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L'artico d'inverno: Kangerlussuaq e la magia dell'aurora boreale


Inserito il: 06/11/2007 da Adriano Socchi
Email: adrimavi@alice.it
Sito web: http://www.adrimavi.com
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Il “ghiacciao Russel”, vera e propria reliquia dell’era glaciale, si raggiunge dopo circa 25km, avanzando verso l’interno, su piste immacolate di neve e ghiaccio, grazie a mezzi speciali adatti a questo genere di percorso. Si tratta di Iveco Turbostar (come quelli utilizzati dalle spedizioni di Overland) a quattro ruote motrici e pneumatici montati con catene.

Nevica quando partiamo, ciò nonostante i raggi del sole ogni tanto si insinuano tra le nubi, rischiarando il paesaggio. Il passaggio più delicato del tragitto è il superamento di un lago ghiacciato che l’autista affronta a velocità molto moderata, un’ultima impervia salita e si è infine di fronte alla falesia laterale del ghiacciaio. Fa’ molto freddo, siamo vestiti come sul Monte Rosa pur essendo a livello del mare, troviamo momentaneo rifugio in due igloo costruiti da alcuni cacciatori. Qui la nostra guida, Jesper, approfitta per spiegarci come la neve una volta fosse l’unico materiale di costruzione a disposizione degli inuit, in particolare durante la caccia sul pack. L’ice-stock, lo strumento utilizzato per farli, è un bastone con una punta adatta a rompere e lavorare il ghiaccio. Molte sono le tradizioni scomparse, ammette malinconicamente, solo una ancora resiste ed è la caccia. Dopo i mesi bui invernali, la caccia primaverile è un evento liberatorio. La cattura della balena, in particolare, continua ad essere ben radicata e finisce sempre con una grande festa. A tutta la comunità ne è riservato un pezzo. Della balena non si butta niente oltre alla carne per mangiare (i cui scarti vanno a saziare i cani), il grasso viene bruciato per produrre luce, i fanoni e la pelle utilizzati per fabbricare piatti, utensili, vestiario e giocattoli, i tendini usati per cucire. Gli inuit (eschimesi della Groenlandia), gli abitanti della terra che vivono più a nord, cacciano civilmente, ammazzano per sopravvivere, non come purtroppo gli viene tante volte rimproverato dalle associazioni animaliste. Bastoni e uccisioni scriteriate non fanno parte della loro cultura. In Groenlandia non si spara alle femmine e ai piccoli. È un etica ben fondata.

Si riparte e inizia la breve camminata sul ghiacciaio già di per sé non facile è resa ancor più difficile da un sottile strato di neve fresca che copre la superficie ghiacciata. Scivolate e capitomboli si susseguono pur calzando tecnici scarponi con tanto di suola in vibram. Per fortuna si è su un terreno completamente piatto. Spazzata via con una mano la neve che ricopre il ghiacciaio ci si rende conto di come si sia proprio sul manto di ghiaccio, stiamo calpestando la calotta glaciale (il ghiaccio senza la terra sotto come spiega Jesper). Lo spazio assume contorni indefiniti, davanti a noi il regno del gelo e della desolazione, se proseguissimo toccheremo luoghi incontaminati e davvero isolati. Se ci s’incanta a guardare l’orizzonte il paesaggio sembra sparire in un turbine bianco.

Sembra impossibile che questa terra di ghiaccio tanto lontana dal mondo industrializzato sia seriamente minacciata dall’effetto serra e si stia sciogliendo. Oggi i ghiacciai si stanno davvero ritirando a seguito del progressivo aumento della temperatura terrestre e i primi ad accorgersene sono proprio gli inuit. Questo incredibile scenario di cristallo che è l’artico comincia a denunciare segni di disgregazione che preoccupano gli scienziati di tutto il mondo. Le cause sono conosciute, l’allarme è stato dato, ma si fa’ qualcosa?

Sensibilizzate i vostri amici quando tornate nel vostro paese – ci chiede Jesper – e ricordate loro che “La più grande riserva di acqua dolce del pianeta si sta’ via via esaurendo”.     continua "L'artico d'inverno: Kangerlussuaq e la magia dell'aurora boreale"

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