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Belgio. Autunno. The Minnewater


Inserito il: 07/11/2007 da Miriam Bendìa
Email: mry.miriam@libero.it
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Ciascuno di noi ha conservato, in un vecchio cassetto, almeno uno dei libri di favole che gli adulti ci leggevano quando eravamo bambini. Abbiamo lasciato che nostra madre gettasse via tutti gli altri, ma uno, il nostro preferito, lo abbiamo nascosto per non farglielo trovare. Andiamo ad aprire il cassetto, soffiamo via la polvere che avrà ormai ricoperto il nostro amico e proviamo a sfogliarne di nuovo le pagine consumate. Quanto potere esercitano ancora su di noi le parole, i colori e i sogni in esso contenuti?

Sicuramente più di quello che siamo disposti ad ammettere.

Immagina una piccola cittadina che sembra proprio uscita dalle pagine di un libro di favole. Le case dal tetto spiovente pare siano state dipinte dalla mano fantasiosa di un bambino: rosso, celeste, rosa, arancione. Nessun adulto credo oserebbe accostare tanto audacemente i diversi colori, eppure qui essi formano nell’insieme una invidiabile armonia. E’ quasi come passeggiare in mezzo a casette di marzapane, su strade lastricate di antichi e solidi mattoni di pietra. Per fortuna non è un mare di indistruttibile cemento quello che costeggia i canali, così l’unico rumore che senti sui vialetti è il musicale trotto dei cavalli al tiro delle carrozze d’epoca. Gli zoccoli degli animali scoppiettano sui sampietrini con un ritmo dolce, non affrettato, che ti invita a soffermarti, ora, su quello che stai facendo e a vivere il momento di adesso senza la furia di correre verso il prossimo.

Del resto qui il tempo sembra scorrere più lento, è come essere catapultati su un’isola di pace, posta fuori dal mondo moderno. Se ti fermi troppo a lungo per riposare il tuo spirito in questa oasi probabilmente non riuscirai più a trovare la forza di andar via. Ma anche se ti ci soffermi solo per una breve sosta dopo ti mancherà ferocemente la musica che solo qui puoi ascoltare!

Il dolce rumore dell’acqua che scorre, instancabile, attraverso il labirinto dei canali, la linfa vitale della città. Il soffio leggero del vento che gioca con le foglie, abbellite dal vestito purpureo e dorato che l’Autunno ha lasciato loro in dono. Le grida gioiose dei bimbi che si rincorrono nei piccoli parchi, sparsi praticamente ovunque. La vivacità della luce che, inquieta, scivola sui tetti colorati, attraversa la rete delle piante e si tuffa infine nei freddi canali creando, a secondo dei suoi umori, fantasiosi riflessi dalle infinite sfaccettature. L’ampiezza quasi assordante che all’improvviso, girato un angolo, si apre davanti ai tuoi occhi quando, dopo la foresta di colori e suoni, ti trovi di fronte ad una delle alte piazze! E ti mancheranno le persone che hai incontrato qui, loro che conoscono questa musica e la creano. Candidi corpi di giovani Principesse, imprigionate in sfuggenti cigni bianchi.

La città ha mille occhi, celati in antichi lampioni: di giorno, addormentati, ci ignorano, ma giungerà l’oscurità a destarli e allora dove andremo a nascondere le nostre pavide emozioni? Gli uccelli rapidi attraversano l’azzurro tra le nuvole: lasciano misteriosi segni per me incomprensibili. I miei occhi inquieti percorrono il cielo, in cerca di soffici lettere da usare per comporre nuove parole. Nello stesso istante forse i tuoi occhi esplorano il medesimo cielo: non credo che si accorgeranno della azzurra lettera che ho dipinto per te.

L’ultima cosa che voglio fare è sprecare il mio tempo a pensare a te. Sono partita soprattutto per questo, volevo seminare l’ostinata malinconia. Non ho fatto che camminare e correre tutto il giorno, in cerca di nuove sorprese nelle vie dell’incantata Bruges. Ormai il tempo a mia disposizione è quasi scaduto. E’ calata la sera, purtroppo, ed anche le mie risorse sono pressochè esaurite. Mi affaccio esausta sull’ennesimo canale. Una statua posta sull’altra sponda attira la mia attenzione: rappresenta una persona distesa supina. Non riesco a distinguerne il volto, è troppo lontana. Mi domando cosa rappresenti. Ho notato che qui ogni statua incontrata nascondeva una qualche leggenda o antica tradizione. Quindi, per forza, anche questa potrebbe raccontarmi un’affascinante storia.

Il respiro sembra quasi solidificarsi, uscendo dalla mia bocca, non mi ero accorta che facesse così freddo. L’aria intorno a me è stranamente immobile. Mi guardo alle spalle con un po’ d’ansia e mi accorgo di essere rimasta sola. La via lungo il canale è deserta, eppure sono appena le otto di sera! Intorno a me sembra che ogni elemento del paesaggio sia come imprigionato in un singolo movimento.     continua "Belgio. Autunno. The Minnewater"

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