Spagna. La terra dei girasoli


Inserito il: 05/11/2007 da Laura Barile
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A volte un viaggio non è solo una meta da raggiungere o un punto di arrivo, ma è proprio il percorso, la strada, i paesaggi che cambiano e le frontiere da superare. Per noi la vacanza in Andalusia è racchiusa nel lungo tragitto in macchina attraverso la Francia e la Spagna, con destinazione finale Lisbona e l’Algarve. Ci sono voluti due giorni per arrivare a Granada, ma nessuna ora è andata sprecata. Fin dall’inizio è stato interessante osservare i massicci profili alpini che cedevano lentamente il posto alle colline provenzali, poi alla brulla pianura della Linguadoca punteggiata di ricciuti e pallidi cespugli e infine al paesaggio spagnolo dominato dal rosso mattone della terra e dal verde salvia degli alberi. Poche, anzi pochissime, le case visibili dall’autostrada: solo qualche chiesa o qualche isolata costruzione dall’aspetto vagamente moresco. L’unica vera delusione della prima giornata di viaggio sono stati i Pirenei: non so esattamente perché, ma mi aspettavo di valicare delle montagne simili alle Alpi e non alture che, almeno in quel tratto, non erano molto diverse dalle colline.

La notte l’abbiamo trascorsa in una pensioncina sul mare in un paesino sulla costa poco oltre Barcellona, in un’atmosfera affatto spagnola. Sia l’albergo che l’intera località balneare assomigliavano paurosamente a quanto esiste nelle nostre riviere: famiglie coi bambini sul lungomare, luna-park e bancarelle, via vai di macchine e biciclette e l’aria fresca e salmastra che si appiccicava ai capelli.

Al mattino siamo ripartiti di buon’ora alla volta di Granada, prima tappa della nostra vacanza. Oltre al ragazzo che guidava, sono sttaa la sola a non essersi mai appisolata. Ero molto colpita dal paesaggio che si faceva sempre più desertico man mano che ci addentravamo nell’autentica Spagna: chilometri e chilometri a perdita d’occhio di campi gialli color del fieno sui quali risaltavano qua e là piccoli cespugli miracolosamente verdi sotto un incredibile cielo terso, un lembo di savana sul suolo europeo. Una volta arrivati a Granada, nel tardo pomeriggio, giunti in un campeggio in collina, in mezzo agli oliveti ho avuto il primo contatto con l’Andalusia. La sensazione che ho provato scendendo dall’auto è stata quella di entrare in un forno o in un ambiente riscaldato da un potente phon. Solo io, tra tutti, sembravo apprezzare il piacere intenso e profondo di sentir bruciare quarantacinque gradi secchi sulla pelle. Indimenticabile e meraviglioso!

In quel luogo tutto era caldo: i colori degli ulivi, il vento e perfino l’acqua della piscina nella quale ci siamo precipitati non appena montata la tenda. E' stato il primo momento davvero rilassante della vacanza: immersa nell’acqua, ho dimenticato per un po’ la stanchezza del viaggio e l’autostrada che per due giorni mi era passata davanti ai miei occhi.

Granada è stata un’autentica rivelazione! Pur avendo un’identità marcata e assolutamente non cosmopolita, la città racchiude molte anime. E’ intimamente spagnola, ma soprattutto andalusa, ma ha saputo accogliere e integrare nei secoli l’architettura e il folcklore di altre etnie. E' facilmente riconoscibile un’impronta mediorientale nelle stradine che attorniano l’imponente cattedrale, vicoli straripanti di botteghe variopinte e di decorazioni mudejar sui muri. Si possono rivivere atmosfere gitane sulla collina del Sacromonte dove ogni notte è animata da ballerine improvvisate che agitano e sollevano ad arte i loro voluminose gonne zingareschi nelle piccole caverne bianche ricavate nella parete rocciosa della collina. Lì, davanti all’Alhambra illuminata, abbiamo trascorso una piacevole serata a bere sangria osservando i chiassosi caroselli delle danze gitane.

Nel pomeriggio ci siamo immersi nelle speziate suggestioni del quartiere magrebino: un’altura di casette tutte bianchissime da cui si sprigionava un penetrante aroma di the e di incenso, dove la gente offre "fumo" alla luce del sole e si può trovare riparo dal caldo nelle numerose sale da the, bassi tavolini in piccole stanze un po’ buie, arredate di tappeti rossastri, cuscini, dipinti e specchi il tutto tra piastrelle e archi arabescati. Poi c’è la Granada più europea, quella delle case un po’ barocche e i ristoranti coi menù turistici, quella delle cartoline, delle tapas e dei boleri, per finire con l’Alhambra, i suoi capolavori, palazzi, giardini coi giochi d’acqua e nicchie di fiori in cui gli Emiri usavano appartarsi. E’ un posto che evoca i fasti del passato senza lasciare nel visitatore la malinconia e la tristezza che si provano a volte nei grandi castelli vuoti delle corti d’Europa, insomma un luogo solare che sa ancora trasmettere la vitalità e la gioia di vivere. Questa è Granada come l’ho vissuta io: un insieme di voci diverse che cantano all’unisono una melodia struggente e indimenticabile.

L’Andalusia è una regione molto caratteristica anche al di fuori delle sue famose città, collegate da stradine sbiadite dal sole che si susseguono tra le colline color pastello tagliando in due campagne di vigneti e di girasoli appassiti. Percorrendo una di queste strade si approda a Cordoba. La ricorderò come la città più calda di tutta l’Andalusia, forse perché l’ho vista a mezzogiorno, forse perché il suo centro storico si presenta tutto di un color giallo senape uniforme, o forse solo perché il termometro segnava 46° sulle strade! Anche il famoso ponte romano sul Guadalquivir, attraversato a piedi, sembrava una lunghissima piastra rovente che il fiume sottostante - che lentissimo e melmoso sembrava incresparsi svogliatamente contro i numerosi isolotti - non rinfrescava minimamente.     continua "Spagna. La terra dei girasoli"

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