese che ha studiato in Italia ed è pertanto un perfetto bilingue, una domenica ci accompagna a visitare un santuario a Kyoto. E' interamente costruito in legno.     continua "Giappone. Un'istantanea dal Sol Levante"

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